Adrenalina: la promessa fatta da Markus Blum alla figlia tredicenne diventa una spedizione estrema lungo poco meno di 600 chilometri di ghiaccio groenlandese
Storia di una promessa mantenuta. Se da piccoli, a spingerci verso le braccia di Morfeo sono le fiabe della buona notte che ci vengono raccontate dai genitori, quando si è già un po’ più grandicelli a cullarci prima di addormentarci sono altri racconti, magari più avventurosi. Come quello di papà Markus – svizzero originario di Davos – che, di ritorno dalla sua spedizione in Groenlandia, racconta la sua avventura all’estremo nord alla figlioletta Amira, allora tredicenne. La ragazza ne subisce l’incanto tanto che, prima di prendere sonno, gli occhi luccicanti, strappa una promessa al padre: «Se mai ci tornerai, in Groenlandia, devi portarmi con te».
Detto e fatto: Markus è stato di parola, e tre anni più tardi, la scorsa primavera, i due si sono lanciati assieme nella straordinaria avventura, portando a termine la traversata artica in 26 giorni. Cosa che fa della sedicenne Amira Blum la più giovane europea a completare l’attraversamento della Groenlandia a piedi nonché la più giovane in assoluto ad averla realizzata in coppia. Solo l’australiana Jade Hameister è stata più precoce di lei, ma ad accompagnarla nella sua avventura, completata il giorno del suo sedicesimo compleanno, c’era un team di altre cinque persone, una guida e dei cameraman professionisti. Loro, Markus e Amira, invece, l’hanno fatto a piedi e con gli sci, trascinando loro stessi il materiale necessario, caricato a bordo di tre slitte. E a un anno da quell’avventura ora ce la raccontano sognando la prossima.
All’undicesimo giorno, Amira e Markus oltrepassano la stazione americana Dye2, ormai inghiottita dal ghiaccio
«Il fatto di esserci già stato una volta ha agevolato un po’ la spedizione» spiega il papà Markus. «La prima volta è stata tutta una scoperta. Ci sono stato con un mio collega, e assieme abbiamo viaggiato quasi verso l’ignoto: non sapevamo esattamente cosa aspettarci. Per questo mi sono preparato facendo tesoro dei consigli di Thomas Ulrich, tra le più esperte guide artiche al mondo nonché mio grande amico».
I momenti delicati, tuttavia, non sono mancati in questa «replica» con Amira. «Un primo momento impegnativo lo abbiamo vissuto già alla partenza. Dovevamo prima di tutto risalire il ghiacciaio per raggiungere l’altopiano, dove l’orizzonte si apre, attraversando però anche torrenti d’acqua formati dall’acqua scongelata. È una sorta di labirinto, in forte pendenza, che devi oltretutto affrontare con slitte che, essendo all’inizio del viaggio, sono ancora belle pesanti… Per questo i primi passi procedono molto lentamente. Al punto che dopo due giorni hai magari percorso solo 20 km, quando per completare la traversata ne sono necessari poco meno di 600! Non è facile: in simili spedizioni l’aspetto mentale non va sottovalutato, anche perché capitano giornate in cui ti trovi di fronte unicamente una vasta distesa bianca, senza punti di riferimento, in cui tu cerci di progredire, con una media di una decina di ore al giorno. E se il tempo è brutto è ancora peggio, perché fatichi pure a vedere in distanza».

(Markus Blum)
Un bianco gelido che sembra inghiottirsi tutto: all’undicesimo giorno (dopo 190 km), i due hanno raggiunto la stazione americana Dye2, che un tempo fungeva da postazione di allerta avanzata. «Abbandonata negli anni Ottanta, la stazione sta lentamente sprofondando nel ghiaccio, ma è ancora perfettamente conservata».
Oltrepassati tecnofossili e ostacoli, arrivano fino alla meta: «Quando abbiamo raggiunto la costa orientale, abbiamo dovuto scendere e attraversare il ghiaccio marino per raggiungere il mare aperto. All’inizio c’erano dei blocchi di ghiaccio, quindi, passando da una placca all’altra, abbiamo dovuto cercare quelli più sicuri per poterci passare con slitte e sci».
Ed è in fondo questo il paesaggio più suggestivo dei viaggi nel freddo estremo che continua ad attrarre Markus Blum: «L’Artico ha un fascino tutto particolare, come un immenso deserto bianco. E poi c’è il suo clima rigido, un ambiente ostile all’essere umano, in cui non potrebbe sopravvivere per molto tempo. Là fuori non c’è niente, salvo un’enorme distesa arida. Mi piace questo contrasto con la nostra vita di tutti i giorni, dove si è sovrastimolati».
Quella compiuta con Amira non è stata un’avventura padre-figlia, ma una spedizione portata a termine da un team composto da due persone dello stesso livello. Malgrado la sua giovane età, Amira fin da subito ha infatti saputo rivelarsi un membro della spedizione a pieno titolo. «Amira ha dimostrato di sapere il fatto suo in tutti i campi, mostrandosi a suo agio su una superficie a volte anche impegnativa, attraversando crepacci o torrenti d’acqua gelida, dando una mano a montare la tenda per la notte, a preparare i pasti e a pianificare gli spostamenti e anche a prendere saltuariamente la testa della spedizione».
Iniziata il 18 maggio a Kangerlussuaq, sulla costa occidentale, la traversata della Groenlandia a piedi (e dove possibile con gli sci), di Markus e Amira Blum, con una sola slitta al seguito, si è conclusa il 12 giugno a Isotorq, un isolotto sulla costa orientale, raggiungibile attraverso il ghiaccio del fiordo, per complessivi 558 km. Poco dopo la boa di metà traversata (attorno al km 320), padre e figlia hanno raggiunto il «tetto» della spedizione, a quota 2500 metri.
E adesso? Markus Blum non ha intenzione di fermarsi: «Mi stuzzica l’idea di compiere la traversata passando però per un’altra via, inedita. Cullo però anche il sogno di una spedizione al Polo Nord o al Polo Sud… Insomma, di progetti per il futuro ce ne sono diversi, e tutti molto stimolanti. Uno alla volta, cercherò di realizzarli».
C’è dell’altro: «Oltre ad Amira, ho anche un’altra figlia, di tre anni più giovane. E come la sorella maggiore, anche lei a tredici anni mi ha fatto promettere di portarla con me in uno dei miei prossimi viaggi!». Mantenuta una promessa, anche la seconda andrà onorata: «Ancora non so quale sarà la destinazione del viaggio che faremo assieme, ma lo faremo. Nel futuro più prossimo, a ogni buon conto, c’è però ancora la traversata classica della Groenlandia, che la prossima primavera farò ma con un gruppo che si sta formando a poco a poco e per il quale ci sono ancora posti disponibili… Partiremo a maggio!».
