Una monarchia allo sbando

by azione azione
4 Marzo 2026

In Gran Bretagna la famiglia Windsor è sotto pressione tra enormi scandali, spese ritenute ingiustificabili e il crescente malcontento dei giovani sudditi

Il trono traballa, tradito dal più augusto dei fantasmi: quello della regina Elisabetta II, che dopo una vita di inappuntabile decoro è caduta sull’umanissimo istinto materno. Il sospetto che la sovrana abbia protetto il figlio Andrew nonostante il rapporto con Jeffrey Epstein, la vita dissoluta, le spese folli sue e della ex moglie Sarah Ferguson sta pesando sulla monarchia quasi più delle foto dell’ex principe di ritorno dal commissariato, pallido e spiritato nel retro di una macchina. Lui può essere rimosso dalla linea di successione e dalla galleria dei ritratti, ma cosa fare del ricordo di chi per anni ha chiuso un occhio sulle disdicevoli attività del terzogenito, a spese dei contribuenti e della reputazione del Paese? La «famiglia delle famiglie», come vengono spesso chiamati i Windsor, è uguale alle altre, ma in una democrazia ha senso solo se rimane esemplare. E qui di esemplare è rimasto poco, soprattutto ora che la richiesta di trasparenza ha superato il timore reverenziale: cosa verrà fuori, di nuovo, ora che il Parlamento si prepara a rendere noti i documenti sul passato sia professionale che privato di Andrew Mountbatten-Windsor? Cosa fare di un simbolo che non funziona più?

Elisabetta ha protetto Andrew?

Non è più solo la questione Epstein a pesare: se nelle settimane passate la stampa ha avuto da ridire sull’affitto di casa di William e Kate, darlings nazionali con tanto di prole venerata, vuol dire che qualcosa è cambiato sotto il cielo britannico. Un prurito, un’insofferenza strisciante verso le situazioni di favore mentre il Governo alza le tasse e il costo della vita è alle stelle. Meghan, a cui la storia sta dando un po’ ragione, viene presa in giro per il vuoto pneumatico del programma televisivo in cui fa la castellana californiana, ma la sua scelta di andare a guadagnarsi da vivere sfruttando in maniera aperta il brand reale appare rispettabile se confrontata alle magagne di Andrew e Fergie, che si facevano prestare i soldi da un pedofilo mentre, forse, giovani fanciulle venivano introdotte nelle residenze reali sotto gli occhi di funzionari indifferenti.

Ma tutto questo era prevedibile. Più inquietante il tono con cui si parla degli altri, del re Carlo e della regina Camilla, rispettati anche per la malattia di lui, di cui continua a doversi occupare. Non hanno né aura né sufficiente gravitas, tanto più ora che il «never complain, never explain» – mai lamentarsi, mai spiegare – non è più una linea accettabile. Adesso bisogna spiegare, eccome. La più accanita negli attacchi alla monarchia è la stampa conservatrice, dai tabloids al «Telegraph» al «Times», mentre i progressisti come «The Guardian» sembrano più cauti, forse perché nell’ultimo decennio il Regno Unito ha dimostrato fin troppa insofferenza istituzionale e, vista l’instabilità, è il caso di andarci piano con lo slancio repubblicano, se non altro per amor di quiete domestica. Con Carlo e William che fanno a gara a dimostrare di aver sempre preso le distanze da Andrew, l’immagine positiva della Royal Family è tutta nelle mani della spartana Anne, di cui parliamo sotto, e di Kate Middleton, che ha sempre incarnato valori borghesi di madre presente e relativa sobrietà, tanto che per la sua prima uscita pubblica «post-Andrew» ai Bafta ha indossato un vestito di 10 anni fa. Gli articoli sui costi dei royals sono ovunque, come se si trattasse di un abbonamento a una palestra un po’ troppo cara che non sta dando i risultati sperati. I dubbi ce li ha il «Times» e ce li ha il «Financial Times», come ogni media importante, e anche la BBC ha dedicato una serie al tema «A cosa serve la monarchia?».

Qualche anno fa, la docu-serie Benefits Street raccontava la vita di chi riceve sussidi statali, mentre ora è la versione di alto bordo a far discutere, e non riguarda solo Andrew – che non è neppure più principe e vive in un cottage che la polizia ci ha messo poco a perquisire tanto è piccolo – ma l’intero sistema che l’ha coperto per anni. L’altro argomento che tiene banco è la pigrizia dei reali: a parte Kate Middleton, con l’incanto che si porta dietro a ogni apparizione, tutto a beneficio del Made in Britain, l’unica al di sopra di ogni critica possibile è sempre Anne «la stacanovista», sorella maggiore di Carlo. Certo, ogni volta che a Londra compare un capo di Stato eletto e incolore i britannici provano un senso di sollievo ad avere figure di riferimento ammantate di una mistica che però, mai come quest’anno, è appannata.

Si salvano solo Kate Middleton e Anne «la stacanovista»

Qualche decennio fa, David Attenborough disse che se la monarchia è basata sulla mistica, il capotribù deve stare nella capanna, e nessuno deve sbirciare nella capanna. Fatto sta che la «capanna» costa 86,3 milioni di sterline, senza contare la security, che dovrebbe da sola essere intorno a 150 milioni. Tantissimo, molto più che le altre monarchie europee, in cui a vivere a spese dei contribuenti sono solo la cerchia stretta dei sovrani, ma è anche vero che nessuno vuole Kate in giro in bici per Londra con i tulipani nel cestino e che è proprio la costosissima pompa magna a dare al popolo il senso di eccezionalità a cui, con la Brexit, ha dimostrato di tenere sopra ogni altra cosa.

Vale ancora, non per tutti: più di metà dei britannici è a favore dei reali, ma più si scende di età e meno questo augusto gruppo di famiglia dalla professione incerta ha presa sull’opinione pubblica. Tra i giovani le istituzioni in generale non vanno forte, l’anti-elitismo è marcato e su TikTok i royals non hanno la stessa copertura rispettosa della BBC. E poi non basta più togliere di mezzo un parente scomodo, bisogna dare la garanzia assoluta che non ci saranno possibili ripercussioni. Solo che qui si tratta di andare a togliere quadri dalla galleria dei ritratti, e questo è molto doloroso.