Tutti i benefici della meditazione intensiva

by azione azione
5 Gennaio 2026

In breve tempo, cambiamenti misurabili in neuroplasticità, metabolismo, sistema immunitario e dolore Le novità della scienza sulle pratiche mente-corpo

Bastano sette giorni di ritiro intensivo, con meditazione guidata e pratiche di guarigione, per lasciare un’impronta riconoscibile sul cervello e sulla biologia del sangue. Un gruppo di ricercatori dell’Università della California di San Diego ha osservato che un programma residenziale di una settimana attiva vie fisiologiche naturali legate a neuroplasticità, metabolismo energetico, risposta immunitaria e modulazione del dolore, offrendo una base biologica a benefici da tempo riportati sul piano soggettivo.

Nel lavoro, pubblicato sulla rivista «Communications Biology», 20 adulti sani hanno partecipato a un ritiro condotto dal neuroscienziato Joe Dispenza: lezioni quotidiane, circa 33 ore di meditazione e pratiche di guarigione di gruppo, strutturate secondo il modello di «placebo aperto», in cui i partecipanti sanno che le procedure non contengono principi attivi ma possono comunque attivare risorse interne attraverso aspettative, connessione sociale e ritualità condivisa.

Prima e dopo il ritiro sono stati eseguiti esami del sangue e risonanze magnetiche funzionali (fMRI), in grado di misurare l’attività cerebrale in tempo reale.

Dalle immagini fMRI è emersa una riduzione dell’attività nelle aree associate al «chiacchiericcio mentale» e un aumento della sincronizzazione tra regioni cerebrali distanti, segno di una rete più integrata ed efficiente, con meno rumore di fondo e maggiore coerenza funzionale. In laboratorio, il plasma prelevato dopo il ritiro ha indotto nei neuroni coltivati una crescita di prolungamenti più lunga e una rete di connessioni più fitta, un indicatore indiretto di neuroplasticità potenziata.

Anche il metabolismo cellulare è cambiato: le cellule esposte al plasma post-ritiro hanno mostrato un aumento del metabolismo glicolitico, cioè una maggiore capacità di «bruciare zuccheri», suggerendo uno stato energetico più flessibile e adattabile. «Osservare sia i cambiamenti del sistema nervoso centrale nelle scansioni cerebrali sia i cambiamenti sistemici nella chimica del sangue sottolinea che queste pratiche mente-corpo agiscono su una scala che coinvolge l’intero organismo – sottolinea Hemal H. Patel, professore di anestesiologia presso la Facoltà di Medicina dell’UC San Diego e autore principale dello studio – Ci sono gli stessi schemi di connettività neurale che tipicamente richiedono la psilocibina, cioè una sostanza che causa effetti allucinogeni e che si trova naturalmente in alcuni funghi, ma che ora sono ottenuti solo attraverso la pratica della meditazione».

Sul fronte del dolore, i ricercatori hanno registrato un incremento degli oppioidi endogeni, i principali analgesici naturali dell’organismo, compatibile con l’attivazione di circuiti intrinseci di sollievo. Parallelamente, il sistema immunitario ha mostrato un profilo più complesso di una semplice accensione o spegnimento: sono aumentati sia segnali pro-infiammatori sia anti-infiammatori, quadro interpretato come un rimodellamento adattativo della risposta immunitaria.

Le analisi di biologia molecolare hanno documentato modifiche nei piccoli RNA regolatori e nei pattern di espressione genica, in particolare lungo vie collegate alla funzione cerebrale e al dialogo tra sistema nervoso, immunitario ed endocrino. A questa «firma biologica» si è affiancato il vissuto soggettivo: i partecipanti hanno compilato il questionario MEQ-30 (Mystical Experience Questionnaire), che valuta la componente «mistica» dell’esperienza meditativa (senso di unità, trascendenza, alterazione profonda della coscienza). I punteggi medi sono passati da 2,37 a 3,02 dopo il ritiro intensivo e i valori più alti si associavano a una maggiore integrazione tra aree cerebrali, in modo simile a quanto già osservato con alcune sostanze psichedeliche.

«È un passo entusiasmante verso la comprensione di come l’esperienza cosciente e la salute fisica siano interconnesse e di come potremmo sfruttare questa connessione per promuovere il benessere in modi nuovi», aggiunge il dr. Alex Jinich-Diaman dell’UC San Diego. Secondo gli autori, questi risultati offrono un quadro coerente di come interventi mente-corpo non farmacologici possano sostenere salute mentale, regolazione emotiva, resilienza allo stress e gestione del dolore cronico, pur sottolineando che si tratta di uno studio preliminare condotto su adulti sani.

Serviranno studi controllati su pazienti con dolore cronico, disturbi dell’umore o patologie immuno-mediate, e ricerche che «spacchettino» il protocollo per capire il contributo specifico di meditazione, rielaborazione cognitiva e placebo aperto, nonché la durata nel tempo di questi cambiamenti biologici.

Serviranno studi controllati su pazienti con dolore cronico, disturbi dell’umore o patologie immuno-mediate, e ricerche che «spacchettino» il protocollo per capire il contributo specifico di meditazione, rielaborazione cognitiva e placebo aperto, nonché la durata nel tempo di questi cambiamenti biologici.