Maestri conducenti: una professione in evoluzione che si confronta con la crescente complessità della circolazione e l’innovazione tecnologica dei nuovi veicoli
Porre l’accento sulla consapevolezza di cosa significa mettersi alla guida, sulla concentrazione, sul senso di responsabilità individuale, sul valore dell’esperienza, sulla conoscenza del proprio veicolo e della circolazione con le sue regole e i suoi rischi. La lista non è esaustiva, ma raggruppa le principali attitudini indispensabili al fine di massimizzare la sicurezza stradale per tutti i suoi utenti e al centro del lavoro quotidiano dei maestri conducenti. Questa professione ha conosciuto una marcata evoluzione in sintonia con la crescente complessità della circolazione e l’innovazione tecnologica che caratterizza i nuovi veicoli. Pure la legislazione in materia ha subito negli anni cambiamenti significativi, mentre a livello del singolo il pensiero che una volta conseguita la licenza di condurre si è a posto per tutta la vita non è così raro. Quali sono oggi le sfide dell’attività dei maestri conducenti? Come si confrontano con questioni quali la guida in età avanzata e le conseguenze dell’abbassamento del limite di età per la guida delle moto?
Per rispondere a questi interrogativi ci siamo rivolti ad Adam Ferrari, presidente della sezione Ticino dell’associazione svizzera maestri conducenti (ASMC-TI), e al membro di comitato Claudio Vanzetta. Quest’ultimo è maestro conducente con pertanto un’esperienza diretta nella formazione degli allievi conducenti e nella valutazione delle capacità di guida di persone che hanno raggiunto la terza e la quarta età. Partiamo proprio da queste fasce d’età, la cui presenza nella circolazione stradale è in aumento in parallelo all’invecchiamento della popolazione.
Anziani alla guida, sfide e soluzioni
Lo scorso dicembre a sfide e soluzioni per garantire la sicurezza alla guida delle persone anziane è stato dedicato il Mobility-Forum organizzato nel canton Berna da L-drive, l’associazione nazionale mantello dei maestri conducenti. «Si tratta di un tema complesso – premette Vanzetta – perché molto sentito dalla popolazione. È comprensibile che nessuno desideri perdere la libertà di movimento assicurata dal veicolo privato, per cui il messaggio di un aggiornamento delle conoscenze delle regole stradali o di lezioni pratiche con un istruttore per imparare dai propri errori passa con grande difficoltà». L’età della prima visita medica obbligatoria per valutare l’idoneità alla guida è stata portata nel 2019 da 70 a 75 anni, ma – rilevano i nostri interlocutori – non si può generalizzare perché i fattori da tenere in considerazione sono molteplici e la valutazione riguarda la singola persona. Sono in ogni caso appurati i cambiamenti fisici legati al naturale processo di invecchiamento che interessano mobilità, visione, udito, concentrazione, reattività. Precisa Claudio Vanzetta: «Per le persone anziane non entra in gioco solo l’avanzare dell’età. Bisogna tener conto di altri due fattori importanti come i cambiamenti che interessano i veicoli (sistemi di guida assistita e automatizzati) e quelli legati alla circolazione: traffico più intenso, presenza di diverse tipologie di utenti, crescenti fretta e stress dei conducenti. Non vanno inoltre dimenticati aspetti quali le modifiche a livello segnaletico e l’utilizzo delle rotonde. Per quanto riguarda i veicoli, anche il cambio automatico, in generale percepito come un facilitatore, può rivelarsi causa di incidenti, perché è sufficiente sbagliare pedale per accelerare invece di frenare».
