Tra il ludico e il dilettevole: dal basket alla pallavolo, dalla competizione all’arte del movimento, la schiacciata è il simbolo dello spettacolo sportivo per forza, creatività e stile
In alcuni gesti atletici, la fisicità si fa linguaggio e lo spettacolo prende forma. La schiacciata è uno di questi: un movimento che può sorprendere ed emozionare. Non serve attendere un momento clou della partita per sentirne l’impatto; basta il gesto, sospeso tra forza e controllo, per catturare lo sguardo degli spettatori facendo loro trattenere il fiato. È in questo equilibrio fragile tra rischio e perfezione che si misura la magia di un’azione destinata a restare impressa, pronta a trasformare un istante qualsiasi in qualcosa di memorabile.
Per esaltare quell’istante memorabile, nulla come lo Slam Dunk Contest dell’NBA riesce a trasformare questo gesto in spettacolo. Dal 15 al 17 febbraio a Los Angeles, i migliori giocatori dell’NBA (la lega professionistica di basket americano) si riuniranno per quello che da anni è ormai considerato un appuntamento imperdibile: l’All-Star Weekend. È un evento che si svolge annualmente con una partita e una serie di esibizioni collaterali all’insegna dello spettacolo e della passione per la palla a spicchi.
L’attesa nuova edizione, però, è contrassegnata da un’importante novità. Quest’anno, infatti, non ci si limiterà ad ammirare, come succede abitualmente, il confronto fra i migliori giocatori della Eastern Conference e i migliori della Western Conference. Questi due team dovranno vedersela, nell’ambito di un torneo triangolare, con il World Team, una compagine formata dai migliori giocatori stranieri che militano nell’NBA: gente come Luka Doncic, Nikola Jokić, Giannis Antetokounmpo, Shai Gilgeous-Alexander e Victor Wembanyama, per intenderci. E anche quest’anno, per l’appunto, non mancherà, a margine della partita, la mitica gara delle schiacciate, uno dei momenti più spettacolari dell’All-Star Weekend.
La schiacciata esiste, oltre che nel basket, in molti altri sport come il tennis, il ping pong, o la pallavolo. Nella pallavolo viene proposta con regolarità nelle azioni delle squadre che attaccano e che, idealmente, vi ricorrono per finalizzare un’azione vincente. Nel tennis, è spesso il risultato di un colpo poco incisivo dell’avversario messo in difficoltà da una situazione di gioco. Come quando, dopo un servizio fulmineo, il giocatore trova giusto il tempo di mettere la racchetta sulla traiettoria della pallina e, rispondendo maldestramente al servizio, concede all’avversario l’invidiabile condizione di chiudere agevolmente il punto.
Forse però nel basket la schiacciata è qualcosa di più di una possibilità che scaturisce da una situazione di gioco. Nel migliore dei casi, può diventare un gesto sportivo elegante, il cui fascino è tale da giustificare una gara dedicata. Nello Slam Dunk Contest, infatti, i partecipanti fondono creatività, atletismo e potenza per impressionare la giuria formata da ex giocatori, chiamati a premiare le schiacciate più spettacolari.
Dal 15 al 17 febbraio a Los Angeles, i migliori giocatori della NBA si sfideranno all’All-Star Weekend a colpi di acrobazie aeree
Negli anni, questa competizione ha visto giocatori come Julius Erving, Dominique Wilkins, Michael Jordan, Kobe Bryant, Vince Carter, e il vincitore delle ultime tre edizioni Mac McClung sfidare la gravità ed elettrizzare il pubblico con acrobazie aeree. I più navigati ricorderanno la seconda metà degli anni Ottanta, quando Wilkins e Jordan si contendevano lo scettro della specialità. Il culmine di quel duello, entrato di diritto nella storia dell’NBA, fu la gara delle schiacciate del 1988.
