Linfedema: non solo un problema estetico

by azione azione
25 Febbraio 2026

Una patologia cronica spesso sottovalutata che richiede diagnosi medica, cure appropriate e informazione corretta

Il 6 marzo ricorre la Giornata mondiale del linfedema, un’occasione per accendere i riflettori su una patologia cronica ancora poco conosciuta, ma tutt’altro che rara. Il linfedema colpisce il sistema linfatico e si manifesta con gonfiore persistente, dolore e limitazioni funzionali che possono incidere profondamente sulla qualità di vita di chi ne soffre. Parlarne significa fare informazione, promuovere diagnosi precoce e contrastare ritardi e fraintendimenti che spesso accompagnano questa condizione. L’obiettivo è informare, promuovere la diagnosi precoce, l’accesso alle cure e sostenere i pazienti e la ricerca.

«Ho scoperto di avere il linfedema dopo l’intervento al seno. All’inizio pensavo fosse solo gonfiore, un fastidio estetico, ma presto ho capito che era una vera malattia. La terapia con bendaggi, linfodrenaggio ed esercizi mi ha aiutata a gestirlo, ma la parte più importante è stata imparare a riconoscerlo e affrontarlo presto. Oggi voglio parlarne per far capire che non è solo un problema di aspetto, ma di salute». Il racconto di Rosa (nome noto alla redazione) riporta al centro una domanda cruciale: il linfedema è una condizione medica da curare o un semplice problema estetico? Perché spesso questa patologia vera e propria viene confusa con un semplice gonfiore o un problema estetico, ma in realtà si tratta di una patologia del sistema linfatico che richiede valutazione e trattamento medico. Allora, distinguere tra ciò che è sanitario e ciò che è puramente estetico è fondamentale per intervenire correttamente e prevenire complicazioni.

«Il linfedema non è un problema estetico, ma una vera e propria condizione medica». Così esordisce il dottor Corrado Campisi (specialista in Chirurgia plastica e ricostruttiva che coordina il Centro multidisciplinare specializzato nella diagnosi e nella cura delle patologie linfatiche alla Clinica Sant’Anna di Sorengo e Presidente della Società Mondiale di Linfologia, International Society of Lymphology – ISL) che spiega: «Si parla di linfedema quando si verifica un gonfiore persistente in una parte del corpo, dovuto all’accumulo di liquido linfatico, che dura oltre due-tre mesi». Non basta quindi un gonfiore temporaneo come quello che può comparire dopo un lungo viaggio in aereo o una storta alla caviglia: «In questi casi si tratta di edema transitorio, non di linfedema». Mentre le cause di questa patologia possono essere molto diverse e, a questo proposito, egli spiega: «A volte il linfedema insorge spontaneamente, senza un evento scatenante evidente, altre volte può comparire dopo infezioni, vaccinazioni, punture di insetti o anche piccoli traumi quotidiani, come una lesione durante manicure o pedicure, il giardinaggio o il contatto con animali domestici». Anche se alcuni fattori scatenanti sembrano banali, questi possono provocare un’infiammazione acuta che evolve in edema linfatico persistente il cui punto chiave è la durata e la persistenza del gonfiore: «Se supera i 90 giorni, non rientra spontaneamente e può essere legato a traumi o interventi chirurgici, porta a diagnosticare il linfedema: una condizione cronica che richiede valutazione e trattamento medico, e non semplici rimedi estetici».

