Senza la gigantesca centrale logistica di Digitec Galaxus a Wohlen AG sotto l’albero avreste trovato meno pacchi
Nella parte automatizzata del centro i pacchi si muovono a una velocità impressionante. Senza collaboratori come Siyagona Fernando, addetti ad assemblare i prodotti per i clienti, la logistica collasserebbe. Per raggiungere i prodotti ordinati la picker («raccoglitrice», ndr) Siyagona utilizza un apparecchietto chiamato Zebra.
Un contapassi? Siyagona Fernando di sicuro non ne ha bisogno. Ogni giorno sul posto di lavoro percorre circa sedici chilometri. La 33enne è assunta come picker nel magazzino centrale di Digitec Galaxus, un gigantesco complesso di edifici situato a Wohlen (AG). Da fuori, in questa giornata nebbiosa, gli edifici sembrano quasi deserti. Eppure, dietro le facciate dipinte di giallo, vi è grande fermento. In qualità di maggiore rivenditore online della Svizzera, Digitec Galaxus spedisce migliaia di pacchi al giorno. Un labirinto di scaffali In tutto ciò le collaboratrici come Siyagona Fernando hanno un’importanza cruciale: le picker e i picker lavorano nella cosiddetta picktower, un edificio a tre piani con corridoio lunghi cento metri. A passi veloci percorrono il labirinto di scaffali, lasciandosi guidare dall’apparecchietto chiamato Zebra. In questo modo trovano i prodotti ordinati a colpo sicuro, li scansionano, li depositano nel carrello e li portano a uno dei nastri trasportatori che conducono all’area imballaggio. Ogni picker si occupa circa di 80 ordinazioni all’ora. Un’attività piuttosto stressante, eppure mentre lavora Siyagona Fernando sembra la calma fatta persona. Chi ha l’opportunità di accompagnarla in un giro nella picktower ha modo di rendersi conto dell’incredibile varietà dell’offerta Digitec-Galaxus. Nel carrello di Siyagona finiscono capsule per cafè, drink energetici, acqua di colonia, calendari dell’avvento, castelli dei Playmobil, bastoncini d’incenso o ghirlande di luci. Se il lavoro viene svolto con tanta sicurezza e tranquillità, è anche grazie all’organizzazione di Dominic Halbeis, 30 anni, capo dei picker. In un centro di logistica il lavoro deve essere equilibrato: «Nei giorni di punta non ci deve essere più frenesia degli altri giorni», sottolinea Halbeis. È per questo fondamentale che vi sia sempre un numero sufficiente di addetti alla logistica. Per questo nel mese di dicembre sono in servizio oltre duecento picker al giorno, suddivisi in due turni. Nel mese di gennaio sono in media cento. Nella parte automatizzata del magazzino centrale, sembra di essere su un altro pianeta: qui a dominare non sono le persone, ma le macchine. Braccia di robot depositano le merci ordinate in mini automobili elettriche, che sfrecciano via autonomamente su appositi binari. Macchine per l’imballaggio misurano le dimensioni dei prodotti, tagliano il cartone e realizzano pacchi su misura. Perché esistono questi due mondi in contrasto? «Alla parte automatizzata vengono assegnati i prodotti resistenti che vendiamo in grandi quantità», spiega Halbeis. «Ad esempio ne fanno parte la biancheria, le calze e le cuffiette». Dei prodotti più delicati come le bibite, oggetti di vetro o materiale per la pulizia si occupano le persone nella picktower. Se insorge un problema e ad esempio un corridoio del magazzino è bloccato, le squadre che lavorano nella torre possono consultarsi velocemente e trovare una soluzione insieme, ad esempio stabilendo un nuovo percorso. I picker si rendono anche conto degli imballaggi danneggiati e delle perdite di liquidi dai prodotti. «È vero che un impianto del tutto automatizzato lavorerebbe più velocemente dei picker», afferma Halbeis. «Tuttavia, se una macchina si guasta, può subire un arresto completo a causa di una reazione a catena». Come nella torre di controllo Nella sala di controllo è evidente come si presti particolare attenzione alla parte automatizzata del magazzino. Dodici persone tengono d’occhio un totale di cinquanta schermi. Lo scenario ricorda quello di una torre di controllo aeroportuale. «Dobbiamo reagire subito se una macchina per imballaggi ha un problema con il rifornimento di cartone», spiega Halil Aydin, che oggi è responsabile della sala di controllo. «A quel punto avvisiamo i tecnici affinché possano intervenire al più presto». Si sono fatte quasi le 14. Il turno di Siyagona Fernando, che ha cominciato alle cinque di mattina, sta per finire. Presto potrà togliersi il giubbotto riflettente e riporre nell’armadietto gli stivali con la punta in acciaio. A casa l’aspettano il marito e la figlia di quattro anni.