Ad Atlanta andò in scena una sfida ad altissima tensione. Mentre Jordan incantava il pubblico con stile, flessibilità e coordinazione, Wilkins rispondeva colpo su colpo con schiacciate atletiche e potenti. Poi, a decidere la contesa fu il celebre stacco dalla linea del tiro libero con cui Jordan realizzò quella fenomenale schiacciata che è rimasta impressa nell’immaginario collettivo. Di quel balzo è rimasto una sorta di fotogramma eterno congelato nel simbolo Air Jordan, noto come Jumpman, che raffigura Michael Jordan sospeso in aria proprio durante quella celebre esibizione: un distillato di stile, elevazione e dominio sulla gravità che ha superato i confini cestistici per imporsi come marchio globale dello streetwear.
Accanto al mini torneo, non mancherà la consueta gara del tiro da tre punti. Nel basket, il tiro da tre punti è una specialità in cui eccellono soprattutto alcuni giocatori (uno su tutti Stephen Curry, guardia dei Golden State Warriors, che ha segnato 402 triple in una singola stagione nel 2015-2016) particolarmente abili nel tiro da lontano: vale tre punti, infatti, un tiro che viene rilasciato fuori dal perimetro delimitato da un arco specifico (che può variare dai 6,75 ai 7,25 metri a seconda delle leghe). Nella gara del tiro da tre punti, i migliori specialisti avranno a disposizione 70 secondi e 25 palloni per infilare il maggior numero di tiri: un esercizio che premia la precisione, la rapidità e la fluidità di esecuzione. Anche in questo caso, gli appassionati di lunga data ricorderanno la facilità derisoria con cui Larry Bird, iconico giocatore dei Boston Celtics, infilava tiri da ogni posizione. Partecipò alla gara per tre anni consecutivi, vincendo tutte e tre le edizioni stabilendo il record di vittorie consecutive nella specialità.
Se la schiacciata e il tiro da tre punti verranno esaltati in una gara dedicata durante l’All-Star Weekend, un altro movimento che nel basket può facilmente galvanizzare il pubblico, e che sarà sicuramente protagonista delle partite che si giocheranno a Los Angeles, è il passaggio vincente o più comunemente assist. Se la schiacciata e il tiro da tre punti rappresentano l’affermazione dell’individualità, la forza del singolo, l’assist per definizione consacra l’impegno del giocatore al servizio della squadra. E se, in fatto di spettacolarità, l’assist può competere con il tiro da tre punti, se non addirittura con la schiacciata, lo dobbiamo a Earvin «Magic» Johnson, giocatore simbolo dei Los Angeles Lakers degli anni Ottanta.
In quegli anni sul campo da gioco della NBA capitava sovente di vedere Magic scorrazzare a velocità supersoniche da una parte all’altra del campo, guardare da una parte (quasi a indicare la direzione del passaggio) per poi, tanto rapidamente quanto inaspettatamente, mandare la palla dall’altra. Quando Magic eseguiva il no look pass, era un po’ come se lì, in mezzo al campo, si palesasse un buco nero in cui sprofondava il pallone lasciando tutti con il fiato sospeso, senza che nessuno avesse idea di cosa stesse succedendo. Poi, questione di decimi di secondo, la palla magicamente ricompariva nelle mani di un compagno pronto a finalizzare l’azione. Quel modo di giocare di Magic e compagni, che fu così caratteristico dei Lakers di quegli anni, venne soprannominato showtime per l’alto tasso di spettacolarità che sprigionava.
Al di là delle competizioni e dei contesti in cui si manifestano, la schiacciata, il tiro da tre punti o un passaggio fulmineo restano gesti che sorprendono e affascinano. Sono attimi in cui la fisicità incontra la creatività, in cui l’atletismo come abbiamo detto diventa espressione di stile e precisione, capaci di trasformare un’azione ordinaria in qualcosa di memorabile. E se anche chi guarda non è un appassionato sugli spalti, può comunque riconoscere in quei movimenti la bellezza pura dello sport, la capacità di un gesto di restare impresso, sospeso tra potenza e grazia.
