Come Cristoforo Colombo…

by azione azione
4 Marzo 2026

Negli scorsi giorni un’amica mi ha chiesto il significato del titolo di questa rubrica. Al momento del suo varo, ormai quattro anni fa, l’idea nata con i colleghi della redazione di «Azione» era quella di dedicare uno spazio di riflessione alle tecnologie digitali e all’impatto che stavano esercitando sulla vita quotidiana di tutti noi. L’immagine delle «terre rare» voleva richiamare da un lato la preziosità intrinseca degli oggetti digitali che ci circondano e ci influenzano in questo nuovo millennio, e invitarci a riflettere sul loro valore, non soltanto venale ma anche, per traslato, relazionale. Gli smartphone, i computer sono oggetti bellissimi, ci offrono possibilità e risorse che tutti i nostri antenati non possono che invidiarci. Se non che, questo enorme progresso tecnologico dovrebbe far nascere in noi un senso di responsabilità, prima di tutto ecologico (le terre rare, appunto, che servono per la produzione sono preziosissime) e poi anche di «economia umana»: terre rare stanno diventando anche gli spazi relazionali veri, tra persone. La rubrica, quindi, vorrebbe (nel suo piccolo) alimentare una riflessione critica, fuori dal trend «tecnologista» imperante, e aprire sprazzi di osservazione per aiutarci a tener conto dell’invadenza con cui la tecnologia stessa influenza le nostre vite.

L’idea non era originalissima, ne convengo, ma in quel momento particolare della nostra storia l’incursione delle «macchine» digitali nel nostro quotidiano aveva una fisionomia abbastanza nuova per tutti noi. Eravamo appena usciti dalla pandemia, periodo di reclusione forzata in cui eravamo stati spinti in fretta e furia a ricorrere a surrogati digitali per lavorare, tenerci in contatto con i famigliari, per la nostra stessa sussistenza fisica. Quanti di noi, a causa della pandemia, non sono stati costretti per la prima volta a capire come funziona una videochiamata, come si effettuano acquisti su uno shop in Internet, come registrarsi a un servizio sanitario, e quant’altro? Sembrava utile quindi fornire uno spazio di riflessione per gli utenti meno allenati, uno spazio in cui trovare magari anche informazioni utili, soluzioni pratiche, istruzioni per l’uso concrete, ecc. Se non che… è arrivata l’Intelligenza artificiale.

Da un certo punto di vista potremmo anche ritenerci fortunati: per la seconda volta nel giro di un trentennio abbiamo visto sconvolti i lineamenti del nostro stare al mondo. L’IA, dopo l’avvento di Internet alla fine degli anni 90, sta rivoluzionando la nostra quotidianità, e proprio le nostre periferiche digitali sono quelle che ne convogliano le capacità e le fanno interagire con la nostra giornata. Chi avrebbe mai pensato che un aggeggio elettronico, pensato inizialmente come una sorta di telefono portatile, sarebbe diventato il nostro consigliere finanziario personale, il nostro ghostwriter, il nostro psicologo, addirittura magari il nostro partner ideale segreto? La trasformazione della nostra relazione con il mondo è enorme. È stato giocoforza occuparcene in questo spazio, perché proprio in questo nuovo dominio digitale nascono le nuove importanti e pressanti domande. Le nuove terre rare, quelle tutte da scoprire ma anche da osservare con cura, sono gli orizzonti aperti dall’IA.

Queste colonne sono diventate quindi uno spazio relativamente monotematico. Se nelle prime puntate avevamo avuto modo di sondare alcuni aspetti tra quelli meno usuali e magari più urgenti (l’uso e la sicurezza delle password, le questioni legate all’usabilità delle piattaforme web, eccetera), da un anno a questa parte abbiamo concentrato l’attenzione sulla galassia di questioni sollevate dall’IA. C’è voluto un po’ di tempo per uscire dalla confusione e dal vortice delle informazioni a volte catastrofiche, a volte messianiche, che riguardano uno strumento il quale si sta rivelando, onestamente, anche meraviglioso. Parlarne, analizzarne le dinamiche di funzionamento, scoprirne pregi e difetti, ci sembra possa servire in particolare a tutti coloro (e non sono pochi) che vivono questa ennesima evoluzione tecnologica con un senso di sconcerto. Nella rubrica, con molta umiltà, mi è sembrato interessante propormi ai lettori quale esploratore di un pianeta appena scoperto, da cui tentare di inviare qualche utile messaggio in bottiglia.