Dopo lo stop dell’Ue ai motori termici cosa succederà?
«Salta lo stop ai motori termici del 2035». «L’Europa cambia rotta: auto termiche oltre il 2035». «Green deal, ufficiale: salta lo stop alle auto termiche». «Auto, Bruxelles sconfessa il Green Deal». Questi alcuni tra i titoli apparsi sulle principali testate a metà dicembre. Leggendoli sembra che sia stato deciso un salto nel passato. Altro che «ritorno al futuro». Tutto vero? Fino a un certo punto.
Una piccola retromarcia
In realtà , la Commissione europea ha fatto sì una marcia indietro, ma relativamente piccola. Non si tratta di cambiamenti radicali ma della conferma di una riduzione al 90% dell’obiettivo di taglio delle emissioni di CO² finora fissato nel 100% all’interno dei regolamenti comunitari. Una notizia attesa e auspicata da molti, dato che era ormai evidente che l’obiettivo di eliminare totalmente le auto termiche dai saloni entro il 2035 era troppo ambizioso visto che il mercato, gli automobilisti, non stavano rispondendo in modo adeguato. I dati di vendita dell’elettrico confermano che la scelta finale del consumatore evidenziava un mercato non ancora pronto alla transizione tecnologica. Cosa accadrà ?
In pratica troveranno ancora spazio nelle concessionarie modelli non completamente elettrici o alimentati a idrogeno. Si tratta solo di un 10% delle auto le cui emissioni dovranno essere compensate dai Costruttori automobilistici con l’impiego di acciaio a basse emissioni o mediante l’utilizzo di carburanti sostenibili, come è-fuel e bio fuel avanzati. Bruxelles propone inoltre ulteriori flessibilità per conformarsi al target di taglio emissioni sul triennio dal 2030 al 2032, estendendo la flessibilità concessa già quest’anno tra il 2025 e il 2027 per scongiurare il pagamento delle multe. Un cavallo di Troia? Forse. Se oggi si parla dell’apertura a un 10% per le auto alimentate in modo tradizionale (benzina e gasolio) questo fa capire che l’Europa può tornare sui suoi passi, cambiando ancora le percentuali, se necessario nei prossimi anni. Un male per il settore? Forse. L’incertezza normativa frena il mercato e pone il consumatore in una situazione di imbarazzo.
Si sa: l’acquisto dell’auto è il più importante economicamente parlando dopo quello della casa. E se già la velocità dell’aggiornamento tecnologico e l’obsolescenza programmata poneva in difficoltà i consumatori che rischiavano di trovarsi con un’auto già vecchia dopo pochi anni, questa incertezza non farà altro che provocare un invecchiamento del parco circolante con automobilisti che aspettano alla finestra di capire che cosa accadrà prima di entrare nelle concessionarie per acquista l’auto nuova. Intanto il 2025 dell’Automotive si è chiuso sotto il segno della trasformazione tecnologica e di un progressivo spostamento del baricentro verso l’oriente. La cinese BYD sfiora il milione di auto esportate, mentre Changan ottiene la prima licenza per la guida autonoma di livello 3 dopo test su 5 milioni di chilometri. In Europa il mercato cresce moderatamente (+2,1%) con i veicoli elettrici al 16,9% della quota totale e brand cinesi che raddoppiano la loro presenza. Negli Usa, nonostante un anno da record (16, 3 milioni di vendite) le prospettive sono incerte a causa dell’inflazione e del crollo delle vendite dei veicoli elettrici (-46%) seguito al taglio degli incentivi.
Ebbene sì, gli incentivi sono quelli che evidentemente sostengono il mercato dell’elettrico. Per convincere il consumatore a cambiare auto bisogna fargli fare un «affare». Non soltanto in acquisto ma anche nell’utilizzo. Se è vero che la manutenzione delle auto elettriche costa molto meno di quelle termiche è anche vero che il costo dell’elettricità va calmierato. L’automobilista deve avere una netta convenienza economica ad utilizzare gli «Electric Vehicle». Così non è. Troppo spesso l’elettricità alle colonnine di ricarica è eccessivamente cara. Intanto Mercedes-Benz ha chiuso negli Stati Uniti il capitolo Diesel Gate con un accordo da 150 milioni di dollari. Gli automobilisti coinvolti nella classe action riceveranno 2000$ a testa oltre un’estensione di garanzia e un aggiornamento software gratuito sulle loro auto.
Il record di Renault
Ma lo stop dell’Unione europea non si riflette nell’immediato della produzione, nell’avanzamento tecnologico, nel miglioramento delle performance frutto di anni di investimenti orientati verso le zero emissioni. Ecco allora che Renault chiude il 2025 abbattendo un muro storico per l’auto elettrica. La demo car Filante ha stabilito un nuovo primato di efficienza sulla pista UTAC in Marocco percorrendo 1008 km in meno di 10 ore con una singola carica. Un test che ha simulato condizioni reali con una velocità media di 102 km/h registrando un consumo record di 7,8 kWh per 100 km. Al traguardo la vettura conservava l’11% di energia residua, sufficiente per coprire altri 120 km. Un risultato ottenuto utilizzando una batteria di serie da 87 kWh. La stessa della Renault Scénic E – tech. Un’auto di serie. Non come la Filante che è un prototipo.
Il segreto dell’autonomia risiede quindi nell’ottimizzazione aerodinamica e non solo nella capacità di accumulatori. Filante è un prototipo che pesa solo 1000 kg grazie all’uso di fibra di carbonio e componenti e stampa 3D. Un’auto che però per forme e dimensioni non potrà mai entrare in produzione. Questo è l’esame di realtà necessario. Non titoli sensazionalisti che lascino ipotizzare un ritorno al passato o che lascino intendere di essere arrivati a prestazioni in termini di autonomia che sono in realtà riservate a prototipi utilizzati in pista da piloti professionisti. Il mercato richiede che vengono comunicate autonomie e prestazioni reali. La trasparenza non è più un’opzione ma una necessità . Sopravviveranno i costruttori capaci di dire la verità , adattarsi ai mercati e scegliere dove investire. Gli altri resteranno fermi al bivio.
