Palantir, lo strapotere che inquieta

by azione azione
25 Marzo 2026

Mentre uno dei fondatori del gigante americano dei dati interviene a Roma, in Europa crescono i dubbi sulle sue tecnologie

I Palantir – ne Il Signore degli anelli – sono «pietre veggenti» che permettono di comunicare a distanza e di vedere luoghi lontani, oltre a mostrare eventi del presente e del passato. Si tratta di antichi manufatti elfici che – se finiscono nelle mani sbagliate, come quelle di Sauron – diventano strumenti estremamente pericolosi. Stessa cosa di può dire per Palantir Technologies, solo che nella realtà è molto più difficile capire quali siano le mani giuste…

Palantir Technologies, per chi non lo sapesse, è un gigante dell’analisi dei dati e dell’intelligenza artificiale, specializzato nello sviluppo di software ad alta complessità. Collabora con l’esercito americano e con varie agenzie governative, tra cui l’ICE (quella che gestisce controlli sull’immigrazione e deportazioni, al centro delle cronache recenti per uccisioni, violenze e abusi in operazioni sul campo), ma anche con Governi, forze armate e aziende di altri Paesi, tra i quali Regno Unito, Israele e Germania. Serve – e ha servito – molti settori: dalla farmaceutica (Pfizer, Merck ecc.) alla finanza (Credit Suisse, UBS), passando per le big tech, l’energia, il retail e potremmo continuare.

Come ha detto al «New York Times» Shyam Sankar, direttore tecnologico dell’azienda, Palantir nasce per «dare un senso» ai dati esistenti. Persone e organizzazioni lasciano infatti continuamente tracce e informazioni sul proprio operato, ma senza strumenti come quelli sviluppati dalla società americana questi flussi rimarrebbero dispersi e difficili da interpretare. È su questa capacità di trasformare il caos informativo in azione che Palantir costruisce la sua ambizione: sviluppare strumenti così avanzati da consentire di «vincere le battaglie prima che comincino».

L’azienda «si è definita patriottica fin dal principio», osserva Cecilia Sala nel podcast Stories di Chora Media («Che cosa pensa Palantir?»). È stata creata nel 2003, nel clima successivo agli attentati dell’11 settembre 2001, con l’obiettivo di aiutare l’America a scovare i terroristi, oltre naturalmente a quello di generare enormi profitti.

Il co-fondatore e l’Anticristo

Uno dei suoi fondatori, Peter Thiel, era in Italia settimana scorsa. Fonti giornalistiche raccontano che ha tenuto a Roma delle conferenze – a porte chiuse e riservate – in cui si sarebbe parlato del tema dell’Anticristo inteso, nella lettura degli organizzatori, come l’insieme delle forze culturali e politiche che ostacolano il progresso e la tecnologia. Thiel è un imprenditore-investitore americano (e tedesco di nascita), tra le figure più influenti e controverse della Silicon Valley. È noto soprattutto per aver cofondato PayPal alla fine degli anni Novanta ed essere stato il primo grande investitore di Facebook. Oggi è alla guida di Founders Fund, fondo che sostiene aziende come Stripe e SpaceX. Thiel abbraccia le visioni dell’area conservatrice statunitense; è un convinto sostenitore di Trump e Vance, di cui è stato uno dei principali finanziatori: un vero e proprio guru della «tecnodestra» insomma. Nel suo personale «scontro di civiltà», manco a dirlo, la sua bussola geopolitica punta sempre nella stessa direzione: la difesa dell’Occidente.

Tornando a Palantir, si tratta dunque di uno strumento potentissimo e molto redditizio. Quotata in borsa dal 2020, l’azienda registra utili miliardari ed è considerata uno dei principali fornitori al mondo di intelligence predittiva, usata anche per l’elaborazione di scenari energetici, sanitari e infrastrutturali. Ma non pochi osservatori ne sottolineano la criticità: cosa succede quando un potere del genere finisce nelle mani sbagliate (J. R. R. Tolkien insegna)? Intanto qualcuno l’ha ribattezzata il «Grande Fratello americano»…

Una piccola realtà svizzera contro il colosso

E la Svizzera in tutto questo? Si oppone, a quanto pare. Secondo un’indagine del portale giornalistico-investigativo zurighese «Republik», citata tra gli altri anche dal «Financial Times», le autorità elvetiche hanno ripetutamente opposto resistenza all’adozione delle tecnologie del colosso statunitense, soprattutto per timori legati alla sovranità e alla gestione dei dati sensibili. Dopo l’uscita dell’inchiesta, nel dicembre 2025, Palantir ha accusato «Republik» di aver travisato un rapporto dell’Esercito svizzero e ha chiesto la pubblicazione di una replica. Di fronte al rifiuto del media online, a fine gennaio 2026 ha avviato un’azione legale, ora al vaglio del Tribunale commerciale di Zurigo.

Anche in altri Paesi europei crescono lo scetticismo e i dibattiti sui rischi legati a Palantir – soprattutto in Germania, dove vari Stati federali hanno frenato in materia. L’Italia, al contrario, continua a mostrarsi tra le realtà più disponibili alla collaborazione con il gigante americano.