Graphic novel biografiche: l’autobiografia a fumetti ufficiale di Audrey Hepburn svela quale sia davvero stato il suo ruolo più «vero» e sentito al di là delle mille luci di Hollywood
All’interno dell’olimpo hollywoodiano degli ultimi settant’anni, si può dire che ben poche attrici siano state amate dal pubblico quanto Audrey Hepburn – di certo, non in molte sono riuscite ad assurgere allo status di vere e proprie icone di stile, la cui sola immagine è sufficiente a rievocare in un attimo il sapore di un’intera epoca: basti pensare al celeberrimo, e immediatamente riconoscibile, close-up (ndr: primo piano) della diva tratto dal film Colazione da Tiffany, con tanto di inconfondibili occhiali da sole e bocchino della sigaretta tra le labbra.
Proprio per questo, non c’è dubbio che una personalità di tale calibro, la cui cifra estetica è inequivocabile – al punto da essere stampata nella memoria del grande pubblico, nonché nel bagaglio mediatico del XX secolo – costituisca il soggetto ideale per un’opera basata sulla resa grafica e l’impatto visivo; soprattutto quando si considera come la vita della Hepburn possa, di primo acchito, apparire alla stregua di una vera e propria favola moderna. Come negare, infatti, l’appeal popolare offerto dalla struggente vicenda di una ragazzina denutrita e infelice, la quale, dopo un’infanzia trascorsa nell’Europa dilaniata dalla guerra, riesce a sfuggire a un destino da ballerina fallita per divenire una delle più grandi star del cinema internazionale?
Il bianco e nero essenziale, le linee pulite e schematiche, sorprendono perché in evidente contrasto con il glamour hollywoodiano
Non sorprende quindi che già diversi libri illustrati siano stati dedicati alla diva: solo negli ultimi anni, si possono contare due volumi, rispettivamente a opera di Michele Botton (2023) e di Jean-Luc Cornette e Agnese Innocente (2024). Tuttavia, questo nuovo Audrey Hepburn si distingue dalle precedenti pubblicazioni per il fatto di essere l’unica approvata dalla famiglia Hepburn – nello specifico, dai due figli, il che ne fa la prima biografia grafica «ufficiale» dell’attrice; un’opera apparsa in anteprima mondiale nel 2023 nella sua versione in lingua francese, e poi tradotta e pubblicata nel maggio 2024 dalla ReNoir Comics, casa editrice ormai confermatasi come leader nel campo dell’editoria a fumetti italiana, specialmente per quanto riguarda le graphic novel.
Il volume, i cui disegni sono firmati dal «veterano» dei fumetti biografici Christopher Longé su testi della cineasta indipendente Eileen Hofer, si presenta così come una sorta di cronaca della vita di Audrey, dalla turbolenta infanzia trascorsa tra Inghilterra e Olanda – segnata, oltre che dalla guerra, dall’abbandono da parte del padre – ai primi, timidi passi nel mondo dello spettacolo, presto seguiti dal travolgente riscontro popolare del suo primo ruolo di successo sul palcoscenico di Broadway nel leggendario musical Gigi.
In tutto ciò, il vero punto d’interesse è rappresentato dallo sguardo impiegato dagli autori nei confronti di una vicenda pericolosamente a cavallo tra la disperazione degli anni giovanili e le esaltanti gratificazioni della maturità : un punto di vista molto personale, che si espleta in una scelta grafica piuttosto anomala, caratterizzata da una semplicità a tratti quasi eccessiva. Infatti, se da un lato la linea chiara in rigoroso bianco e nero netto permette di immergersi con immediata efficacia nella realtà spesso poco edificante delle difficili esperienze vissute da Audrey nella prima giovinezza, una volta entrati nel vivo del racconto uno stile di disegno tanto formale e vagamente schematico sembra, per certi versi, in antitesi con quella che è da sempre l’immagine pubblica della Hepburn – e con il contesto dei magici anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, caratterizzati dalla spensieratezza e fiducia nel futuro tipiche della cinematografia di allora.
Una manciata di anni che l’avrebbe vista passare con disinvoltura da un successo all’altro: dal celeberrimo Vacanze Romane a Sabrina, fino al già citato Colazione da Tiffany. Allo stesso tempo, tuttavia, la volontà sembra proprio quella di sottolineare come le sofferenze del passato avessero conferito ad Audrey una visione disincantata e anche malinconica della vita, tale da far sì che le mille luci di Hollywood non avessero del tutto presa su di lei; così, sebbene il codice espressivo appaia a tratti incapace di valorizzare davvero l’espressività e indole della Hepburn, la storia personale della diva – e, soprattutto, l’efficacia con cui essa è trasmessa al lettore attraverso i testi di Eileen Hofer – riescono nell’impresa di ottenere l’assoluto coinvolgimento del lettore e garantire il potere evocativo della messa in scena.
Inoltre, la vera forza di questo volume sta nella scelta di puntare i riflettori su un dettaglio spesso sottovalutato dal grande pubblico – il fatto che, una volta lasciatasi alle spalle la giovinezza e il desiderio di rivestire il ruolo di stella del cinema, Audrey avrebbe trovato un nuovo senso di sé e un rinnovato scopo per la propria vita in qualcosa di diametralmente opposto al mondo egocentrico e scintillante della scena hollywoodiana: il suo ruolo di ambasciatrice dell’UNICEF, impegnata a visitare ogni luogo in cui le speranze di sopravvivenza dei bambini apparissero terribilmente basse.
Ecco quindi come, a riflettori spenti – nel momento in cui a contare era solo il confronto con il silenzioso dolore di un «altro» con il quale in molti avrebbero faticato a relazionarsi – la Hepburn ritrovò il contatto con la parte più autentica e viva di sé: forse con la bambina infelice di un tempo, la stessa che aveva a lungo ricercato il riscatto attraverso la recitazione e il successo per poi, infine, scoprire come la vera, più profonda realizzazione dell’anima stesse proprio in quanto il poeta Rabindranath Tagore definiva come «servizio» – l’atto di mettersi a disposizione del prossimo per alleviarne le sofferenze.
Uno stile grafico asciutto che si adatta tuttavia benissimo alla complessità di quella che è stata una vita straordinaria
Proprio in questo, in effetti, risiede la vera forza espressiva di Una biografia a fumetti: quella che permette all’opera di sopperire alle occasionali rigidità del disegno per mostrare davvero, in modo onesto e commovente, il senso di gratificazione provato da Audrey nel trovarsi infine interprete del ruolo che, più di ogni altro, la rappresentava e definiva – non solo come star, ma in quanto essere umano. Non è un caso che suo figlio Luca Dotti abbia definito questa graphic novel come «senz’altro uno degli omaggi più toccanti mai riservati a mia madre»; il che ci ricorda come, spesso, nell’economia di una vita, i momenti di maggior grandezza personale non siano da ricercarsi nei trionfi pubblici, quanto piuttosto nella capacità di dare un senso più profondo all’esistenza e alle sue reali priorità .


