Lo sport ha un potere taumaturgico?

by azione azione
26 Gennaio 2026

Mancano dieci giorni all’accensione della fiaccola olimpica nello stadio di San Siro. Sul palcoscenico abitualmente calcato da Inter e Milan, i discorsi ufficiali si alterneranno con le esibizioni delle star internazionali. Ci sarà la consueta sfilata delle delegazioni. Grandi emozioni. Entusiasmo straripante. Fino a poche settimane fa interrogativi e aspettative sarebbero state rivolte al passaggio di chi rappresenta Paesi in situazioni di guerra.

Dopo quanto è accaduto nella notte di San Silvestro a Crans Montana, mi chiedo come verrà accolta la folta rappresentativa svizzera. Verrà fischiata? Sarà accompagnata da striscioni e cori in sintonia con le tonnellate di livore anti elvetico prodotte nei giorni susseguenti la tragedia dai media tradizionali, e amplificate a dismisura dai social media?

Lo sport, fra cento difetti, e mille contraddizioni, ha pure il pregio di stemperare le tensioni. Soprattutto quando si palesa sotto le insegne di Olimpia, acquisisce dei poteri quasi magici che gli consentono di bloccare guerre e massacri, là dove i governi non sanno più come muoversi. Sulle nevi di Kranjska Gora, in Slovenia, Camille Rast, nuova stella dello sci elvetico, ha messo tutti d’accordo quando, dopo aver tagliato il traguardo da vincitrice, ha accarezzato il nastro nero posto sul braccio del cuore, in segno di rispetto e di solidarietà nei confronti delle vittime del rogo e dei loro cari.

Sarà così anche sull’asse Milano-Cortina? Non riesco a farmi un’idea. I sentimenti sono ancora vivi, roventi. Bruciano. Provocano un dolore inimmaginabile. Il dramma vallesano ha riaperto ferite profonde. Posso solo esprimere un auspicio. Marco Odermatt, Camille Rast e tutti gli altri giovani che gareggeranno sotto le insegne della Svizzera non hanno responsabilità. Sono dei ragazzi e delle ragazze che il caso avrebbe potuto portare a festeggiare l’arrivo del nuovo anno nelle cavità del Constellation.

Una pura e semplice questione di sliding doors, come spesso accade in occasione di tragedie come quella di cui stiamo scrivendo. Ma questi giovani sono anche l’emblema della vita che prosegue. Che deve guardare avanti. Una frase coraggiosa pronunciata da alcuni famigliari delle vittime. Un messaggio ribadito giorni fa da un ex giovane romando che ha lottato per vivere un’esistenza normale, dopo che un incidente sul lavoro aveva ustionato gravemente il 95% del suo corpo.

Lo sport – l’ho constatato più volte durante la mia carriera professionale – sa lenire le ferite. Sa ricucire gli strappi. Assisteremo ad abbracci caldi, energetici, sentiti, tra rappresentanti di Paesi che negli ultimi anni sono stati devastati da invasioni e guerre. Piccolezze. Forse. Ma con una carica emotiva e una capacità evocativa straordinarie. La tregua olimpica verrà rispettata. Anche nei confronti della Svizzera. Crans Montana, i coniugi Moretti, il Constellation, la tristezza per chi non c’è più, il dolore di chi rimane, non scompariranno. Riaffioreranno con tutta la loro tragica intensità dopo che il 22 febbraio, nell’Arena di Verona calerà il sipario sui Giochi, in attesa delle Paraolimpiadi.

A mio modo di vedere, ad essere maggiormente minacciata è un’altra manifestazione: i Campionati del Mondo di sci alpino che, calendario alla mano, dovrebbero scattare proprio a Crans-Montana il 1° febbraio del 2027. Potrebbe essere un’edizione sontuosa, nel segno del ricordo della messe di trionfi ottenuti dallo sci elvetico nel 1987 proprio sulle stesse nevi vallesane, e della consapevolezza della forza quasi erculea della nostra squadra. Potrebbe o avrebbe potuto? È un dubbio che da giorni mi frulla nella mente. Se si svolgessero in qualsiasi altra stazione invernale svizzera non avrei esitazioni. Ma Crans Montana è e sarà a lungo, (per sempre?) una località profondamente ferita. Il lavoro degli organizzatori sarà condizionato dal ricordo delle 40 vittime. C’è un altro aspetto che mi lascia dubbioso. Crans-Montana che prezzo dovrà pagare? Sto parlando di denaro, non di espiazione. Le rimarranno, oltre alla motivazione, le risorse per portare a compimento il progetto? Mi auguro di sì, proprio in virtù del fatto che la storia ci deve insegnare a meditare sul passato, ad affrontare con rigore ogni situazione critica, ma anche a guardare al futuro con energia, coraggio e determinazione. Fra un anno ne sapremo di più. Mi sento tuttavia di affermare, come più volte è stato sottolineato negli scorsi giorni, che non si potrà far finta di niente. Ci saranno un prima e un dopo Constellation.