A colloquio con il giovane rapper genovese, fra i protagonisti del prossimo Sanremo
Non appena inizia a raccontare le sensazioni rispetto al suo debutto in gara al Festival di Sanremo, Sayf sembra voler minimizzare, abbassare le aspettative sul suo conto (che sono già ragionevolmente altissime). Parlando del suo brano Tu mi piaci tanto, infatti, commenta: «È semplicemente una canzone come un’altra. Chi me l’ha fatto fare di andare a Sanremo? Questo sistema. La musica si vende, e quindi vendiamola», ha detto con il sorriso timido, ma anche con tutta la sua naturale convinzione.
Le aspettative su di lui, lo dicevamo, sono già molto forti. E i motivi sono molti. Sayf (all’anagrafe Adam Viacava) è uno dei nomi che meglio testimoniano la ricchezza della scena rap genovese. Infatti, l’artista, classe 1999 nato da una famiglia italo-tunisina, unisce rap e melodie, cantautorato e sonorità jazz (ha iniziato a suonare la tromba fin da piccolo). Ma anche sonorità sudamericane, influenze arabe e una costante presenza di riferimenti alla tradizione musicale genovese. Questo suo approccio alla musica è prezioso e personalissimo. Così come la sua canzone in gara a Sanremo, Tu mi piaci tanto, che inizia citando le alluvioni di Liguria ed Emilia-Romagna. «Mi sono venute queste immagini in mente, durante la scrittura del pezzo. Ciò che è avvenuto in Liguria ovviamente l’ho vissuto in prima persona. Mi ricordo che ai tempi, avrò avuto 13 o 14 anni, ero andato anch’io a togliere il fango».
Tu mi piaci tanto contiene anche immagini della cultura popolare italiana. Passa da un omaggio a Fabio Cannavaro alla celebre citazione «L’Italia è il Paese che amo» di Silvio Berlusconi: «Mi affascinano tutte le vicende che riguardano la Prima Repubblica. Mi interessano perché voglio capire cosa è successo allora, cosa sta succedendo ora e cosa succederà. La storia è circolare». Ma Sayf riporta alla memoria di tutti anche la tragedia di Luigi Tenco, cantautore che proprio a Sanremo è morto ormai 59 anni fa.
Canta, infatti: «Amore, amore mio, che paura di venir capito in questa fase di tirocinio, Tenco è morto qui vicino». Questa, spiega, «è una citazione personale, perché racconto la paura di venire capito. Ho fatto musica tutta la vita, senza una particolare attenzione addosso. Ora, piano piano, quest’attenzione sta arrivando. Sto iniziando a sentirla, questa pressione di giocarmela bene, se non ai semplici fini di carriera anche ai fini di vita, perché se mi finisce il sogno della musica io non so cosa vado a fare». Nella canzone, poi, parla anche delle «botte nelle piazze» e richiama l’immagine del «fiore su una camionetta». «È il classico simbolo della non-violenza. Qui ci vogliono tutti scontrati e chi mangia non siamo mai noi che ci scontriamo: è la gente sopra di noi. Io non sono un rivoluzionario, io faccio una canzonetta. Però magari a qualcuno viene la voglia di fare qualcosa. Io sono un sognatore. Sogno un mondo tranquillo, unito. Siamo tutti uguali, è che poi ce lo si dimentica…».
Tra le peculiarità della scrittura di Sayf c’è la sua capacità di abbracciare una visione ironica sulla realtà, ma senza perdere un’emotività che cresce, reale e potente. «Questo mio modo di scrivere secondo me va interpretato in chiave quasi infantile. Se ci fate caso, un bambino non si fa problemi a dirti: “Sei brutto!”, ma molte volte te lo dice ridendo. Penso di avere quel tipo di tono: voglio permettermi di dire una verità – o di dare un punto di vista anche brutto o crudo – ma senza avere la pesantezza o la serietà dell’adulto. Mi piace che venga vista come una cosa volutamente infantile. Anche il “Tu mi piaci tanto” del titolo è di per sé una frase molto “da bambino”, però mi piace, perché con questo tono io posso parlare di più cose».
Durante la serata delle cover, in programma venerdì 27 febbraio, Sayf duetterà sul palco dell’Ariston con Alex Britti e Mario Biondi. I tre artisti porteranno una loro reinterpretazione di Hit the Road Jack. Rispetto a questa collaborazione, Sayf racconta: «L’idea della canzone era già quella, dovevamo solo capire come farla e con chi. Poi è spuntato il video di Alex Britti e Mario Biondi che suonavano insieme e questo ci ha dato lo spunto di chiamarli entrambi. Quando poi ho scoperto che avevano lavorato entrambi con Ray Charles… Le cose, secondo me, vanno sempre come devono andare. E il destino ha voluto così».
Se il circuito pop ha iniziato a conoscere Sayf soprattutto grazie alla collaborazione della scorsa estate con Marco Mengoni e Rkomi sul brano Sto bene al mare, ora sarà tutto il pubblico generalista a restare ammaliato dal suo stile e dai colori della sua musica. L’esperienza di Sanremo cambierà Sayf e la sua gentilezza? Si trasformerà in una popstar? Lui ci rassicura. «Non ho paura di snaturarmi: sono qui e mi fa piacere. Allo stesso tempo, secondo me è importante rimanere legati a quello che si vive, a quello che si ama vivere. Io sono tranquillo su questo perché so che, indipendentemente da come andrà, non andrò a cercarmi determinati tipi di contesti. Io sono tranquillo e sto in posti tranquilli. Mi va bene così».
