La trasformazione di Piazza Castello a Locarno ha visto coinvolta anche la popolazione che ha potuto esprimere le proprie esigenze e preferenze: spazi verdi, aree di svago e di socializzazione
Un grande giardino pubblico pensato per e con i cittadini di Locarno. È questo il senso e pure uno dei punti di forza del progetto che ha vinto l’estate scorsa il concorso per la trasformazione di Piazza Castello caratterizzata dalla rotonda veicolare in superficie e dalla vasta area libera sottostante. «Un giardino per la città» – titolo del progetto elaborato dallo studio di architettura locarnese Bartke Pedrazzini Architetti in collaborazione con gli architetti paesaggisti De Molfetta Strode – sostituirà la famosa Rotonda che attende da oltre un ventennio contenuti adeguati. Adeguati e concepiti affinché un enorme spazio pubblico favorisca in primis la vita quotidiana degli abitanti. Grazie al processo partecipativo che ha preceduto la pubblicazione del bando di concorso, la popolazione ha potuto esprimere le proprie esigenze: spazi verdi, aree di svago e di socializzazione.
«Un giardino per la città», entrato nella fase progettuale e la cui realizzazione è prevista nel 2027, risponde a queste aspettative in un’ottica di sostenibilità ambientale e di adeguamento al cambiamento climatico. Gli architetti Marina Pedrazzini e Lukas Bartke spiegano la loro visione di giovani professionisti attenti alla qualità della costruzione, ai bisogni della società e al rispetto dell’intervento preesistente. Nella relazione tecnica del progetto precisano infatti come il concetto di un giardino pubblico formulato dall’architetto Aurelio Galfetti (che realizzò la Rotonda negli anni Novanta con Marco Krähenbühl e Luigi Pellegrini) sia più che mai attuale. Oggi si propone un giardino urbano permeabile con una piazza centrale. Precisano gli architetti: «Alla richiesta del bando di concorso di garantire almeno mille degli oltre 8mila metri quadrati quale superficie libera e attrezzabile abbiamo risposto con una piazza centrale predisposta per usi mutevoli nel tempo, da mercati a spettacoli, da manifestazioni ad attività sportive. Affacciato sullo spazio centrale è previsto un chiosco che lo attiva in ogni stagione, garantendo sicurezza civile. Questo genere di strutture, incluso un palco, è accompagnato da tensostrutture leggere che conferiscono uniformità nell’ambito di eventi diversificati».
La piazza è quindi uno spazio vitale attorniato da un giardino le cui proporzioni permettono di ricavare zone con finalità diverse. Proseguono i progettisti: «Le zone verdi, caratterizzate da una varietà di alberi e prati fioriti che favoriscono la biodiversità, si alternano a spazi ludici e relazionali quali l’area giochi per bambini, il campo da basket a canestro singolo e l’area picnic. Vi sono poi spazi più adatti al relax o a esperienze sensoriali. Una caratteristica essenziale è la presenza dell’acqua. Oltre a uno specchio d’acqua e a diversi punti di accesso all’acqua potabile, è prevista una fontana con getti e spruzzi che accoglie le persone provenienti da Piazza Grande, mentre sul lato opposto un nebulizzatore proietta nell’aria una nuvola evanescente che rinfresca e disegna».
Questi aspetti legati alla fruizione del nuovo spazio pubblico riflettono un approccio sostenibile che integra i principi della «città spugna» caratterizzata in primo luogo da un drenaggio naturale dell’acqua. Ecco perché gli architetti Bartke e Pedrazzini hanno previsto «la pavimentazione della piazza e dei percorsi in calcestre (materiale naturale composto da minerali frantumati) e un sistema di drenaggio per convogliare le acque verso i rain gardens piantumati con essenze resilienti che favoriscono la percolazione verso la falda». Nel suo insieme l’intervento proposto rappresenta uno spazio a bassa manutenzione e ad alta porosità.
Il progetto assicura ampio spazio al verde con elementi inseriti dall’uomo per stimolare un’attivazione della vita sociale. La riflessione dei progettisti, in particolare della locarnese Marina Pedrazzini, si spinge oltre: «A Locarno come in altri centri negli ultimi decenni si è investito poco nella qualità degli spazi urbani, favorendo piuttosto lo sviluppo di città aggressive, dove nelle zone residenziali prevalgono edifici a blocco e strade asfaltate a scapito di alberi, aree verdi e spazi per attività rivolte al pubblico. Gli abitanti vivono la città tutto l’anno e necessitano di poter sviluppare relazioni sociali, potenzialità creative a misura del contesto, come pure la possibilità di rilassarsi e rigenerarsi nel verde. In questo senso “Un giardino per la città” ha quale obiettivo di avvicinare la Rotonda alla città, trasformandola da parte marginale a parte integrante del continuum urbano, uno spazio nel quale i cittadini si riconoscono e di cui si prendono cura».
Nell’ambito del concorso, al quale sono stati invitati cinque studi di giovani architetti, il gruppo interdisciplinare guidato dallo studio Bartke Pedrazzini ha proposto anche una serie di interventi puntuali in un’area allargata rispetto alla Rotonda fra i quali si distingue una torre alta 35 metri, leggera e slanciata che «evoca in chiave contemporanea e astratta la presenza dell’antica torre medievale del castello» e di cui al momento non è però prevista la realizzazione. I giovani architetti locarnesi – Lukas Bartke d’adozione – hanno maturato esperienze formative in Svizzera e all’estero prima di aprire nel 2018 il loro studio nella Città Vecchia di Locarno. Nei loro progetti integrano esigenze del presente, visione del futuro senza dimenticare i valori del passato recente e lontano.
Con la partecipazione della popolazione, coinvolta dall’autorità comunale, e l’approccio di nuove generazioni di professionisti stanno prendendo forma progetti come quello di Locarno, più vicini ai residenti in città e a favore di tutte le generazioni.
