Fado, con il cuore aperto

by azione azione
19 Gennaio 2026

A colloquio con la cantante di fado Mariza, che si esibirà al LAC di Lugano il primo febbraio

«O fado nasceu um dia, / Quando o vento mal bulia / E o céu o mar prolongava, / Na amurada dum veleiro, / No peito dum marinheiro, / Que, estando triste, cantava, Que, estando triste, cantava. / Ai, que lindeza tamanha, /Meu chão, meu monte, meu vale, / De folhas, flores, frutas de oiro, / Vê se vês terras de Espanha»

«Il fado nacque un giorno, / Quando il vento soffiava leggero / E il cielo si prolungava nel mare, / Sulla murata di una barca a vela, / Nel petto di un marinaio, /Che, essendo triste, cantava, / Che, essendo triste, cantava. / Ah, che bellezza così grande, / La mia terra, la mia montagna, la mia valle, / Di foglie, fiori, frutti d’oro, / Guarda se vedi le terre di Spagna», cantava con una voce impregnata di nostalgia Amália Rodrigues in Fado Português (scritto da José Régio), diventando emblema e maestra indiscussa di un genere nato nell’Ottocento a Lisbona.

Lo struggimento e le note dolci del fado non sono però andati perduti con la scomparsa della Rodrigues, e di ciò è un esempio fulgido Marisa dos Reis Nunes, in arte Mariza, cantante nata in Mozambico nel 1973 e cresciuta a Lisbona, che questo genere non ha saputo solo tramandarlo, ma che, facendolo, l’ha anche rivestito di una patina di novità, attualizzandolo. Per farsene un’idea, basta ascoltare il lavoro A nossa voz, che vede, nella fusione con altri generi, anche l’apparizione di strumenti come gli archi e la batteria, oltre alla canonica chitarra classica.

Il 1. febbraio Mariza sarà ospite al LAC in una giornata dedicata al Portogallo, perché, come ha spiegato il direttore generale del LAC Andrea Amarante nell’intervista pubblicata nello scorso mese di ottobre («Azione» no. 44), è giusto coinvolgere la comunità portoghese, che nel nostro cantone conta oltre diecimila persone. In pomeriggio si esibirà dunque nella hall del LAC il Rancho Folclórico «Os Amigos de Locarno», composto da emigrati portoghesi di prima e seconda generazione che vivono in Ticino, in un appuntamento con danze tradizionali aperte al pubblico. Alle 20, per concludere in bellezza, l’imperdibile concerto di un’artista sicuramente arrivata, con cui abbiamo parlato per farci raccontare la sua visione del fado e il suo approccio alla musica.

Mariza, perché ancora oggi si dovrebbe ascoltare il fado? Cosa rende tanto unico questo genere musicale?
Il fado non ha nulla a che fare né con la moda né con i trend. Ma con la verità. In un mondo come il nostro, che si muove in fretta e spesso cerca di evitare il silenzio, il fado ci chiede di fermarci, di ascoltare, e di sentire. Il fado parla di desiderio, amore, perdita, gioia e fato, tutti elementi che non smetteranno mai di essere rilevanti. Forse quello che contraddistingue il fado da molti generi è la sua onestà cruda. Il fado non cerca di intrattenere nessuno; il fado cerca di toccarti. E questo, per me, sarà sempre fondamentale.

Lei è nata in Mozambico e cresciuta in Portogallo. Questa doppia identità influenza in qualche modo il suo fare musica? Nel suo fare fado entrano consapevolmente anche altri generi musicali?
Il fatto di essere nata in Mozambico mi ha dato sin dai primi anni di vita il senso del ritmo, l’apertura e la diversità culturale. Il Portogallo, invece, mi ha dato delle radici. Io non vedo questi due mondi come mondi separati, entrambi vivono dentro di me. Mi porto appresso i ritmi africani, la musica brasiliana, il jazz, il flamenco e le influenze classiche… ma il fado è la mia casa. Ogni cosa che assorbo passa attraverso il fado ed esce trasformata, pur non perdendo la propria anima.

A che età ha cominciato a interessarsi al fado? Oggigiorno vi sono ancora «maestri» disposti a passare alle prossime generazioni la propria esperienza? E quanto è grande l’interesse per il fado oggi?
Il fado è entrato nella mia vita in modo naturale, attraverso la famiglia, attraverso le strade e l’ascolto. Non l’ho scelto su un piano intellettuale, è lui che ha scelto me su un piano emotivo. Ci sono ancora grandi maestri, e non si tratta solo di cantanti, ma anche di musicisti, poeti e compositori, persone che mantengono la memoria e la disciplina. Il fado è ancora vivo, ed è in evoluzione. Le generazioni più giovani sono curiose, rispettose e coraggiose. Non hanno paura di onorare la tradizione mentre, al contempo, cercano la propria voce.

Amália Rodrigues è una figura di riferimento inevitabile. È difficile essere in qualche modo sempre paragonata a lei? Come è influenzata dalla sua eredità musicale?
Amália non è un paragone, ma rappresenta le fondamenta. Ha aperto il mondo del fado per tutti quelli che sono venuti dopo di lei. Provo gratitudine, ma non pressione. La sua eredità mi ricorda le mie responsabilità: cantare con verità, coraggio e dignità. A livello artistico ci ha insegnato che la tradizione può sopravvivere solo se è viva, e non congelata nel tempo.

Perché la lingua portoghese è tanto importante per il fado? Perché non funziona con le altre lingue?
Il portoghese ha una musicalità unica. Nei suoi suoni trasporta la saudade. Il modo in cui si aprono le vocali, la morbidezza e la malinconia delle consonanti, ogni cosa concorre a creare emozione. Il fado può essere forse tradotto, ma non traghettato del tutto. La lingua è parte della musica, come se fosse uno strumento a sé stante.

Cosa deve aspettarsi il pubblico dal suo concerto di Lugano?
Dovrebbe aspettarsi emozione, intimità, silenzio e intensità. Ogni concerto rappresenta un momento condiviso, non ripetibile. Non canto al pubblico, ma canto con il pubblico. Lugano avrà una sua propria storia.

Da dove consiglia di iniziare a coloro che vogliono prepararsi al suo concerto?
Consiglio di venire al concerto con il cuore aperto. La musica si prenderà cura di tutto il resto. Chi ne ha voglia, può ripercorrere il mio viaggio artistico dal fado tradizionale ai lavori più recenti ma, soprattutto, invito chiunque a venire al concerto con una grande disposizione all’ascolto, senza alcun desiderio di analisi del mio lavoro. Sono contenta di scambi come questo, poiché credo che la musica viva anche attraverso il dialogo, e le interviste fanno parte di questa forma di scambio.