A cent’anni dalla morte del compositore e pianista francese un imperdibile libro della studiosa Ornella Volta
Il centenario della morte del compositore francese Erik Satie (1866-1925) è coronato dalla pubblicazione di un volume, Erik Satie en notes et mots, frutto postumo del lavoro di una studiosa fuori del comune, Ornella Volta.
Triestina vissuta a Parigi, dove giunse negli anni Cinquanta affascinata dal movimento culturale surrealista, e conobbe e intervistò personalità della statura di Le Corbusier, Man Ray, Breton, Calder, Aragon, divenne studiosa senza pari dei testi e delle lettere (e curatrice di tante mostre) che hanno illuminato la vita del misterioso compositore di Honfleur.
Un incontro, quello fra Satie e la studiosa italiana che avvenne «quasi per caso», come ricorda nella postfazione l’amico direttore d’orchestra italiano Marcello Panni. Dovendo ripartire da Parigi per l’Italia, Panni incaricò l’amica di cercare scritti, lettere, ritagli di giornali e riviste per uno spettacolo della Biennale di Venezia che il pianista Antonio Ballista era in procinto di realizzare con la collaborazione dell’attore anticonformista e funambolo della parola Paolo Poli.
Quella ricerca fu decisiva: gli scritti, i disegni, la musica iconoclasta di Satie stregarono Ornella, «perché rappresentavano un mondo che l’aveva sempre attirata e in una sola persona ritrovava il dadaista, il polemista, il creatore di una musica delicata alla ricerca della stoicità », come ricorda il figlio Matteo nella Postfazione. E la ricerca di «Esoterik Satie», sintetizza Panni nella testimonianza-postfazione, trasformò per tanti compositori e artisti ammiratori di Satie nel corso di mezzo secolo la Signora Volta in «Madame Satie».
Satie divenne per cinquant’anni il centro d’attrazione e di ricerca di ogni testimonianza e documento possibile, e questo volume costituisce «una ricapitolazione di tutto un sapere lungamente acquisito», come scrive nell’introduzione Gilbert Delor. La Volta circonda le parole del compositore, in ordine cronologico, a una analisi globale e interdisciplinare in cui testi, titoli e sottotitoli, disegni, copertine e grafismi bizzarri si uniscono in un gioco di approfondimenti e rimandi che si leggono insieme ai commenti esplicativi. E si dimostra che dietro le famose freddure e battute c’era uno scrittore. Poteva essere autore di manifesti violenti e provocatori, usciti dal clima anarchico della bohème di Montmartre dove viveva suonando il pianoforte, oppure l’autore che dava indicazioni d’attitudine mentale e percezioni corporali ai pianisti (ingiunzioni intriganti come «Aprite la testa», «Obbedire», «Un po’ caldo», «Come un usignolo con il mal di denti»); oppure lo spargitore di miti e maschere che sfogava la frustrazione dell’isolamento ufficiale, sempre cercando nuove strade.
Vie che spingono l’ascoltatore a uscire dalla passività , a sognare e a interrogarsi. Il comune denominatore è una concentrazione minimalista del suono che andava di pari passo all’invenzione di un umorismo musicale metaforico che assume le forme più diverse, provocatorio, caustico, agrodolce, nichilista. Secondo uno dei suoi massimi biografi-interpreti, Jean-Pierre Armengaud, l’umorismo è per Satie «fonte perenne di rinnovamento creativo e rappresenta anche una morale di resistenza personale che dissimula l’angoscia della solitudine e della marginalizzazione».
L’indagine della Volta approfondisce i significati dei titoli che a suo tempo fecero scalpore, come i Tre pezzi in forma di pera per pianoforte a quattro mani. Lo scrittore Jean Cocteau li spiegò come risposta all’abuso di titoli preziosi da parte degli impressionisti e di Debussy; nel libro vengono riportati a un periodo in cui Satie ancora non aveva litigato con il celebre collega. Un tempo in cui entrambi paragonavano i custodi dell’accademismo alle pere: «il vocabolario Littré descriveva la trottola come un oggetto a forma di pera, e potrebbe essere che il compositore abbia voluto avvisare i guardiani delle convenzioni accademiche e attirare l’attenzione sul fatto che la musica dei Tre pezzi gira incessantemente su sé stessa… come una trottola».
Oggi l’uomo che viveva nella povertà di una stanza della periferia parigina, l’artista che voleva essere sempre libero e sognava di migliorare la società , il creatore della musica d’arredamento e istantaneista, il precursore compreso da un esiguo manipolo di fedeli, è l’autore di un motivo che dopo il Boléro di Ravel è il brano francese più suonato nel mondo: «Si tratta della melodia, lenta e dolorosa, leggermente ondeggiante, della sua opera feticcio, la prima Gymnopédies».
Bibliografia
Ornella Volta, Erik Satie en notes et en mots, Dijon, Les presses du réel, 2025, pp.631, €35
