Anselm Kiefer fa risplendere le sue Alchimiste

by azione azione
4 Marzo 2026

A Milano i grandi teleri del maestro tedesco omaggiano le donne di scienza rimaste per lungo tempo nell’oblio

Antica scienza esoterica dai confini sfuggenti, l’alchimia ambiva al perfezionamento della natura e dell’uomo attraverso la ricerca della pietra filosofale, sostanza purissima che al semplice contatto poteva trasformare i metalli vili in oro, donare la sapienza infinita e conferire l’immortalità. Sospesa tra filosofia, astrologia, chimica, fisica e medicina, quest’arte ambigua e affascinante, se dai più era vista come eversiva e ingannevole, da altri era considerata fonte di ricchezza e trasmutazione spirituale. L’alchimia ha vissuto la sua epoca d’oro tra il XV e il XVIII secolo: complici l’Umanesimo, il neoplatonismo e la riscoperta dei testi antichi, centinaia di adepti in tutta Europa si sono interessati ai libri esoterici e, tra alambicchi, pozioni, formule ed elisir, si sono cimentati nel disvelamento del segreto dell’origine della materia e dell’anima che la rende viva.

Anche molte donne in questo periodo non hanno rinunciato a sperimentare le possibilità inesplorate delle nuove discipline scientifiche. Donne colte e visionarie che, supportate da un approccio empatico alla conoscenza del mondo naturale, hanno dato attraverso l’alchimia un contributo non marginale alla nascita della scienza moderna.

Anselm Kiefer riporta in vita Caterina Sforza, Isabella Cortese e Marie Meurdrac sulle sue tele corrose e raggrumate

Sebbene spesso scoraggiate ed estromesse dalla cultura dominante, sono state figure che hanno agito con tenacia ai margini dell’erudizione ufficiale, spingendosi in quei territori dove le dottrine accreditate si mescolavano a un sapere misterioso e non codificato. Merito di questi personaggi femminili audaci e determinati è stato quello di dedicarsi all’arte alchemica discostandosi però dalla sua aspirazione principale, la ricerca dell’opus magnum, per esplorare invece pratiche altrettanto enigmatiche ma di più innovativo impiego, dando vita a una letteratura proto-scientifica di grande utilità per lo sviluppo delle competenze nell’ambito della chimica, della botanica, dell’astronomia e della farmacopea.

Che venissero considerate esperte studiose oppure scaltre imbroglione poco importa: grazie alla loro assidua attività di sperimentazione, ispirata principalmente alle teorie di Paracelso e di Jean Baptiste van Helmont, hanno creato un sapere pragmatico fecondo e stratificato, capace di intrecciare in maniera peculiare discipline diverse al fine di aprire strade inedite della conoscenza.

Rimaste per secoli in un oblio provocato dalla dispersione dei loro documenti, dall’appropriazione indebita delle loro intuizioni o dalla loro stessa volontà di nascondersi dietro a pseudonimi per sottrarsi a ingiuste condanne, queste donne vengono oggi riportate alla memoria e riabilitate in dignità e valore grazie alla pittura. Sono infatti i quarantadue teleri realizzati da Anselm Kiefer a consegnare molte delle alchimiste del passato al doveroso riconoscimento dei loro esercizi. Si tratta di dipinti imponenti che il maestro tedesco, tra i più grandi artisti viventi, ha realizzato in stretto dialogo con l’ambiente in cui sono ospitati, la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, uno spazio pregno di storia che porta su di sé le indelebili cicatrici della stoltezza umana. Qui i corpi femminili che campeggiano nelle monumentali opere di Kiefer fanno eco a quelli delle quaranta sculture delle donne di Caria mutilate dall’incendio causato dalle bombe degli alleati nel 1943, incrociando i loro vissuti per ricucire passato e presente, storia e memoria.

È così che nella mostra milanese distruzione e rinascita si alimentano reciprocamente. Temi centrali dei teleri di Kiefer, e più in generale dell’intera ricerca dell’artista, sono proprio la rigenerazione e la connessione tra gli opposti. Tenebra e luce, male e bene, morte e vita, oscurità dell’ignoto e chiarore dell’erudizione.

Kiefer, non nuovo a indagare nella sua arte la figura muliebre come forza generativa, interpreta il pensiero alchemico come percorso di disfacimento e palingenesi per rievocare un sapere femminile che reclama approvazione. Nei suoi grandi teleri, le donne riacquistano identità e sostanza emergendo in tutta la loro potente energia da una pittura materica, concitata e cruenta. Una pittura densa e viscerale che sa restituirne desideri e disinganni attraverso fisionomie brutali, imbevute di espressionismo nordico, capaci di farsi carico di tutte le pulsioni esistenziali.

Alchimista tra le alchimiste, Kiefer da sempre mette in risonanza il processo di trasmutazione con la propria idea di creazione artistica: alchimia e pittura sono per lui pratiche di metamorfosi radicale che cercano nella disgregazione la possibilità di una nuova forma di vita. È così che i suoi dipinti diventano veri e propri laboratori alchemici in cui piombo, zolfo, oro, argento, ma anche fiori, rami, cenere, sabbia e paglia, compiono la loro conversione sottoponendosi a ossidazioni, combustioni, elettrolisi e sedimentazioni. Una chimica lenta che plasma ogni elemento e gli conferisce nuovi significati.

Ma quali sono i nomi di queste donne che dominano le tele corrose e raggrumate dell’artista con la loro presenza intensa e vibrante? Eccone alcuni. Primo fra tutti c’è quello di Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, scienziata, condottiera e autrice di un manoscritto contenente più di quattrocentocinquanta ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche. Attorno a lei era fiorita la leggenda secondo cui sarebbe riuscita a produrre monete d’oro.

I teleri di Kiefer ribollonodi piombo, oro, cenere,e ossidazioni trasformando la memoria storica in esperienza visiva e tattile

Ci sono poi quelli di Lady Mary Herbert, erudita nella farmacopea, di Cristina di Svezia, bibliofila esperta di ermetismo, di Isabella Cortese, a cui è attribuito uno dei più celebri libri segreti del Rinascimento, e di Marie Meurdrac, autrice di un manuale di chimica domestica e medicina pratica concepito per un pubblico femminile. Ci sono, ancora, quelli di Camilla Erculiani, speziale e competente in meteorologia, di Margaret Cavendish, filosofa che intreccia metafisica, poesia e scienza, di Anne Marie Ziegler, condannata al rogo nel 1575 per le sue teorie scellerate, e di Dorothea von Cilli, astrologa ed esperta nella trasmutazione dei metalli che Kiefer, nella sua tela, rappresenta gravida, richiamando la simbologia del corpo muliebre come vas hermeticum in cui la natura porta a compimento una trasformazione continua.

E poi c’è il nome più antico, quello di Cleopatra, una delle pochissime donne a cui le fonti greche attribuiscono un ruolo autoriale nella tradizione alchemica. Un nome che ci ricorda a quanto lontano risalga quel silenzioso ma incisivo operato femminile che tanto ha fatto per la comprensione delle leggi e dei misteri del mondo.