Convegno: pubblicati da Armando Dadò gli atti della giornata di studio locarnese
Nel 2023, a cento anni dalla nascita, si era ricordata in Ticino la figura di padre Giovanni Pozzi, lo studioso, italianista e filologo cappuccino originario di Locarno, per molti anni docente di letteratura all’Università di Friburgo. In quell’occasione, oltre ad alcuni eventi collaterali, erano stati organizzati ben due convegni scientifici: uno «ufficiale», a maggio a Lugano, promosso dall’Associazione Biblioteca Salita dei Frati in collaborazione con l’USI e il Dipartimento di italiano dell’ateneo friburghese; e uno più «spontaneo», il 14 ottobre a Locarno, per iniziativa di Carlo Ossola e François Dupuigrenet.
Padre Giovanni Pozzi ritorna alla luce rinnovando la cultura francescana proprio a ridosso degli 800 anni dalla scomparsadel santo fondatore
Gli atti del primo convegno, La costanza del risultato, l’ardimento dell’interpretazione, erano stati pubblicati da Interlinea nell’autunno del 2024, mentre quelli della seconda giornata di studi hanno trovato sede pochi mesi più tardi presso l’editore Dadò, sotto il significativo titolo Preghiera e poesia. Una destinazione non casuale, perché il medesimo editore locarnese aveva già ospitato nel 2023 il libro San Francesco di scrittura in preghiera, un’antologia dei principali studi pozziani sul Cantico delle creature, curata dallo stesso Dupuigrenet.
Se il primo convegno, quello luganese, si era concentrato dichiaratamente su Pozzi, sui suoi ambiti di ricerca e sugli studiosi con i quali si era relazionato, con testimonianze anche di chi lo aveva conosciuto, l’appuntamento locarnese (e il volume Dadò ben lo dimostra) allargava piuttosto lo sguardo provando a concepire una serie di affondi tematici che non sarebbero forse spiaciuti al diretto interessato. Un convegno, insomma, non tanto su di lui quanto per lui, immaginandolo come un potenziale relatore o al limite uno spettatore curioso. In realtà alcuni dei contributi restano comunque molto aderenti alla sua figura: così avviene ad esempio per il capitolo di François Dupuigrenet sulle litanie mariane e la collaborazione con Mario Botta ed Enzo Cucchi per la chiesa del Tamaro, oppure quelli di Laura Quadri sugli studi mistici, di Saverio Snider sulla religiosità popolare o di Alessandro Martini (suo successore alla cattedra friburghese) sul Pozzi «lettore di poesia».
Altri studiosi invece, forse anche perché più esterni alla rete delle conoscenze svizzero-italiane, da Pozzi partono per andare altrove, sempre comunque dentro il raggio della cultura francescana: Holly Flora si dedica alle Lettrici laiche davanti alle stigmate di san Francesco, Alessia Meneghin alle Forme e modi della devozione popolare in Toscana nel tardo Medioevo e Daniele D’Aguanno – citando indirettamente un bel titolo di Pozzi – a Come pregava la gente al Centro e al Sud. Giacomo Jori, docente all’USI, scrive di San Francesco nella letteratura italiana fra Rinascimento e Barocco, Erminia Ardissino propone invece un contributo su La «Vita di Iesu Christo» di Ludovico da Filicaia (che fu uno dei fondatori del convento cappuccino di Bigorio) mentre Sandra Migliore si occupa degli «usi e abusi» della figura di san Francesco nel XX secolo.
Nel complesso traspare, dal volume curato da Francçois Dupuigrenet e Laura Quadri, una vitalità non soltanto delle prospettive di ricerca inaugurate da padre Pozzi attorno al tema della preghiera che si fa poesia (e viceversa), ma soprattutto degli studi francescani più in generale, proprio oggi che entriamo in un importante anno giubilare – gli 800 anni dalla scomparsa del santo fondatore – durante il quale possiamo aspettarci un profluvio, se non una vera e propria alluvione di pubblicazioni sul tema. Bene che anche la Svizzera italiana, con questa e altre iniziative, senta la necessità di fare la propria parte.
