L’eredità universitaria del visionario Angelo

by azione azione
4 Febbraio 2026

Viaggio alle origini del prestigioso Istituto Dalle Molle per lo studio dell’Intelligenza artificiale, avanguardia scientifica nella Svizzera italiana dal 1973

L’intelligenza artificiale ha conquistato il mondo. Per la rivista «Time» è la «persona» dell’anno 2025. È sulla bocca di tutti, anzi è nella propaggine elettronica di tutti, in tasca, sulla scrivania, in cucina… I corsi si moltiplicano, dai master di specializzazione per giovani nativi digitali all’infarinatura di recupero per la Terza Età più curiosa.

Per «esseri umani dai 6 ai 99 anni» l’Ideatorio dell’Usi ha costruito un percorso ludico-didattico transgenerazionale, «un’esposizione interattiva per scoprire cosa si nasconde dentro a robot e intelligenze artificiali e riflettere su che cosa ci distingue da loro». Come conferma il programma di approfondimento proposto all’Ideatorio di Cadro (ideatorio.usi.ch), il progetto di divulgazione scientifica è curato dall’Istituto Dalle Molle di studi sull’Intelligenza Artificiale (IDSIA), forte di un’autorevole esperienza educativa maturata sul campo fin dagli anni Ottanta del secolo scorso. Era il 1987, infatti, quando l’Istituto, in collaborazione con l’Associazione ticinese elaborazione dati e l’allora Dipartimento della pubblica educazione, propose il suo primo corso, che conciliava la formazione teorica con quella pratica. I destinatari erano analisti, programmatori, dirigenti aziendali, ma anche docenti e studenti, purché avessero sufficienti conoscenze di linguaggi di programmazione e di sistemi operativi di calcolo. Sorprendentemente gli iscritti furono 87, oltre il doppio di quanti se ne attendevano.

Con queste cifre promettenti nel campo della didattica e un programma di ricerca di prestigio internazionale, l’Istituto dalle Molle si (ri)presentava alla Svizzera italiana al rientro da un decennio di maturazione accademica all’Università di Ginevra. All’indomani della bocciatura in votazione popolare del CUSI (Centro universitario della Svizzera italiana) e 10 anni prima della nascita di USI e SUPSI, l’Istituto rientrava a Lugano con una rinnovata missione: lo studio dell’Intelligenza artificiale. Era la naturale evoluzione di quel microlaboratorio sperimentale di elaborazione automatica del linguaggio che nel 1976 aveva lasciato Lugano alla volta di Ginevra per mancanza di humus accademico nella Svizzera italiana.

Il progetto lungimirante di un Istituto di studi semantici e cognitivi era quello di Angelo Dalle Molle (1908-2001), industriale veneto fino ad allora noto per il suo straordinario fiuto imprenditoriale, culminato nel successo dell’amaro Cynar, magistralmente pubblicizzato dall’attore Ernesto Calindri in mezzo all’infernale traffico milanese degli anni Settanta come il toccasana contro «il logorio della vita moderna».

Da sessantenne appagato dall’impero industriale costruito cavalcando innovativamente il boom economico, Angelo Dalle Molle aveva avviato una seconda vita, votata allo studio degli strumenti utili al benessere dell’umanità. Nel 1973, vendute le sue quote societarie, si permette il lusso di dedicarsi interamente ai suoi nuovi progetti: acquista una grande villa sul Brenta, villa della Barbariga, dove trasferisce la sua residenza e crea il suo laboratorio affacciato sul futuro dell’ecologia. Con il Centro studi della Barbariga e la successiva società PGE (Progetti Gestione Ecologica) si lancia nell’avventura di un sistema integrato di produzione di auto elettriche e di organizzazione di car sharing. Il suo obiettivo è quello di liberare le città (e i centri storici in particolare) dall’inquinamento e dagli intasamenti. Dal logorio del traffico moderno, per dirla alla Cynar… Ma i tempi non sono maturi e la visione dello studioso imprenditore ecologista finisce per scontrarsi con l’infinita burocrazia, il potere dell’industria automobilistica e una tecnologia acerba.

A dir poco acerbo, in quell’inizio degli anni Settanta, era anche lo studio delle interazioni fra uomo e macchina, altro pallino di Dalle Molle. Le applicazioni dell’informatica, il poliedrico imprenditore le aveva già toccate con mano in azienda, dove, nel 1968, aveva fatto installare un sistema a schede perforate dell’IBM per sollevare il reparto fatturazione del Cynar, messo sotto stress dall’impennata delle vendite.

Imprenditore di successo, mago del marketing e della comunicazione, Dalle Molle si era profilato in quegli anni anche nel campo intellettuale, pubblicando la rivista progressista ed europeista «La via aperta al benessere di tutti». Il visionario progettista del benessere diffuso guarda quindi alla Svizzera federalista e quadrilingue come laboratorio ideale al centro dell’Europa non ancora unita.

Dalla felice congiunzione astrale tra capitale italiano e politica svizzera, si crea così a Lugano la Fondazione Dalle Molle per la qualità della vita, genitrice di quel primo Istituto di studi semantici e cognitivi (ISSCO) nato nel 1973. A presentare il nuovo istituto scientifico fu il vice presidente della Fondazione, Ferruccio Bolla (1911-1984), avvocato luganese, che a Berna sedeva allora nel Consiglio degli Stati, che aveva presieduto l’anno precedente. In estrema sintesi, l’obiettivo dichiarato da Bolla per la decina di scienziati internazionali chiamati a Lugano da Dalle Molle era «l’elaborazione di un progetto di lingua universale artificiale, semplice e univoca, idonea alla manipolazione meccanica e alla elaborazione automatica».

In un salone di Villa Heleneum (prima sede dell’ISSCO, messa a disposizione dalla città di Lugano) gremito di autorità politiche e scientifiche cantonali e nazionali convenute all’inaugurazione, Ugo Sadis, capo dell’allora Dipartimento dell’educazione, non aveva esitato ad accogliere l’iniziativa come «il primo nucleo di un centro universitario che la Svizzera italiana intende promuovere».

Nasceva così quello che 50 anni più tardi sarebbe entrato di diritto a far parte dei dieci più importanti centri della storia dell’Intelligenza artificiale, oggi fiore all’occhiello di USI e SUPSI, in cui l’Istituto è stato pienamente integrato nel 2000.

Postilla

Ed è forse per riconoscenza al Cynar, al carciofo e alle erbe che ne hanno fatto la fortuna, che il poliedrico Dalle Molle, nel 1988, volle creare in Vallese anche Mediplant, un istituto per la ricerca, la consulenza e la valorizzazione delle piante medicinali e aromatiche.