Altri campioni: Claude Alain spiega come sia stato possibile raggiungere i quattromila metri del Monte Rosa con un dualsci
Claude Alain prende in mano il telefono per controllare le previsioni meteo dei prossimi giorni di inizio gennaio. Poi il dito scivola sull’app del rullino fotografico e la sua attenzione si ferma su un’immagine scattata poche ore prima, in piena azione durante un’ascesa lungo una delle tante cime del Parco nazionale della Vanoise. Nella foto compaiono una decina di persone, ciascuna impegnata in un ruolo preciso. Al centro, una persona con disabilità è seduta su una speciale sedia dotata di due sci: il cosiddetto dualsci.
Fa freddo, oggi, un freddo pungente. Ma la persona all’interno della scocca è ben protetta ed equipaggiata. Del gelo, grazie a indumenti tecnici, casco, bandane, guanti, crema solare, grandi occhiali protettivi e soprattutto a un sacco a pelo per le gambe con sistema di riscaldamento integrato, l’ospite quasi non si accorge. Sta vivendo un’esperienza unica e indimenticabile: un’escursione in pelli di foca.
Un’avventura che già solo a immaginarla sembra inverosimile, eppure… Basta osservare meglio l’immagine. Attorno alla protagonista ci sono altre otto persone: otto studenti-atleti di alcune scuole internazionali di Villars che si sono messi a disposizione per questa spedizione di quattro giorni. Dalla foto si intuisce che sono legati a delle corde tramite moschettoni e che trainano all’unisono il dualsci verso l’alto.
Claude Alain scorre ancora e avvia un filmato. L’andatura è lenta, necessariamente lenta. Ogni passo deve essere coordinato affinché lo sforzo sia distribuito in modo uniforme. Un compito tutt’altro che semplice, visto che il terreno raramente è regolare per più di pochi metri. Come su un’imbarcazione, dove lo skipper decide la rotta, anche qui c’è una persona che guida l’insieme: è lo stesso Claude Alain, che mantiene il dualsci costantemente in equilibrio durante la salita.
Claude Alain spegne il telefono. Qui, in capanna, si preferiscono i racconti agli schermi. Ne approfittiamo per fargli qualche domanda e ascoltare la sua storia: «Quello che si vede in questa foto è una parte del team. In realtà , la spedizione durata quattro giorni era composta da quattro persone in situazione di andicap sul dualsci, quattro guide alpine, due medici e 23 persone che tirano con le corde».
Da molti anni Claude Alain è a capo di un’associazione chiamata Handiconcept che permette a persone con paraplegia, tetraplegia e poli-disabilità di sciare grazie a strumenti come mono, dual e tandemsci. La passione per la montagna e per lo sci escursionismo ha fatto il resto: «A un certo punto mi sono chiesto: perché non provare a portare il dualsci anche in un’escursione in pelli di foca?».
Con il sostegno di alcuni allievi di più scuole internazionali di Villars, appassionati di sci alpinismo, e con l’accompagnamento di guide alpine specializzate e di uno staff medico, nasce così il progetto, ben tredici anni or sono. Prima un’escursione di un giorno, poi una di tre giorni nella regione del Sempione, per capire se l’idea avesse davvero un futuro. Le difficoltà non sono mancate. «Le corde fisse – spiega Claude Alain –, inizialmente provocavano strattoni continui alla persona trasportata. La soluzione è arrivata inserendo degli elastici tra moschettoni e corde. Anche le inversioni durante la salita si sono rivelate complesse, per via della necessaria coordinazione e del groviglio di corde». Superati questi e altri piccoli problemi iniziali, l’impresa si è però rivelata possibile.
L’esperienza sul Sempione e nelle regioni limitrofe è stata ripetuta per circa dieci anni, con il costante coinvolgimento degli studenti delle diverse scuole Internazionali di Villars, le quali nel frattempo hanno iniziato a finanziare il progetto. Forte dell’esperienza accumulata, Claude Alain lo scorso anno ha deciso di puntare ancora più in alto: il Monte Rosa.
La preparazione è durata due mesi. Inizialmente sono state selezionate le persone che desideravano partecipare a una spedizione di più giorni. A queste si sono uniti due sciatori ed escursionisti che, a seguito di un incidente, avevano visto quei luoghi trasformarsi in lontani ricordi. Per loro, l’ascesa rappresentava una seconda possibilità . È nato così un gruppo di oltre venti persone, composto da medici, guide alpine e un nutrito numero di giovani «tiratori». È stato il primo dualsci a raggiungere quota 4216 metri.
Claude Alain si emoziona ancora oggi nel raccontarlo. Qui, invece, nel Parco nazionale della Vanoise, ci troviamo su un itinerario più semplice, ma non per questo scontato. In montagna nulla lo è. Nonostante sopralluoghi e prove preventive, gli imprevisti sono sempre in agguato. Ricorda, ad esempio, anni fa, l’arrivo a una capanna durante una spedizione nei pressi del Gran San Bernardo: stanchi, i partecipanti scoprirono che l’accesso alle camere era stato nel frattempo limitato e furono costretti a dormire in cucina. O ancora, gli ultimi trenta metri privi di neve per raggiungere una capanna che ha reso necessario l’utilizzo delle corde per calare i partecipanti verso l’ingresso.
Claude Alain di storie da raccontare ne avrebbe molte altre. Riprende il telefono e mostra nuove immagini, altre mete, fino alla vetta del Monte Rosa e ai video delle discese. Qui la squadra si riduce a due: il passeggero e la guida. Due sci larghi sotto il dualsci e la tecnica della guida che restituisce sensazioni altrimenti impossibili: libertà , velocità , emozione. Viene in mente, soprattutto in questo periodo, il motto olimpico «citius, altius, fortius» («più veloce, più in alto, più forte»). Ma qui siamo oltre, in una dimensione dove lo spirito olimpico lascia spazio alla gioia pura di tornare a salire e scendere in alta montagna, immersi nel silenzio, nel bianco.
È tempo di spegnere il telefono, definitivamente per oggi. Domani sarà un’altra giornata.
