A Locarno la lotta alle neofite prevede un programma di intervento decennale che coinvolge anche Caritas Ticino
La palma, per decenni simbolo da cartolina del Locarnese, oggi è una delle principali protagoniste di una sfida ambientale che la Città di Locarno ha deciso di affrontare con un impegno finanziario e operativo importante. Con un credito di 3 milioni e 10 mila franchi spalmato sull’arco di dieci anni e votato nel 2023, il Municipio ha avviato un programma di lotta e contenimento di varie neofite a carattere invasivo che negli ultimi decenni hanno conosciuto un incremento incontrollato sul territorio comunale.
I numeri inseriti nel messaggio municipale fotografano una situazione significativa: circa 41 ettari di superficie comunale – l’equivalente di una sessantina di campi da calcio – risultano occupati da neofite invasive. In totale sono state censite circa 800 superfici contaminate, di dimensione e densità variabili. A dominare sono soprattutto due specie: il Poligono del Giappone (51% delle superfici interessate) e la palma di Fortune (43%). Ed è proprio su questa seconda che vogliamo concentrarci.
Ma come è nato l’approccio strutturato che ha portato a questa presa di coscienza? Le linee d’azione sono definite da una radiografia della situazione all’interno del comprensorio comunale. Sulla scorta di quanto emerso e di un serrato programma di intervento è stato allestito un messaggio municipale, che è stato accolto all’unanimità del legislativo. In un secondo tempo gli strumenti d’azione sono poi stati rafforzati grazie all’adozione di un articolo all’interno del regolamento comunale che pone chiare basi per un’azione coordinata contro la diffusione di neofite a carattere invasivo. Infine, proprio per contrastare la palma di Fortune, il Comune di Locarno si è dotato di un’ordinanza che sancisce l’obbligo di una regolare gestione annua.
Se, come accennato all’inizio, la palma era storicamente apprezzata per il suo carattere esotico, negli ultimi anni il suo status è cambiato. «Con buona probabilità – sottolinea l’ingegnere forestale Giovanni Monotti – l’innalzamento delle temperature medie ha favorito la sua diffusione e, da una normale convivenza con le altre specie, la palma ha assunto un chiaro carattere invasivo, tant’è che oggi, specialmente nel Locarnese, la situazione è sfuggita al controllo. Ecco perché bisogna contrastarne la diffusione: se non si riesce a gestire la fioritura e la formazione di semi, allora l’abbattimento diventa l’unica misura per preservare gli ambienti naturali ancora integri e meritevoli di protezione».
La diffusione delle palme è un processo spesso invisibile agli occhi dei più. «Durante il periodo vegetativo le giovani palme non si notano, sono nascoste nel sottobosco sotto la copertura degli arbusti», spiega Monotti. «Le si percepiscono invece in inverno, quando è tra i pochi vegetali verdi». Ma come si propaga? «Sfrutta soprattutto uccelli e roditori per diffondere i suoi semi. In questo modo si espande molto velocemente e in maniera incontrollata, approfittando anche del clima favorevole della nostra regione».
Il credito di 3,01 milioni di franchi – in parte coperto da contributi cantonali – rappresenta un investimento medio di circa 126 mila franchi l’anno a carico della Città . Oggi la strategia prevede priorità chiare: prima occorre agire nelle aree naturalistiche sensibili come la foce della Maggia, poi la lotta passerà alle superfici aperte del delta e infine alle zone urbane e ai margini boschivi.
Sul terreno, il lavoro è già visibile. Negli scorsi anni si è intervenuti in modo incisivo iniziando appunto dagli argini della Maggia. «Solo lungo quel tratto sono stati eradicati a mano più di 137 quintali di palme», racconta Monotti.
L’estirpazione manuale resta uno degli strumenti più incisivi, accanto ad abbattimenti mirati, sfalci intensivi e monitoraggio costante. Ma il concetto stesso di lotta si è evoluto. «Per alcune specie in espansione si può ancora parlare di intervento mirato per cercare di eliminare la pianta invasiva, mentre per altre, come la palma o il Poligono del Giappone, il concetto va derubricato: non annientamento completo, ma contenimento della sua diffusione». Non si tratta dunque di una crociata contro la palma in quanto tale. «Non la si vuole eliminare dal Locarnese», precisa Monotti. «Se un privato cittadino desidera curare la sua palma lo può tranquillamente fare. Però deve controllare che non si riproduca e generi altre palme».
In tutto ciò un ruolo operativo importante è svolto anche da realtà attive sul territorio come Caritas Ticino, impegnata con proprie squadre nella rimozione manuale delle piantine. Ce lo spiega Giuseppe Crosta (responsabile dell’Azienda Agricola biologica CATIBIO di Caritas), il quale ricorda che il progetto è nato dopo alcuni anni di collaborazione sul Poligono del Giappone. L’intervento si è poi esteso alle palme, con azioni mirate sia sui terreni pubblici sia su quelli privati. «Si è deciso di intervenire con i privati cittadini, per sensibilizzarli a una gestione sana e intelligente della fruttificazione della palma», spiega Crosta. Mentre nelle zone pubbliche Caritas entra in azione dopo il lavoro delle aziende forestali, con la pulizia e l’estirpazione manuale delle giovani piantine. Come aggiunge lo stesso Crosta le squadre, composte da cinque persone (perlopiù in assistenza), sono inserite in programmi occupazionali gestiti da Caritas. «È un lavoro vero e proprio, per questo bisogna organizzarlo pensando anche al percorso individuale della persona». L’obiettivo, infatti, è duplice: l’intervento sul territorio e il sostegno alle persone coinvolte. Il lavoro diventa uno strumento per accompagnarle in un percorso di ripresa delle proprie capacità operative e produttive. Per questa ragione l’attività viene modulata con gradualità : «L’organizzazione delle mansioni tiene conto della fatica fisica: gli operatori si alternano nei compiti più pesanti, così da permettere a tutti di non sovraccaricare il fisico e mantenere al centro il benessere della persona».
Il progetto decennale non promette quindi l’eradicazione totale delle neofite, obiettivo ormai irrealistico per alcune specie, ma punta a limitarne l’espansione e a proteggere gli ecosistemi più fragili. La continuità degli interventi sarà decisiva e infatti la Commissione invitava, già tre anni fa, ad andare oltre i 10 anni previsti dal credito per evitare una nuova espansione.
La palma continuerà , con ogni probabilità , a far parte del paesaggio urbano locarnese, ma con un ruolo diverso: non più icona incontrollata, bensì presenza gestita.
