Come già accaduto in altri contesti, anche i giorni passati, pervasi dal grande dolore per i tragici eventi di Crans-Montana, hanno visto lo sport rivestire una volta di più il ruolo di elemento salvifico per eccellenza, in grado di fungere da «collante» e conforto in momenti tanto difficili per il nostro Paese: la candidatura della Svizzera come sede delle Olimpiadi Invernali del 2038 si è infatti sovrapposta alla grande attesa per l’imminente manifestazione di Milano Cortina 2026, creando non poco entusiasmo in tutti gli amanti dello sport, e non solo.
Tuttavia, anche in quest’atmosfera carica di aspettative e febbrili preparativi hanno infine fatto capolino le polemiche; e sebbene ogni edizione dei Giochi sia tradizionalmente afflitta da infinite discussioni relative a qualsiasi aspetto organizzativo, l’edizione 2026 ha visto le controversie concentrarsi su di un elemento insolito – ovvero, la scelta dei circa 10’001 tedofori destinati ad avvicendarsi nel portare la fiaccola olimpica lungo il suo viaggio fino a Milano, dove la cerimonia di apertura dei giochi è prevista per il 6 febbraio. Infatti, in aggiunta a coloro che si sono regolarmente candidati tramite i canali ufficiali, la direzione dei Giochi si è riservata di nominare alcuni personaggi più o meno illustri, spesso originari delle varie zone della Penisola attraverso cui la fiamma doveva transitare; e sebbene fosse pressoché scontato immaginare i fortunati prescelti come ex campioni, magari affiancati da giovani promesse destinate a tenere alto il nome della nazione ospite, le scelte del comitato olimpico si sono concentrate altrove, andando a privilegiare figure legate all’ambito dello spettacolo e della cultura popolare per spaziare dalla radio e televisione fino all’universo ormai irrinunciabile dei social network.
Così, accanto a scelte gradite e in fondo inevitabili – come quella del cane Chico, primo quattrozampe a fare da ambassador digitale per una kermesse olimpica, che, insieme al «papà» Francesco, ha portato la fiaccola a Piacenza – altre sono apparse più opinabili: lo dimostrano le perplessità scatenate dalla presenza del cosiddetto «uomo gatto» (all’anagrafe Gabriele Sbattella, ex campione dei quiz televisivi) e dalla sorte riservata al comico Massimo Boldi, bruscamente defenestrato dalla rosa dei prescelti a causa di una battuta volgare che sottolineava, in modo assai poco elegante, la sua totale estraneità al contesto sportivo. Da lì a scatenare le polemiche, il passo è breve: a essere messi in discussione sono infatti i criteri stessi per la scelta dei tedofori, al punto che il CONI e la Fondazione Milano Cortina hanno dovuto giustificarsi pubblicamente per il fatto di aver ignorato o «dimenticato» troppi atleti italiani, teoricamente ben più meritevoli di tale ruolo ma spesso costretti a inviare regolare candidatura tramite il formulario online.
Eppure, la questione è forse più semplice di quanto appaia a prima vista: lasciando perdere i facili idealismi, il fatto che oggigiorno le Olimpiadi rappresentino soprattutto un evento mediatico (nonché un innegabile business) costringe inevitabilmente a ricercare, nelle figure di riferimento ingaggiate dagli organizzatori, personaggi in cui lo spettatore medio – magari un «pantofolaio» poco interessato allo sport tout court – possa riconoscersi; un esempio su tutti, il già citato caso del cane Chico, fenomeno del web da un milione di follower, i cui ideali, per come espressi attraverso innumerevoli video e post online, appaiono pienamente in linea con il cosiddetto spirito olimpico. In altre parole, se coinvolgere ogni categoria della popolazione, e non soltanto gli appassionati sportivi, è l’obiettivo primario della titanica macchina organizzativa dietro ai Giochi – fatta di sponsor, diritti televisivi, marketing e gadget assortiti – ecco che allora l’importanza della cultura popolare all’interno dell’equazione diventa innegabile. Ricordandoci come, a volte, il concetto di «compromesso» non abbia necessariamente una connotazione negativa, ma possa rappresentare la via per raggiungere un fine percepito come vantaggioso – nonché, come in questo caso, accontentare il maggior numero di persone