Qualche giorno fa un amico di Bolzano, entusiasta ecofotonaturalista, mi ha inviato una bella foto di Psittacula Kremeri – al secolo Parrocchetto dal Collare, grazioso e verdissimo pappagallo notevole per il becco rosso vivo e un verso che più sgraziato di così solo il pavone. Scrutando la foto, l’Altropologo, al quale mai sfuggono i dettagli, ha subito pensato ad un «fotofake»: lo sfondo della foto era costituito da rami coperti di neve. Indagata la fonte è subito risultato come non si trattasse di fotomontaggio. Da qualche anno anche nella capitale del Tirolo Meridionale si è insediata una colonia del simpatico caciarone, che oggi sembra perfettamente adattato anche ai rigori invernali dolomitici, laddove la sua sgargiante livrea spicca spavalda sulla neve.
Il primo incontro coi parrocchetti risale a molti, molti anni fa. Atterrato a Nuova Delhi per un convegno, stravolto da un volo terrificante in ritardo a causa dei monsoni cercavo di riprendermi dal jet-lag nella sauna di un letto in una stanza senza condizionatore… Poi, di colpo, uno stormo di psittacidi dal collare atterra sul terrazzo e attacca una cacofonia che neanche i diabolici Rumorofoni di Luigi Russolo, l’artista futurista milanese che li inventò nel 1913, avrebbe potuto surclassare… Un incubo. Il volatile alieno sta diventando un flagello a Roma. Stormi di decine e centinaia nidificano ovunque trovino una crepa, un buco, una nicchia, una cavità… fanno concorrenza ai picchi e altre specie di uccelli cavitari (sic!) e sono tanti da riuscire ormai a far danno alle colture cerealicole. Le loro deiezioni poi fanno concorrenza a quelle micidiali degli storni – tremende quelle colorate dalle bacche di sambuco che stagionalmente stravolgono il look dei candidi marmi capitolini…
Ma i paradossi etologici del cambiamento climatico non riguardano solo i volatili – che peraltro impararono a migrare per dribblare gli estremi termici già temporibus illis… L’altro giorno una delle vedette dall’Altropologo posta un video dove si vedono quadrupedi, cornuti e non – maschi, femmine e piccoli – sfilare in una teoria senza fine in fila indiana. Dieci? Cinquanta? Cento?… Il video era registrato da lontano e non di qualità HD. Sulle prime dunque sembrava la migrazione di un gregge di renne da qualche parte nelle terre samoiede di Babbo Natale – e fin qui tutto normale. Poi scrutinio attento e indagini mirate a seguire: il défilé è avvenuto sulla battigia del Lido di Volano, uno dei più frequentati centri balneari in provincia Ferrara, riserva naturale adiacente al Parco del Delta del Po. I quadrupedi in questione sono daini (Dama Dama), famiglia dei cervidi. Presenti in Europa fino all’ultima glaciazione, si ritirarono poi verso climi più miti in Africa del Nord e Medio Oriente. Attorno al 1000 a.c. i Fenici li reimportarono in Sardegna perché erano animali sacrificali. I Romani li importarono poi nella penisola italiana e di lì in tutta Europa come animale venatorio. Attualmente, all’interno del Delta del Po, cresce il Bosco della Mesola. Sono 835 ettari della foresta primiziale padana che un tempo ricopriva l’intera pianura. Rappresentano ciò che resta del grande Bosco Eliceo, riserva di caccia degli Este di Ferrara. Qualche anno fa ci si accorse che la crescente popolazione degli alieni daini stava seriamente minacciando la riproduzione naturale del bosco in competizione con l’autoctono nobile cervo. I bandi dell’Amministrazione Regionale per l’abbattimento dei capi in eccedenza sono stati largamente ignorati dai cacciatori timorosi di rappresaglie da parte di animalisti ed ecologisti. Il risultato è stato una migrazione fai da te da parte di giovani e coraggiosi capibranco: esondati dalla Mesola hanno colonizzato la Pineta del litorale adriatico e adesso sono presenti in buon numero fino a Sant’Apollinare in Classe, in Comune di Ravenna. Fin qui tutti bene, si dirà. Il problema è che, mentre il Bosco della Mesola è circondato dalle acque del Delta del Po, la pineta ravennate non lo è. Col risultato che, coi daini in libera uscita, in pineta sono arrivati anche i lupi. E fra i pescatori delle Valli di Comacchio – vecchi lupi di quasi mare – c’è già chi dice che quando la prossima estate i lupi quadrupedi si presenteranno fra i bagnanti in spiaggia ci sarà da ridere e da ridire…
Alienati dai climi tropicali e subtropicali d’origine, pappagalli e daini si trovano a fronteggiare nevi dolomitiche, nebbie e galaverne padane – e ora anche i lupi. Come faranno? Adattarsi: nel Bel Paese arrangiarsi è un’arte.