Quando il sogno del campeggio diventa realtà

by azione azione
29 Dicembre 2025

Da febbraio Migros distribuirà tre milioni di franchi alle associazioni e ai progetti legati ai campi: registratevi subito

In tenda o in una casa colonica, in inverno o in estate: ogni anno in Svizzera vengono organizzati decine di migliaia di campeggi e migliaia di responsabili lavorano come volontari per far sì che i bambini tornino a casa dopo aver vissuto esperienze indimenticabili. Ciononostante, alcuni desideri piccoli o grandi rimangono insoddisfatti.

Ed è proprio qui che interviene la raccolta promozionale della Migros «Support my Camp». Dopo aver sostenuto associazioni sportive e culturali negli anni precedenti, questa volta l’obiettivo è realizzare i desideri riguardanti i campeggi per bambini e ragazzi.

A partire dal 5 febbraio, per ogni acquisto di 20 franchi verrà consegnato un buono-associazione che potrà essere assegnato. Le associazioni possono registrare i desideri relativi ai campeggi da subito.

Abbiamo parlato con tre responsabili di campeggi e abbiamo chiesto loro quali sono i loro ricordi preferiti.

La fondue di mezzanotte
Daniel Guignard, 34 anni, insegnante di matematica di Ursins (VD), corresponsabile del campeggio estivo della Société Cantonale des Musiques Vaudoises ricorda la fondue di mezzanotte tra giovani musicisti: «Ogni anno organizziamo un campo di due settimane a Sainte-Croix nel Canton Vaud a cui partecipano fino a 150 giovani musicisti. Fanno sei ore di prove al giorno per tenere, al termine, un grande concerto. È incredibile vedere i progressi che fanno. Io stesso partecipavo al campo estivo e trovavo entusiasmante ritrovarmi con altri musicisti di livello superiore al mio. Sono nate anche grandi amicizie. Oggi partecipo come responsabile del campo perché voglio che gli aspiranti musicisti traggano beneficio da questa esperienza. Durante le settimane in cui si tiene il campo, lavoro 18 ore al giorno. Insieme agli altri due coordinatori mi occupo di un team di circa 30 persone, tra cui 15 insegnanti di musica. I ragazzi sono motivati e l’atmosfera è incredibile. Non devo neanche controllarli troppo, tranne quando qualcuno vuole organizzare una cena a base di fondue nel cuore della notte».

Al campo scout nonostante la disabilità
Nicole Zgraggen, 27 anni, insegnante di musica di Schattdorf (UR), che gestisce i campi del SOC di Uri, racconta: «Pioveva a dirotto, ma nessuno cercava un riparo. La banda del campo suonava sul palco e tutti i bambini e i responsabili del campo scout cantonale di Uri cantavano a squarciagola. Una melodia che arrivava dritta al cuore. In momenti come questi, sono orgogliosa di essere responsabile dei campi “Scout ad Ogni Costo (SOC)”. Ho iniziato nel 2021 provenendo da un altro settore. Dei miei amici avevano urgentemente bisogno di aiuto per una gita di un giorno. Da allora ho iniziato a lavorare come responsabile e poi come responsabile del settore. Al SOC partecipano bambini e ragazzi con disabilità fisiche o mentali. Il campeggio deve quindi essere privo di barriere e facilmente accessibile. Queste strutture sono solitamente più costose. Senza l’aiuto di amici e sponsor non potremmo permetterci di organizzare questi campi. Ma negli scout ci si aiuta a vicenda. Per il campo estivo menzionato prima siamo riusciti a prendere in prestito tutte le tende dal SOC di Untervaldo. Nel team di gestione eravamo tutte donne. Una volta, quando la pila dei panni da lavare era particolarmente grande, un responsabile del campo di un altro settore è venuto spontaneamente ad aiutarci. Lavare le cose non è mai stato così divertente come quella volta».

Ragazze che ballano
Sandra Bohle, 38 anni, sviluppatrice in ambito meccanico di Dachsen (ZH), gestisce il campo dell’associazione di danza «Rocket Girls Dance Formation»: «Ancora oggi ricordo chiaramente la stanza del primo campo giovanile a cui ho partecipato, anche se è stato 30 anni fa. È stata un’esperienza incredibile. Oggi lavoro ogni estate come responsabile di un campo di danza per la “Rocket Girls Dance Formation” della Svizzera orientale. Prenotiamo i nostri campi di formazione di quattro giorni per la danza rock’n’roll con 120 persone con due anni di anticipo. Non è facile trovare un campo così grande che abbia due palestre nelle vicinanze. Le bambine di sette anni ballano quattro ore al giorno, quelle più grandi, a partire dai quattordici anni, danzano fino a otto ore al giorno. A volte continuiamo ad allenarci anche dopo cena. L’aiuto esterno che riceviamo, ad esempio dai genitori che cucinano per noi, è indispensabile. Nei campeggi, i bambini crescono insieme, anche in gruppi con partecipanti di età diverse. Le ragazze più giovani ammirano quelle più grandi. Un’esperienza mi è rimasta impressa: i bambini stavano giocando a nascondino. Anche mia figlia, che all’epoca aveva quattro anni, partecipava al gioco. Si era nascosta sotto il letto, ma fortunatamente le altre ragazze l’hanno trovata subito: si era addormentata».