Cristina Petit-Matteo Maria Zuppi, È come la neve. Una piccola storia d’amore, Solferino (Per tutti)
Adesso che si è spenta la parte rumorosa ed eccessiva del Natale (troppe luci, troppo shopping, troppo cibo, troppo stress), ciò che rimane è il ricordo dei momenti intimi trascorsi con chi ci è caro, o in grato silenzio con noi stessi, e forse il desiderio di mantenere questa luce interiore, questo autentico e benevolo «spirito del Natale», tutto l’anno. Il romanzo che stiamo presentando ci aiuta proprio a nutrire lo spirito del Natale ogni giorno, anche quando l’estate avrà fatto sciogliere la neve sulle cime. Perché sì, certo, è ambientato in inverno e comincia con la neve – una neve che fa muovere un cucciolo di lupo dalla sua tana sulle colline verso la città, inseguendo incuriosito i fiocchi – ma le creature che si muovono in quella città, con le loro piccole o grandi battaglie quotidiane, i loro pensieri, i loro percorsi, ci parlano di cose che ci toccano ogni giorno. È un romanzo per piccoli e per grandi, o da leggere in famiglia, scritto da un’apprezzata autrice per l’infanzia (e non solo), con il cardinale di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Due «diversi» sono i protagonisti: un giovane lupo che si avventura in città e il piccione femmina che lì incontrerà. Diversi, perché animali non umani: la prospettiva narrativa è la loro, e quindi, operando un interessante effetto di straniamento sulle pratiche degli umani, sollecita il lettore a staccarsi dal suo sguardo antropocentrico. Diversi perché «ai margini»: il lupo è «ai margini» della città e della domesticazione, è selvatico ma viene scambiato per un cagnolino, egli è anche «ai margini» di ciò che accade, perché è cucciolo, inesperto, ingenuo; la vecchia picciona è emarginata dal disgusto dei più, perché i piccioni, si sa, non sempre sono considerati esseri degni di vivere. Eppure sarà proprio lei, con cui nessuno è mai stato gentile, uno dei personaggi più commoventi del libro. «Come fai a essere lo stesso gentile, se nessuno ti tratta con gentilezza?», le chiederà il lupetto. «Ho scelto di diventarlo» risponderà la picciona, con una saggezza che infonde spessore ai loro dialoghi, i quali affrontano con semplicità e tenerezza temi filosofici e spirituali, che sono poi quelli che danno senso all’esistere. Intorno a loro, gravitano personaggi di varia umanità, e ciascuno contribuirà a fornire un pezzettino di senso al mosaico della vita. C’è ad esempio un vecchio orologiaio che ci porterà a riflettere sul tempo, una fioraia che parlerà di famiglia, un senzatetto che scardinerà pregiudizi. E c’è, a scongiurare il pericolo di un superficiale buonismo, un uomo disilluso che con il suo discorso apparentemente cinico ci costringe a prenderci cura anche delle nostre ombre. Il titolo allude alle similitudini che il lupetto fa, nel suo percorso di comprensione del mondo. La gentilezza è come la neve. Non fa rumore ma resta. La pazienza è come la neve. Cade in silenzio e prepara qualcosa di nuovo. L’amore è come la neve, rende tutto più bello. All’amore allude il sottotitolo del libro: e infatti questa storia parla proprio di quell’amore per cui siamo fatti, di quell’amore che dà senso alle nostre vite.
Zo-o, L’angolo, Terre di Mezzo (Da 3 anni)
Zo-o è una delle più promettenti illustratrici coreane e con questo originale libro –che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali – riesce, quasi senza parole, a raccontarci una storia delicata e intensa. All’inizio ci sono solo un piccolo corvo e un angolo (il cui vertice culmina con la piega di rilegatura della doppia pagina). Poi, pagina dopo pagina, il corvo comincerà ad «abitare» il suo angolino, dapprima semplicemente con il corpo, poi portando a poco a poco vari oggetti per arredarlo e renderlo davvero suo.

Questo «arredo» diventa sempre più speciale, perché, oltre agli oggetti, il corvo porterà nel suo angolo anche la propria creatività, dipingendone le pareti. E la doppia pagina sarà sempre più piena e più bella. Ma a questo spazio, che così bene rappresenta l’identità del protagonista, sembra mancare qualcosa. Un’alterità. E saranno le ultime pagine a chiudere con perfezione simmetrica questa storia: ciò che manca a questo dentro, costruito sull’Io, è un’apertura sul fuori, dove incontrare l’Altro. Un angolo, quindi, ma anche una finestra. Un interno in cui raccogliersi e un esterno dove poter dire «ciao!» a qualcuno.
