Nei dintorni di Genova, tra musei, mercati, traffico, sport, e vento
Andare a Genova senza andare proprio a Genova. Sembra impensabile, ma i dintorni del capoluogo ligure hanno molto da offrire, anche nei mesi invernali, quando le giornate sono ancora corte e le temperature basse. Freddo sì, ma non sufficiente a rendere meno attrattivo il mare per chi non ci vive. Bastano pochi chilometri per allontanarsi dal caos cittadino e trovare rive accoglienti con un’acqua cristallina che, se non fosse per il clima, inviterebbero al bagno. Resta comunque la consolante sensazione di mare, accompagnata dallo sciabordio delle onde che s’infrangono sul litorale. Suoni che fanno presto dimenticare (e coprono) le auto in transito sulla statale che condividono coi ciclisti.
Sì, perché la regione è anche terra di sportivi, in numero crescente rispetto a qualche decennio fa. Una percezione confermata anche dai dati dell’Istituto nazionale di statistica, dove si legge che le persone di tre anni e più che praticano sport nel tempo libero in Italia sono aumentate dal 26,6% del 1995 al 37,5% del 2024 e che il 48,8% degli sportivi dichiara di praticare sport una o due volte a settimana. A ciò s’aggiunge il dato sul 62,5% delle persone che non praticano sport, dove il 29,7% svolge comunque attività fisica, con esercizi in casa, camminate o giri bicicletta.
Pedalando tra Arenzano, Cogoleto e Varazze o risalendo i sentieri dell’entroterra, c’è una Liguria che vive di ritmi lenti
Nei dintorni di Genova, per pedalare non c’è però solo la strada, che costringe i ciclisti a sfidare i pericoli di un traffico a volte intenso e caotico, no, in alcuni segmenti esistono pure comode e decisamente più sicure piste ciclopedonali, ricavate, come in altri luoghi, da antichi tracciati ferroviari. La tratta più prossima a Genova è quella che unisce Arenzano, Cogoleto e Varazze, tre pittoreschi borghi costieri che meritano una sosta, magari in una giornata di mercato. La ciclopedonale scorre per una decina di chilometri su un percorso pianeggiante e adatto a tutti, dove c’è chi pedala, ma anche chi cammina. Si corre pure a bordo strada o sugli stretti marciapiedi, per scampagnate o per veri allenamenti sul lungomare, con una vista imprendibile sul Mar Ligure.
La regione, ovviamente, vanta anche un ricco entroterra, dove le montagne attendono solo d’essere conquistate. Guardando oltre i borghi affacciati sulla costa, al di là della rete stradale e degli imponenti viadotti, è sempre il verde di boschi e prati a dominare, in contrasto con il grigio della città di Genova.
Montagne che sono quindi luogo di svago e d’altronde, a conferma dello sviluppo di quest’attività , anche in Liguria sono promossi diversi eventi sportivi, capaci d’attirare a ogni edizione centinaia di partecipanti. Un esempio è il Vertikal di Punta Martin, una corsa che dal paese di Acquasanta sale ai mille metri (1001 per la precisione) dell’omonima vetta, un rilievo appenninico a fianco del monte Pennello. La gara, ideata nel 2012 da un gruppo di amici, si disputa in novembre e s’inerpica velocemente affrontando sentieri di montagna con passaggi di primo e secondo grado di arrampicata, così come creuze (o crose), ossia stretti viottoli o mulattiere tipici della Liguria. In totale sono cinque chilometri con 897 metri di dislivello positivo che i primi percorrono nell’incredibile tempo di 40 minuti o poco più. Da qualche anno viene proposta, in contemporanea, anche la Skyrace, una corsa saliscendi con un dislivello totale di 1400 metri distribuiti su 21 km, sempre con partenza (e arrivo) ad Acquasanta.
Dalla montagna, dove s’incontrano comunque anche molti escursionisti che camminano per svago (e non per sport), volgendo lo sguardo verso il mare ecco emergere la città di Genova in tutta la sua grandiosità . Si tratta pur sempre di uno dei maggiori centri economico-produttivi d’Italia, che s’estende su circa 240 km² e che ospita oltre 560mila abitanti. Palazzi e palazzoni, il gigantesco porto o l’aeroporto si scorgono anche a chilometri di distanza, così come gli impressionanti viadotti. Per esempio quelli dell’autostrada A26, tra cui il più imponente è quello di Gorsexio, con la sua altezza massima di 172 metri. Fu costruito tra il 1972 e il 1978 e permette di superare un «vuoto» di 672 metri di lunghezza con una struttura in calcestruzzo armato. Un’altra opera maestosa che svetta nei paraggi è la turbina dell’omonimo parco eolico di Gorsexio, una delle più grandi del Nord Italia: inaugurata nel 2012, si trova sul piccolo comune di Mele e ha un rotore di centouno metri di diametro.Il villaggio di Mele, confinante con Genova, conta poco più di 2500 abitanti e il nome, al contrario di quanto si potrebbe supporre, non deriva dal frutto, ma bensì dal miele, come suffragato pure nello stemma comunale che, accanto alla rappresentazione di un’arnia, riporta la frase latina Ex melle mihi nomen (dal miele il mio nome). Nella frazione di Acquasanta, oltre al Santuario e alle terme, c’è anche il Museo della Carta di Mele, inaugurato nel 1997 a testimonianza dell’antico sapere dell’arte cartaria genovese.
A partire dal XV secolo, come viene spiegato durante le visite o nella documentazione, la produzione di carta ha infatti avuto un’importanza notevole nella storia socio-economica del territorio ligure. Sede del museo è l’antica cartiera Piccardo, edificata nel 1756 e tra le ultime ad aver cessato di funzionare, nel 1985. Dal 1992 la struttura è tornata a operare in questa nuova veste, mantenendo ancora le sue peculiarità e le caratteristiche all’interno di un opificio storico, dove è oggi possibile seguire il percorso che facevano gli stracci di fibra vegetale e la carta da macero prima di diventare nuova carta. Da vedere ci sono le strutture e i macchinari utilizzati fino a poco più di quarant’anni or sono e lasciati sul posto, come la ruota del mulino all’esterno, le vasche, i telai, gli ingranaggi, gli «stenditoi» e molti altri intriganti attrezzi all’interno.
Le visite guidate permettono di conoscere alcuni dettagli su quest’attività («un viaggio attraverso una storia antica fatta di uomini, donne, sacrifici e fatica»), ma pure di produrre artigianalmente un foglio di carta. Dal 2013, accanto all’attività museale, la struttura ospita anche un piccolo laboratorio, dove avviene la produzione di manufatti particolari come biglietti o altri prodotti personalizzabili, che riprendono in chiave moderna quest’attività tanto importante nel passato.
E se ancora ci fosse tempo ed energia, poco lontano da Mele, a meno di 20 km, varcando il Passo del Turchino a quota 588 metri, s’arriva velocemente a Campo Ligure. È un comune che non arriva ai tremila abitanti ma, con la sua piazza, gli oratori, il ponte, le sue tipiche vie, un castello e molto altro (tra cui l’arte della filigrana), è tutto da scoprire. Alla pari di altri paesi della regione merita una visita, ma Campo Ligure ha la particolarità di essere inserito tra i 371 borghi più belli d’Italia (di cui 28 in Liguria). La distinzione è stata conferita dall’omonima associazione privata che, nata nel 2002, si prefigge l’obiettivo di valorizzare e promuovere i piccoli centri che, forse grazie alla loro posizione periferica, hanno saputo proteggere e conservare la loro bellezza.


