L’8 marzo, tra i diversi oggetti in votazione, figurano anche la riforma fiscale e l’iniziativa in difesa di monete e banconote
Attesa da oltre quarant’anni, l’imposizione individuale delle coppie sposate potrebbe essere finalmente accolta dagli svizzeri, l’8 marzo prossimo. Si vota perché la legge che introduce questo cambiamento è combattuta da due referendum: il primo lanciato da un comitato interpartitico e il secondo da dieci Cantoni. La riforma vuole parificare fiscalmente gli sposi ai concubini per eliminare la «penalizzazione del matrimonio». Gli oppositori temono che la soluzione proposta sia «peggiore del male che vuole guarire». Attualmente, le coppie sposate sono tassate congiuntamente: i redditi e la sostanza dei coniugi vengono sommati, con un maggior onere fiscale rispetto alle coppie conviventi, sottoposte al regime di imposizione individuale.
Sarà la volta buona per cancellare questa disparità di trattamento? Stando ai sondaggi, una maggioranza sarebbe favorevole alla legge federale sull’imposizione individuale, approvata dalle Camere di stretta misura, quale controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Per un’imposizione individuale a prescindere dallo stato civile (Iniziativa per imposte eque)», presentata dalle donne PLR. Se la legge fosse accolta, l’iniziativa sarebbe ritirata. Altrimenti si vota di nuovo.
In caso di accettazione popolare, l’imposizione individuale si applicherebbe non solo sul piano federale, ma anche ai livelli cantonale e comunale. Questa armonizzazione richiederà tempo, tanto che la legge dovrebbe entrare in vigore solo nel 2032. Il progetto prevede una diminuzione del gettito dell’imposta federale diretta (IFD) stimata sui 630 milioni di franchi all’anno. La perdita per i Cantoni, che beneficiano delle entrate dell’IFD, è valutata a 130 milioni. La ripercussione sulle entrate fiscali cantonali e comunali dipende dall’attuazione dell’imposizione individuale da parte dei Cantoni.
La legge prevede che la tassazione non dipenderà più dallo stato civile, per cui ognuno pagherà le imposte in base al proprio reddito e alla propria sostanza. Ciascun coniuge presenterà la propria dichiarazione fiscale. Il reddito (per es. lo stipendio o la pensione) sarà tassato individualmente. Alle coppie sposate e alle persone non sposate verrà dunque applicata la stessa tariffa fiscale. Per alleviare il carico fiscale delle famiglie, la deduzione per figli nell’ambito dell’IFD passerà da 6800 a 12000 franchi. Si stima che la legge dovrebbe favorire fiscalmente circa la metà dei contribuenti che versano l’IFD e penalizzare il 14%. I principali beneficiari sono i pensionali e le famiglie a doppio reddito. Fra i perdenti ci sono le famiglie monoreddito e le persone sole senza figli.
Dieci Cantoni (AI, AR, AG, NW, OW, SG, SZ, TG, UR, VS) hanno lanciato il referendum, ritenendo che l’imposizione individuale «non equivalga a una maggiore equità fiscale»: pur eliminando la «penalizzazione del matrimonio», «creerebbe nuove disparità ». A livello nazionale, si prevedono circa 1,7 milioni di dichiarazioni d’imposte in più. Un vero grattacapo per le amministrazioni impegnate nella verifica delle tassazioni. Saranno necessari circa mille posti di lavoro supplementari con un aumento dei costi per il personale.
Il referendum è stato impugnato anche da un comitato interpartitico (Centro, UDC, Evangelici, UDF), sostenuto da Unione dei Contadini e USAM, per il quale la soluzione proposta non risolve il problema e non garantisce maggiore equità . L’imposizione individuale – assicurano Governo e Parlamento – porrà invece fine alla diversità di trattamento tra coppie sposate e concubine. Secondo i fautori (PLR, PS, Verdi, PVL, Economiesuisse), le critiche degli avversari (minori entrate e maggiori oneri amministrativi) non possono continuare a giustificare un sistema fiscale notoriamente distorto e ingiusto. Occorre dunque porre fine alla disparità di trattamento e dare una risposta moderna e coerente con lo Stato di diritto, nell’ottica anche della parità tra uomini e donne (eliminando gli effetti fiscali negativi per il secondo reddito, incentiva il lavoro di queste ultime anche dopo la maternità ).
Garantire il denaro contante
L’8 marzo prossimo si vota anche sull’iniziativa popolare «Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote», promossa dal Movimento svizzero per la libertà , il quale vuole impedire che monete e banconote vengano eliminate o soppiantate. L’iniziativa chiede che il contante sia sempre disponibile in quantità sufficiente e che un’eventuale sostituzione del franco svizzero con un’altra valuta possa avvenire solo tramite modifica costituzionale, quindi con il voto del Popolo e dei Cantoni.
Il tema arriva alle urne in un momento in cui i pagamenti senza contante sono in forte crescita: se nel 2017 rappresentavano il 30% delle transazioni, nel 2025 hanno raggiunto il 70%, trainati dall’uso sempre più diffuso di carte di credito e app di pagamento. Nonostante questa evoluzione, il contante rimane molto apprezzato: secondo la BNS, il 95% della popolazione ne riconosce l’importanza. Anche il Consiglio federale considera fondamentale garantirne la disponibilità , tuttavia ritiene che l’iniziativa non sia lo strumento più adeguato per raggiungere questo obiettivo. Per questo ha elaborato un controprogetto diretto (Decreto federale concernente la valuta svizzera e l’approvvigionamento in numerario) – approvato dal Parlamento e sottoposto al voto insieme all’iniziativa – che, a differenza dell’iniziativa, riprende «formulazioni giuridiche collaudate, chiare e facilmente applicabili», come ha sottolineato la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter. Anche il controprogetto prevede che la garanzia dell’approvvigionamento di contante e l’utilizzo del franco svizzero come moneta nazionale, previsti dalla legislazione attuale, siano iscritti nella Costituzione. Tuttavia differisce dall’iniziativa perché incarica la Banca nazionale svizzera, e non la Confederazione, di garantire l’approvvigionamento di contante.
Per il Governo e il Parlamento il controprogetto rafforza la posizione giuridica del contante e del franco quale unità monetaria nazionale. Esso riprende le legittime richieste dell’iniziativa, ancorando nella Costituzione due principi: la BNS continua a garantire l’approvvigionamento di contante e il franco è e rimane l’unità monetaria della Svizzera. Né l’iniziativa, né il controprogetto comporterebbero cambiamenti nella vita quotidiana. Non ne deriverebbero nuovi compiti o costi aggiuntivi. Inoltre non introducono il diritto di pagare in contanti o impongono l’obbligo di accettarli.
Ritenendo il controprogetto troppo impreciso, il comitato d’iniziativa ha scelto di non ritirare il proprio testo, che a suo avviso garantisce in modo più chiaro, a livello costituzionale, il mantenimento del denaro fisico, ossia di banconote e monete. Le Camere federali hanno invece respinto nettamente l’iniziativa – nonostante risulti più apprezzata nei sondaggi – e sostenuto il controprogetto diretto del Consiglio federale. Gli elettori dovranno quindi esprimersi separatamente su iniziativa e controprogetto, rispondendo con un sì o un no a entrambe le domande. Inoltre, nella domanda risolutiva potranno indicare quale delle due opzioni preferiscono nel caso in cui venissero approvate entrambe.
