Franco Battiato, la cura musicale

by azione azione
18 Marzo 2026

Il lungo viaggio artistico, spirituale e umano del cantante siciliano scomparso cinque anni or sono

Chi conosce gli incroci coraggiosi, le scelte audaci e le incursioni musicali inedite contenute nella traiettoria artistica di Franco Battiato sa bene quanto sia impossibile riassumere in un unico film tutto il suo mondo. Ma il biopic Franco Battiato – Il lungo viaggio è una bellissima occasione per sentirci di nuovo abbracciati dalle sue parole. E per ricordarlo con il giusto rispetto, ora che sono passati quasi cinque anni dalla sua scomparsa (avvenuta il 18 maggio 2021, a Milo). È infatti uscito prima nei cinema e poi su Rai 1 il film diretto da Renato De Maria, con protagonista – nei panni dell’artista – un immenso Dario Aita.

L’intensità espressiva e la prova vocale di Dario Aita sono forse gli elementi più sorprendenti dell’intero film

L’intensità espressiva e la prova vocale dell’attore sono forse gli elementi più sorprendenti dell’intero film. Infatti, Aita canta per davvero tutte le canzoni di Battiato inserite nella pellicola (ora disponibile su RaiPlay), e lo fa con una delicatezza riservata che ricorda molto quella del cantautore che ha segnato la storia della musica italiana. Non a caso, anche l’amata nipote del cantautore, Grazia Cristina Battiato – ora a capo della Fondazione Franco Battiato ETS – ne è stata rapita: il modo con cui Dario Aita muoveva le mani durante le riprese le ha ricordato suo zio. Insomma: ha rivisto in lui qualcosa di famigliare.

A proposito di famiglia, il filo conduttore dell’intera pellicola è senza dubbio il rapporto di Franco Battiato con la madre Grazia, interpretata da una profonda Simona Malato. Assistiamo alla loro naturale complicità quando il cantautore era bambino e le confessava il desiderio di andarsene da casa, per poter lavorare nella musica, lontano dai divieti severi del padre. Vediamo poi come il loro rapporto si consolida, col passare del tempo, quando lei lo raggiunge negli anni Settanta a Milano, dove lui si trasferisce e dove diventa celebre. È in quel momento che inizia a fare i conti con alcuni fastidi della popolarità, tra veri e propri «inseguimenti» da parte dei fan (meraviglioso il cameo, da questo punto di vista, della cantautrice Joan Thiele, al suo debutto come attrice, nei panni di Noa, una ragazza ammaliata dal suo talento) e le prime pubblicità – per nulla amate da Battiato – sui grandi cartelloni della città. Siamo presenti, infine, negli ultimi momenti di vita della donna, in Sicilia, nei quali ricordiamo il significato del termine «cura», centrale per tutta la discografia di Battiato, ma anche la sua storia di uomo, attento e profondo, concreto e spirituale.

Il film – coproduzione Rai Fiction e Casta Diva Pictures – si basa proprio su questo legame di sangue e punta così sull’emotività del racconto. Incentrandosi esclusivamente sugli anni giovanili del grande cantautore, non vuole essere un racconto esaustivo delle numerose fasi artistiche che ha attraversato Battiato. E non vuole nemmeno riassumere il ventaglio di personaggi che hanno contribuito a renderlo uno degli artisti più importanti della musica italiana.

La scrittura di Monica Rametta (che ha all’attivo altri biopic musicali dedicati alla TV come Io sono Mia su Mia Martini e La bambina che non voleva cantare su Nada) ha bene in mente la grande platea televisiva a cui si rivolge e quindi, oltre a valorizzare l’evoluzione artistica del «personaggio Franco Battiato», si sente quasi costretta a regalarci anche alcuni momenti della sua vita privata, tra riflessioni solitarie e incontri sorprendenti. Poco importa se alcuni di questi momenti non siano documentati: quando si è di fronte a un biopic e non a un documentario, l’inserimento di dinamiche fiction che non sono per forza esistite è quasi un passaggio obbligato. Ma il colorare qua e là la vicenda non toglie la veridicità della narrazione di questa parte della storia di Franco Battiato.

Aita interpreta anche i brani di Battiato (Lorenzo Silano)

A proposito di questo, sono interessanti i suoi dialoghi e i suoi confronti con Giuni Russo (Nicole Petrelli), Juri Camisasca (Ermes Frattini) e Giusto Pio (Giulio Forges Davanzati). Così come le partite a poker (che avvenivano realmente) con Fleur Jaeggy (Elena Radonicich), nelle quali si usavano i libri Adelphi al posto delle fiches. Sono riportati, poi, momenti importanti della sua vita professionale, come la sua esibizione a marzo 1989 in Sala Nervi davanti a Papa Giovanni Paolo II sulle note di E ti vengo a cercare. Un’esibizione che molti ricordano perché Battiato non concluse il brano. Infatti, durante l’esibizione si emozionò al punto da non riuscire ad andare avanti. Quando gli chiesero cosa fosse successo, l’artista rispose che era rimasto letteralmente fulminato dalla presenza del Santo Padre.

La pellicola (che ricostruisce anche alcuni videoclip dell’artista) funziona perché, tramite il racconto di alcuni snodi importanti del suo percorso nei primi anni di carriera, vuole restituirci un suo modo di vedere il mondo e la sua vocazione. Un approccio alla musica e alla sua industria che è stato alla base del suo percorso e del suo successo.