Marguerite Yourcenar la incontra alla fine del 1951. Cerca immagini di Antinoo per l’imminente riedizione illustrata delle Memorie di Adriano. L’archeologa cui chiede consiglio, e con la quale resta poi in corrispondenza – vedova di Guido, anima della rinascita di Ostia antica – è per tutti «la Signora Calza». Ma la massima esperta di ritrattistica funeraria romana è una straniera.
Si chiamava Raissa Samujlovna Gurevič, ed era nata a Odessa nel 1894, minore di cinque figli in una facoltosa famiglia dell’alta borghesia ebraica. Osservante e tradizionalista la madre, laico e cosmopolita il padre, mercante di legname e proprietario di vaste tenute in Polonia e Finlandia, allora nell’Impero russo. Era cresciuta in quella poco distante da Brest-Litovsk, già del principe Sobieski (casa adorna di affreschi, parco, chalet, cavalli, servitori, medico privato, istitutrici personali – prima una tedesca, poi una francese), finché nel 1914 il padre trasferì l’attività a Pietroburgo, e la iscrisse «in una scuola terribile, molto snob». Ma già conosceva l’Italia: a cinque anni il padre italofilo l’aveva portata a Roma, dove rimase incantata dalle fontane (e dalle naiadi nude). Inoltre trascorreva l’inverno a Sanremo e a Nervi: era spesso malata e le giovava il clima più mite.
Il padre voleva però che diventasse ballerina e lei aveva frequentato la scuola di teatro di Mejerchol’d. Lì conobbe il suo allievo, il regista Georgij Krol’, e lo sposò. La famiglia Gurevič, antizarista, salutò con favore la Rivoluzione liberale di febbraio; la Rivoluzione d’ottobre li sorprese nella tenuta di Tervus, sul lago Ladoga: vi rimasero, perché le altre proprietà furono confiscate. Raissa raccontò di aver raggiunto Arkhangelsk passando con la slitta il lago ghiacciato, e poi Mosca (dove lavorava Krol’), viaggiando in terza classe, sul treno gremito di soldati reclutati per la guerra civile.
Dopo la morte della madre, nel 1920, i Gurevič emigrarono e si dispersero. Raissa e il marito si diressero a Roma. All’hotel Flora, raccomandato quale «personalità interessante» da una lettera del pittore Mikhail Larionov, Krol’ conobbe Olga Resnevic, moglie del dottor Signorelli e animatrice di un vivace circolo artistico e culturale (faremo la sua conoscenza). Tuttavia Roma non offriva prospettive di lavoro, e nel 1921 la coppia emigrò a Berlino. Lui trovò impiego in varie case cinematografiche; lei danzava: si faceva chiamare Raissa Lork. Nel 1923 l’instabilità politica e l’inflazione delirante li spinsero a tornare in Italia – prima in costiera amalfitana, poi a Roma, dove Olga li aiutò a inserirsi.
Nel teatro degli Undici, creato da Pirandello a Palazzo Odescalchi, i fratelli Alberto Savinio e Giorgio De Chirico allestivano l’Histoire du Soldat di Stravinskij. Raissa entrò nella compagnia come prima ballerina. De Chirico, esponente di punta dell’avanguardia europea, non era ancora il Pictor Optimus: la critica gli era acerba, i suoi quadri non si vendevano e viveva ancora con la madre. Fu un colpo di fulmine, per entrambi. Il 14 maggio del 1925 Raissa fu la protagonista ne La morte di Niobe, tragedia mimica in un atto di Savinio, con coreografia di Krol’, costumi e scenografie di De Chirico (torbide, notturne e livide, secondo un recensore). L’unica rappresentazione (cui seguiva una replica di La gaia morte di Nikolaj Evreinov: lei vi interpretava la Morte) fu turbolenta.
Raissa Lork si fece notare per la «veemenza». Ma il pubblico disorientato schiamazzava, e gli applausi non sedarono la gazzarra. Benché lei e De Chirico fossero ancora «amici platonicissimi», la straniera dalla bocca a cuore e dagli occhi azzurri lievemente strabici era diventata la sua «domina slava et judea». Il suo angelo, la sua divina, pura e ardente amica, che gli aveva purificato il cuore. Era pronto a darle il suo lavoro, il suo amore eterno, il suo sangue. Raissa lasciò il marito. Krol’ rimpatriò in Unione Sovietica, dove lavorò nel cinema fino alla misteriosa morte, sul mar Nero: «la barca tornò senza di lui». Madame Lork, invece, raggiunse De Chirico a Parigi. L’Italia sembrava essere stata solo una parentesi. (Segue…)