Frammenti di vita di Oscar Wilde nella scorrevole narrazione di Vitiello e Cascione: operazione interessante, anche se non restituisce davvero la complessità dello scrittore irlandese
«La vera tragedia, per me, sta nel fatto che tutto il mio genio l’ho messo nella mia vita, mentre nella mia opera ho messo solo il talento».
Questa frase, pronunciata da Oscar Wilde nel pieno della sua tumultuosa esistenza, costituisce forse il modo più appropriato e arguto di descrivere l’incredibile parabola personale e artistica di colui che resta tuttora uno degli scrittori più noti e amati al mondo. Soprattutto, ciò che colpisce nell’avvicinarsi alla figura di Wilde, acutissimo quanto caustico critico e commentatore della società britannica di fine Ottocento, è proprio il fatto che il narratore e drammaturgo irlandese rappresenta uno degli esempi più fulgidi di come una figura letteraria possa trasformarsi, con il passare degli anni, in vera e propria icona della cultura popolare – qualcuno le cui battaglie private e sfortunata storia personale hanno finito per diventare perfino più importanti dell’opera letteraria.
Del resto, non c’è da stupirsene: la condanna a due anni di lavori forzati per omosessualità , che l’avrebbe portato a cadere in disgrazia agli occhi dell’opinione pubblica per poi condurlo a una morte prematura in esilio, hanno fatto di Wilde un simbolo dell’anticonformismo nella sua accezione più sana e orgogliosa – nonché, secondo molti, il primo martire dell’emancipazione omosessuale, a tutt’oggi ispiratore di molte figure del mondo culturale.
Per tutti questi motivi, poteva quindi apparire quantomeno anacronistico il fatto che l’editoria di lingua italiana, ormai sempre più aperta al mercato di nicchia delle graphic novel di stampo biografico, non avesse ancora dedicato un volume alla vita del grande scrittore; una mancanza a cui hanno posto rimedio due giovani, ma già affermati fumettisti – Tommaso Vitiello, sceneggiatore (già autore del webcomic I Gallagher, 2019, e del fumetto biografico di Sarò quello che sono. Rodolfo Valentino da Castellaneta al mito, 2017, struggente opera dedicata a Rodolfo Valentino) e Licia Cascione, disegnatrice impostasi all’attenzione del pubblico nel 2023 con il suggestivo Fantasmi di famiglia.
Insieme firmano per BeccoGiallo L’importanza di chiamarsi Oscar Wilde, attento e coinvolgente racconto della tragica quanto breve esistenza di un uomo che ha influenzato, e continua a influenzare, la letteratura mondiale, e non solo.
Uno status di cui gli autori si mostrano ben consapevoli, dato che, dal punto di vista dello sguardo narrativo, la graphic novel compie una scelta interessante e anticonvenzionale; perché se l’intenzione sembra essere quella di raccontare per sommi capi la pienissima vita di Wilde nell’unico modo possibile – ovvero, tramite una serie di «istantanee» di momenti a modo loro simbolici o significativi – allo stesso tempo la selezione risulta personale e fuori dagli schemi, permettendo così a chi legge di sperimentare lati della storia di Oscar spesso sottovalutati o dimenticati, i quali vengono poi «legati» tra loro tramite lunghe didascalie narrative, che ampliano e infine chiudono il racconto. Parallelamente, i disegni della Cascione, leggeri quanto freschi e disinvolti, sostengono l’ossatura della vicenda con discrezione, senza mai imporsi sulla narrazione, né rischiare di distogliere l’attenzione dagli eventi narrati.
Purtroppo, ciò non basta a eliminare un certo, percepibile distacco tra il personaggio principale della graphic novel e il lettore, il cui coinvolgimento emotivo verso Wilde in quanto fulcro dell’intera vicenda si rivela a tratti piuttosto limitato, principalmente a causa del fatto che gli stessi autori non sembrano essere troppo «innamorati» del loro soggetto. In effetti, benché una storia come quella di Oscar contenga in sé tutte le potenzialità per colpire profondamente l’immaginario di chi legge, la versione del personaggio presentata da Vitiello non risulta poi così accattivante, e qualche licenza poetica di troppo ne danneggia il coefficiente di simpatia: ad esempio, il suo rapporto salvifico con Robbie Ross, figura ammantata di una fedeltà e abnegazione pressoché assolute, appare qui come privo della tenerezza a cui le più autorevoli biografie di Wilde ci hanno abituati.
Allo stesso modo, la struggente e amara parte finale della vita di Oscar viene liquidata abbastanza in fretta, tramite l’asettica voce narrante di cui sopra – il che in parte «deruba» il lettore della compassione e solidarietà che avrebbe potuto provare nei confronti dell’infelice e sfortunato protagonista di questo dramma.
Soprattutto, a sembrare poco valorizzata è, infine, l’essenza più intima dell’uomo Oscar Wilde, che andava ben oltre il suo contributo di artista – quell’intrinseca bontà , ammantata di una vaga, insopprimibile ingenuità , che ancor oggi ne fa una figura toccante e modernissima; la stessa bontà che lo portò a immolarsi sull’altare dell’egoismo del suo amante, Lord Alfred Douglas, quando questi gli chiese di fare causa al di lui padre, il Marchese di Queensberry, e che ne avrebbe infine causato la caduta.
E sebbene questo elemento fondamentale della personalità dello scrittore si estenda anche alla sua caratura intellettuale, al punto da costituire parte integrante del lascito di Wilde, la narrazione non sembra riuscire a trasmetterlo del tutto al lettore, al quale di Oscar resta soprattutto l’impressione di un individuo vagamente megalomane e incosciente, seppur dotato di grande ironia e intelligenza.
Tuttavia, nonostante questi chiari limiti, L’importanza di chiamarsi Oscar Wilde riesce nell’impresa di mantenere alta l’attenzione di chi legge lungo l’intera narrazione, principalmente grazie alla fluidità e al ritmo impeccabile della sceneggiatura di Vitiello, a sua volta sostenuta dai disegni della Cascione, che, ben eseguiti e dinamici, esplorano soprattutto la mimica facciale di Wilde – il quale viene così mostrato in molteplici sfaccettature della sua personalità . Ciò rende la lettura estremamente piacevole, permettendo un’esplorazione comunque gratificante, e per certi versi sorprendente, del personaggio.
Del resto, il compito che si erano prefissi gli autori – ovvero, quello di offrire un ritratto il più possibile esauriente e completo di Oscar come uomo e artista, il tutto nello spazio di un unico volume a fumetti – si può definire come quantomeno utopico; al punto che questo più che lodevole compromesso risulta comunque un trionfo non da poco, rivelandosi una valida introduzione al personaggio, nonché un modo coinvolgente per avvicinarsi alla figura del grande intellettuale – magari in attesa di affrontare biografie accademiche come quella di Richard Ellmann.