Negli ultimi anni la ricerca sul linfedema ha fatto passi avanti importanti, soprattutto nella diagnosi precoce. Uno studio pubblicato dal Medical Oncology (Springer, 2024), dice che oggi esistono strumenti che permettono di individuare i primi segnali della malattia prima che il gonfiore diventi evidente, come la bioimpedenziometria e alcuni esami di imaging specifici del sistema linfatico. E Campisi sottolinea: «Riconoscere il problema in fase iniziale consente di intervenire tempestivamente, limitandone l’evoluzione e aumentando l’efficacia dei trattamenti. È quindi rischioso affidarsi esclusivamente a trattamenti estetici quando compare un edema iniziale. Spesso, soprattutto in donne dopo una gravidanza o in situazioni fisiologiche, il gonfiore viene percepito come un semplice inestetismo e ci si rivolge a centri estetici per massaggi, pressoterapia o carbossiterapia. Tuttavia, se la condizione non migliora e tende a peggiorare, va posta seria attenzione al problema. Molti pazienti arrivano agli specialisti dopo anni di tentativi estetici infruttuosi, senza aver ricevuto alcun trattamento strutturato di valenza medico-terapeutica».

L’invito è dunque quello di rivolgersi al medico di famiglia, e poi a uno specialista, già ai primi segnali di edema persistente: «La diagnosi precoce non solo consente di intervenire in modo efficace, ma evita anche che la condizione diventi cronica, più difficile da trattare e con un impatto maggiore sulla qualità di vita». Diagnosi che richiede sempre un approccio medico, perché questa condizione cronica è destinata a peggiorare se trascurata: «Il primo riferimento dovrebbe essere il medico di famiglia, che può riconoscere i segnali iniziali e indirizzare tempestivamente allo specialista, al quale è ideale rivolgersi già entro 3-6 mesi dalla comparsa dei primi gonfiori persistenti, evitando così ritardi che rendono più difficile il trattamento». Una volta segnalato il problema, il percorso multidisciplinare può coinvolgere diverse figure: «Specialisti del sistema linfatico, chirurgia plastica, angiologia e medicina vascolare (valutazione della componente venosa spesso associata); endocrinologi per eventuali fattori ormonali; dermatologi per la pelle; e professionisti per la nutrizione e il controllo del peso corporeo, dato che sovrappeso e stile di vita influiscono sul rischio e sull’evoluzione del linfedema». Campisi osserva che un buon angiologo di riferimento è fondamentale per la valutazione strumentale venosa potenzialmente concomitante, mentre la fisioterapia complessa specializzata può intervenire con protocolli avanzati di terapie decongestive: «L’obiettivo è una presa in carico precoce, coordinata e completa, che massimizza l’efficacia del trattamento e previene complicanze, garantendo al paziente una gestione sicura e strutturata della malattia».

Accanto alle terapie conservative tradizionali, basate su bendaggi, compressione e linfodrenaggio, si sono sviluppate tecniche chirurgiche mini-invasive che aiutano a migliorare il deflusso della linfa con l’obiettivo di ricostruire la funzione linfatica alterata (Lymphatics, MDPI, 2024). Nel 2023 Nature – Scientific Reports riporta che un altro ambito di ricerca molto attivo riguarda la prevenzione del linfedema dopo interventi oncologici, grazie a procedure che ricostruiscono i vasi linfatici già durante l’operazione per tumore. Ciò significa che, sebbene il linfedema resti una malattia cronica, la ricerca sta offrendo nuove prospettive per una migliore qualità di vita. Non sempre si può prevenire, ma si può ridurne il rischio, aggiunge il nostro interlocutore: «Muoversi, mantenere un peso sano e controllare eventuali infiammazioni aiuta molto». Egli sottolinea nuovamente l’importanza della diagnosi precoce: «Permette di intervenire subito con approcci terapeutici conservativi nell’ambito di un percorso multidisciplinare. Massaggi o trattamenti estetici da soli non bastano». Il messaggio è chiaro: riconoscere il linfedema come un problema di salute pubblica è fondamentale: «Non è raro e colpisce soprattutto le donne. La diagnosi precoce, anche a 3-6 mesi dai primi segni, permette interventi efficaci con tassi di successo oltre l’80%, evitando peggioramenti, inutili pellegrinaggi tra diverse figure mediche e che causano profonda frustrazione, mentre ricordiamo che il trattamento precoce migliora fortemente la qualità di vita con risultati eccellenti».