La letteratura secondo me

by azione azione
22 Dicembre 2025

In Su, Dario Voltolini, raccoglie pensieri sparsi a proposito di autori, della nostalgia o dell’immaginazione e di tanto altro, come riflessioni sulla scrittura

Si può azzardare che la descrizione del mercato e della macelleria (non in senso traslato, proprio la macellazione) che occupa sei o sette pagine iniziali di Invernale sia una delle cose meglio scritte dell’intero 2024 letterario, non perché si abbia il controllo sull’intera produzione ma piuttosto perché si pensa che sia difficile scrivere meglio di così? E similmente si può dire che il romanzo stesso è un capolavoro di questo scorcio di secolo, anche se la formulazione in questi termini suona tanto definitiva? Un romanzo pieno di conforto narrativo e di storie sorprendenti, come quella della festa dei nomadi sulla spiaggia, una scena, «comunque sia, di celebrazione e ringraziamento».

Dario Voltolini è uno che scrive così. Il suo ultimo libro, Su, è una serie di saggi narrativi, interviste, interventi, scritti volanti già usciti qua e là ora pubblicati in vertiginosa sede unica; il testo più antico è del 1985 e quello più giovane, dedicato a Pinocchio, di quest’anno. Su sta per «a proposito di», ma è formulazione meno formale, più discreta e gentile. Ora, tenuto conto che ci sono solo testi elogiativi o quasi e che non c’è spazio per riserve o, peggio, stroncature, si può pensare che il senso della lettura di questo libro stia nel capire che cosa è piaciuto a un autore che altrove scrive ottime cose.

Tutti i capitoli sono intitolati a un Su, Su Umberto Eco, Su Voltaire, Su Antonio Moresco, Su questo e Su quello, ma anche Su editing e scrittura, Sulla nostalgia, Sull’immaginazione, Su Pinocchio, e, in capo a tutto, Su su, cioè «Su questo libro». L’accesso avviene per vie laterali e forse non lineari: si comincia dai Su di autori che si crede di conoscere bene, magari ci si ferma sui Su metaletterari, quelli dedicati alla scrittura e al ragionamento.

Poi si piomba Su passi pieni di incanto, dove non si sa più se ci si trova di fronte a un testo saggistico o se si è già trasportati in un’altra e più estetizzante meraviglia: all’inizio di Su sé leggiamo di una immagine voltoliniana ricorrente, che forse finirà in un romanzo: «un lastricato di pietre larghe, piuttosto ampio, che viene sommerso dalle onde del mare», un mare che «aumenta e aumentando ribolle, la schiuma cresce e invade tutto». Una schiuma violenta, tutt’altro che soffice, «bolle, turbini, spostamenti, porosità». Appare l’immagine della cattedrale di Trani, talmente protesa verso il mare da risultare come una specie di nave al varo, anche lei parte dell’immagine al pari del lastricato e della schiuma.

O ancora in Su scrittura e politica, apprendiamo che la scrittura è come il miele, cibo speciale e benefico, perché prodotto dal passaggio attraverso un altro corpo, come la scrittura è il risultato di un materiale filtrato attraverso un altro organismo, «che trasforma e che produce». Conoscendoci lettori entusiasti di Dario Voltolini, ci vediamo precipitati sopra a titoli più di ragionamento attorno all’attività scrittoria. Come Su editing e scrittura: che cosa è e che cosa non è editing consapevole e affidabile. Tra gli altri, «quando una persona consiglia lo scrittore di non scrivere racconti bensì romanzi e quindi consiglia di fondere insieme tutti i racconti fin lì scritti in un romanzo, non si chiama editing». E così non si chiama editing dare consigli sulla necessità di cambiare stile, su quella di dare maggiore forza ai personaggi femminili, aggiungere o togliere personaggi, cambiare l’inizio, cambiare il tempo dei verbi, cambiare il luogo dell’azione. Cambiare tutto.