Preventivamente

by azione azione
18 Marzo 2026

Vorrei, preventivamente, muovere guerra a un mio nemico giurato. Abita a due isolati da casa mia, porta un cappello di lana anche d’estate, ha un’andatura che non mi piace e sembra che parli da solo. Ha l’aspetto dello straniero, dal colore della pelle potrebbe essere un marocchino o un tunisino o un iraniano o un venezuelano o un calabrese.

Uno di quei tipi indecifrabili, che picchiano la moglie e i figli, un potenziale femminicida, per di più non si sa bene che lingua parli e che religione professi. Ogni volta che mi incrocia digrigna i denti e strizza gli occhi, sono certo che mi odia e sospetto che tenga in tasca un coltello pronto a sventrarmi. Nel dubbio, gli farò saltare il cervello alla prima occasione e tutto il quartiere me ne sarà grato (auto voto preventivo: 6+).

Passando ad argomenti meno tristi. Pare che il mare della Sicilia continui a spingere sulle spiagge salme di naufraghi in decomposizione. È inaccettabile che, in un modo o nell’altro, questi migranti riescano a raggiungere i nostri Paesi. Qualcuno (il solito politicamente corretto) dirà: ma sono cadaveri! D’accordo, ma a chi tocca pagare le spese di recupero, di seppellimento o di spedizione al Paese d’origine? A pagare è sempre Pantalone, dicevano i nostri vecchi. Senza togliere il fatto che tutto questo bizzarro affiorare di salme rischia gravemente di scoraggiare il turismo. Nelle ultime due settimane sei cadaveri a Pantelleria, due a Custonaci, uno a Trapani, uno a Marsala, un altro a Petrosino, un altro a San Vito Lo Capo, e non dimentichiamo i quattro in Calabria. Chi li ha autorizzati a spingersi fino alle nostre coste europee?

Non vorrei sembrarvi cinico, non è nel mio stile (auto voto 6+), ma c’è da augurarsi che si tratti di un fenomeno stagionale e che con l’estate tutti questi morti annegati (1 alla memoria) si diano una calmata, altrimenti in luglio e in agosto i poveri bagnanti tedeschi e svizzeri e francesi (6-) rischieranno di fare brutti incontri.

Pare che a Rogoredo, un quartiere di Milano, un poliziotto abbia sparato a freddo contro un tossicodipendente e spacciatore marocchino (non sono razzista, ma faccio solo notare che ci sono di mezzo sempre stranieri, in queste brutte storie…). In un primo momento (preventivamente), la ricostruzione dei fatti era diversa: il povero poliziotto siciliano aveva fatto credere di aver sparato (preventivamente) per legittima difesa. Era un’ipotesi credibile (5½), molto più credibile della ricostruzione posticcia (2), ma pazienza (4 – alla pazienza).

Anche se fosse vera la ricostruzione posticcia (ma vedrete che ne salterà fuori una terza e poi una quarta…), il poliziotto ha tutta la mia solidarietà. Perché? Facile, perché anche i poliziotti possono sbagliare. Del resto, persino Pasolini stava con i poliziotti, proletari e figli del popolo. Ora, chi ci può assicurare che questo spacciatore marocchino non abbia un bel conto in banca proprio grazie allo spaccio nel nostro Paese? Dunque, l’assassinio, per quanto deprecabile, si può considerare un gesto preventivo di legittima difesa, un’iniziativa a fin di bene, e come tale potrebbe godere di un’attenuante anche da parte di una magistratura politicizzata (1) come quella italiana.

Per fortuna, tra questa (triste) immensità, a salvarci ci sono le parole alate della canzone che ha vinto Sanremo. Ascoltiamole in religioso silenzio: «È cominciato tutto quanto dal principio / io che per te ero solo un uomo sconosciuto / poi diventato un re dal cuore innamorato, / tu una regina ora vestita in bianco sposa / abbiamo sognato figli in una grande casa / e superato tutte le difficoltà». Da urlo. Proprio così: «È cominciato tutto quanto dal principio» è una di quelle verità (preventive) che ti lasciano preventivamente stordito.

Se, come scrisse Platone, «l’inizio è la parte più importante del lavoro», siamo di fronte a un capolavoro (6+). E anzi, si potrebbe addirittura azzardare preventivamente che se è cominciato tutto dall’inizio, ci sono buone probabilità che finisca tutto alla fine. O no? Bisogna chiederlo al poeta vincitore Sal Da Vinci (5++), erede diretto di Leonardo (5-). Quello dell’Ultima cena, la cena dove alla fine per quel tipo che sta al centro della tavola stava tutto per finire. Avrebbero potuto farlo fuori, preventivamente, qualche giorno prima. Alla penultima cena.