Unire le forze e promuovere la prevenzione
L-drive, come detto, è l’associazione di riferimento a livello nazionale con sede a Berna (www.l-drive.ch). Oltre a difendere gli interessi della categoria professionale, a promuovere la formazione e la sensibilizzazione, rappresenta uno dei principali partner delle autorità in materia di circolazione stradale. Partecipa infatti alle consultazioni su questioni relative alla mobilità e al codice della strada. Adam Ferrari, di professione avvocato, è membro del comitato centrale. Riguardo all’attività dell’organizzazione precisa: «Fra i compiti di L-drive figurano la gestione di un fondo per la formazione professionale e l’impegno negli esami di maestro conducente. Le sezioni sono 19 tra cui quella ticinese, costituita nel 2005. Dal 2025 nella ASMC-TI sono confluiti i membri di una delle altre associazioni di categoria attive nel nostro cantone. Ora, con una quarantina di affiliati, l’ASMC-TI è la maggiore associazione maestri conducenti del Ticino. L’obiettivo di questa operazione è stato quello di unire le forze per poter lavorare in maniera più efficace a favore dei professionisti del settore e soprattutto delle azioni volte a migliorare la sicurezza stradale che resta al primo posto nelle nostre priorità». L’associazione fa parte della Commissione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni. «Questo ente raggruppa numerosi partner – spiega Adam Ferrari – impegnati da oltre vent’anni nell’omonimo programma di promozione per la sicurezza stradale. Fra le diverse iniziative segnalo la promozione, in collaborazione con altri organismi, di campagne di prevenzione indirizzate alla popolazione. L’ultima, intitolata “Mi distraggo? No grazie!”, è stata lanciata lo scorso mese di novembre attraverso più canali. La distrazione continua infatti a rappresentare una delle principali cause degli incidenti che sulle strade ticinesi nel 2024 sono stati 3901».
Claudio Vanzetta in qualità di maestro conducente è confrontato sovente con questo problema. «In particolare i giovani, sempre connessi, faticano a non controllare lo smartphone quando ricevono notifiche o messaggi anche se stanno guidando. Quando si accende il motore bisognerebbe invece rivolgere la propria attenzione unicamente alla strada allenando uno sguardo globale per riuscire a vedere più cose insieme e prevedere possibili situazioni che richiedono una pronta reazione». Gli intervistati insistono sull’importanza dell’esperienza che matura dopo qualche anno di guida, sulla consapevolezza dei propri comportamenti così come sulla conoscenza, la padronanza e la cura del proprio veicolo. L’utilizzo dei sistemi di guida assistita e automatizzati, ad esempio, sarà integrato a partire dall’anno prossimo nel corso di teoria della circolazione che sarà reso obbligatorio per l’iscrizione all’esame teorico. L’attenzione viene inoltre richiamata sui nuovi sistemi di sicurezza di cui sono dotati i veicoli, nel senso che «non vanno intesi quale possibilità di assumersi un rischio maggiore».
I giovani e la percezione del pericolo
Sui rischi e quindi sulla percezione dei pericoli i maestri conducenti si soffermano in particolare con i giovani. L’abbassamento dell’età minima per guidare una motocicletta da 125 ccm da 18 a 16 anni, entrato in vigore nel 2021, coincide con un aumento degli incidenti in questa fascia di età. I dati dell’Ufficio Prevenzione Infortuni (UPI) relativi al 2024 (Status 2025) indicano in Svizzera 703 feriti nella fascia d’età 15-17 e 414 in quella 18-19. Sempre dai dati di UPI si apprende che ferite gravi e decessi annui fra i motociclisti adolescenti dal 2021 sono aumentati rispetto agli ultimi anni prima della modifica. Ancora Claudio Vanzetta: «La nostra associazione condivide le prese di posizione su questo limite volte a riportarlo a 18 anni. Con le moto uno dei problemi principali è la combinazione della scarsa esperienza di guida e relativa capacità di padroneggiare il veicolo con l’elevata potenza del medesimo. Gli adolescenti hanno una maggiore propensione al rischio, si sentono sicuri di se stessi e tendono a sopravvalutare le proprie capacità. Dal nostro punto di vista è anche una questione di educazione in relazione ad esempio all’abbigliamento. La moto richiede vestiti adeguati e un uso corretto del casco, altrimenti anche un incidente banale può diventare molto grave. Nei corsi di teoria della circolazione e di formazione pratica è necessario insistere sulle conseguenze di un’eccessiva velocità in determinate situazioni (come le curve) e sullo spazio di frenata, perché è nel concreto che si può capire quali sono i rischi che si prendono».
