Il flacone giallo e altre evidenze

by azione azione
4 Marzo 2026

Sono in un negozio di articoli per la casa, un negozio che non è il mio preferito e nel quale non vado mai (ma piove un sacco, e il mio negozio preferito è un po’ distante: per una volta ho deciso di fare eccezione). Da due minuti sto contemplando lo scaffale dei detersivi per pavimenti, in cerca del detersivo per pavimenti di marmo che uso di solito. Veramente ho già capito che non c’è – anche per questo il negozio di articoli per la casa non preferito è, appunto, quello non preferito. Ma, si sa: la speranza è l’ultima a morire.

«Serve una mano?», dice una commessa con le braccia piene di prodotti per la pulizia dei sanitari.

«In realtà no», dico. «Quello che cerco non c’è».

«Che cosa cerca?», dice la commessa.

Dico il nome del prodotto.

«Ha ragione, non teniamo quella marca», dice la commessa. «Però, se posso permettermi…».

«Si permetta», dico.

«Un momento che metto giù questi», dice la commessa.

Va allo scaffale dei prodotti per la pulizia dei sanitari, dispone in bell’ordine i dieci-dodici flaconi che aveva tra le braccia, e torna da me. Si china. Si raddrizza.

«Ecco», dice mostrandomi un flacone giallo. «Questo qui è ottimo. Lo uso sempre».

«Lo usa per pulire qui?», dico.

«No», dice la commessa, «qui c’è una cooperativa di equadoregni che a pulire viene tutti i giorni, la mattina presto. Non ho idea di che prodotti usino».

«Quindi lo usa in casa», dico.

«Sì», dice la commessa. «È il mio detersivo per pavimenti preferito».

«Lo usava anche sua mamma?», dico.

«Ha indovinato», dice la commessa. Per un attimo smette di guardarmi, guarda per terra, guarda senza vederli i prodotti esposti sullo scaffale sull’altro lato del corridoio – i detersivi per la pulizia dei vetri.

«Quindi questo detersivo per pavimenti di marmo è il suo preferito», dico, «per motivi che forse c’entrano più con il ricordo di sua madre che per la qualità del detersivo stesso».

«Ma…». La commessa mi guarda in faccia. «Come fa a sapere», dice, «che mia mamma non c’è più?».

«Da come ne ha parlato», dico.

«Io non ne ho parlato», dice la commessa. «È stato lei a tirarla fuori».

«La mia domanda, “Lo usava anche sua mamma?”», dico, presupponeva in effetti che sua madre non ci sia più. Lei ha risposto senza smentirmi. In questo modo ha confermato la mia supposizione».

«E lei, mi scusi», dice la commessa, «perché ha fatto questa supposizione? Io ho venticinque anni e non ne dimostro né di più né di meno. Non è frequente, alla mia età, avere già perso la madre».

«Confesso che non lo so», dico. «Spero di non averla messa a disagio».

«Immagini che questo sia un film», dice la commessa.

«Va bene», dico.

«Immagini che in questo film un uomo entri in un negozio di articoli per la casa e si fermi a guardare lo scaffale dei detersivi per pavimenti», dice la commessa, «con quello sguardo vacuo che hanno gli uomini quando cercano qualcosa in un negozio di articoli per la casa».

«Questo mi ricorda qualcosa», dico.

«E allora immagini anche che una commessa si avvicini all’uomo, com’è suo dovere», dice la commessa, «per chiedergli se gli serve aiuto. Lui si volta, la guarda, e pam! capisce subito che quella donna ha da poco perso la madre».

«L’anello», dico. «L’anello che ha all’anulare della mano sinistra».

La ragazza solleva la mano, guarda l’anello. È un anello d’oro, a occhio di fine Ottocento, tutto traforato, di forma ovale, con al centro quattro gocce di diamante: più grandi quelle disposte lungo l’asse del dito, più piccole le altre due.

«Era della mia bisnonna», dice, «che lo ha lasciato a mia nonna, e mia nonna a mia mamma».

«E sua mamma a lei», dico. «Non si porta un anello del genere, per di più al lavoro, se non si ha un motivo affettivo importante».

La commessa sospira. «Roba da Sherlock Holmes», dice. «Lei potrebbe fare l’investigatore».

«Veramente faccio lo scrittore», dico.

«È la stessa cosa», dice la commessa. «State sempre a spiare le vite degli altri, per vedere come sono fatte. E poi le usate nei vostri libri». Solleva il flacone giallo. «E allora, questo detersivo, lo vuole o no?».