Nell’ultimo romanzo di Martina Hefter una coppia vive sospesa fra paralisi, danza e dipendenza dagli altri
Il primo tatuaggio, sull’avambraccio, è una scritta: «Euphoria», in lettere fluttuanti. Quando fa la spesa al supermercato, a volte Juno stupisce la gente alle casse con quelle quattro farfalle che ruotano intorno a «Euphoria». Lei è un’artista di una certa età , e sta allestendo il suo nuovo spettacolo di danza – per ora, tre serate in programma con la band di Tristan & Phoebus – a Lipsia, dove vive in un appartamento al primo piano con Jupiter, suo marito da tempo costretto a letto da una paralisi alle gambe.
Jupiter, paralizzato, resta a galla grazie alla letteratura, mentre Juno trova l’energia nella danza, nel teatro e online con un nigeriano
Solo otto scalini separano il primo piano dalla strada, ma la vita di Juno, Jupiter e la sua sedia a rotelle è un dramma. Per andare dal medico o per partecipare a un concorso letterario Jupiter e Juno dipendono dalla bontà altrui. Nonostante la malattia divorante, Jupiter ha la letteratura per tenersi a galla. Ma Juno, oltre al teatro e alla danza, dove prende l’energia per tirare avanti?
Ecco, Martina Hefter ha scritto un romanzo – Buongiorno, come stai?, da poco pubblicato da Feltrinelli Gramma nella traduzione di Monica Pesetti – sulla vita più o meno disperata di due cinquantenni che, nonostante tutte le avversità e guai (anche finanziari) riescono a costruirsi piccole zattere per navigare nel quotidiano. Il filo di speranza a cui – specie di notte, dato che soffre d’insonnia – Juno si appende sono le chat con Benu, un ragazzo che si trova all’altro capo del mondo, in Nigeria.
Il titolo del romanzo è l’incipit dei loro messaggini, frasette innocenti come lucciole che Juno e Benu si scambiamo nelle loro schermate online. Nel romanzo – con cui ha spuntato l’anno scorso prestigiosi premi in Germania (Deutscher Buchpreis e Deutscher Literaturpreis), la Hefter, poetessa e attrice come la sua protagonista, ricostruisce flash dell’infanzia di Juno. Cresciuta senza padre, sin da piccola lei era diversa: vagava da sola per le montagne; se li tagliava da sola i capelli, come i suoi jeans da punk.
Da sempre, insomma, Juno è la tipa guardata strana dalle altre, ma anche la più tosta di tutte, decisa a seguire a testa bassa la sua strada. Una delle sue passioni è infatti l’astronomia, le stelle e le loro costellazioni, gli spazi dell’Universo in cui noi umani siamo minuscoli puntini (gonfi di narcisismo). Non è un caso se Melancholia, il film di Lars von Trier sulla collisione di un pianeta contro la Terra, è un film che spesso ritorna nelle pagine del romanzo e nella vita di Juno.
Nel frattempo, dai primi messaggini, il rapporto digitale con Benu è alle videochiamate. E per un momento la vita (davvero disperata) del ragazzo in Nigeria si mescola a quella di Juno, e Jupiter. Certo, lei è più che consapevole che anche Benu con i suoi dolciastri messaggi è uno dei «Love scammer» che affollano la galassia digitale. Ragazzi con profili di uomini maturi che provano a truffare i cuori solitari, fingendo amore e seri propositi. Una come Juno ovviamente non ci casca: lei, sin da bambina, «è di pietra»; e oltre agli esercizi altrettanto duri di danza ha la sua performance teatrale che, a quanto pare, va bene. Dopo le prime tre serate in un teatrino a Lipsia, arrivano anche le esibizioni a Monaco.
Nel frattempo è giugno, e in qualche modo la vita di Juno e Jupiter, fra una collisione e l’altra, continua a girare. Fra l’altro Juno ha appena deciso di farsi altri tatuaggi portafortuna: un intreccio di rose e raggi stellari sulla spalla. E, sul polpaccio, una ballerina con abito a palloncino… Un romanzo duro, dal gusto dolce-amaro, a tratti divertente e in ogni caso coinvolgente, quello che Hefter ha composto sulla vita, analoga e digitale, di Juno Isabella Flock.
