L’ESA festeggia questo importante traguardo in un contesto che non favorisce più la collaborazione mentre si avvicina la fine dell’esperienza della Stazione spaziale internazionale: quali sono le priorità?
La situazione geopolitica che stiamo vivendo e l’intricato mosaico di situazioni, blocchi e divieti che costellano i rapporti tra la Russia e L’Europa, con gli Stati Uniti alla finestra, stanno condizionando anche il programma spaziale. È vero che collaborazioni internazionali stabilite da tempo procedono, seppur con qualche intralcio, ma sembra che si sia perso molto di quello slancio ideale che aveva caratterizzato gli ultimi decenni. Nel campo dell’astronautica una presenza importante, del cui operato si parla sempre meno, è quella della Stazione spaziale internazionale (ISS) che nel 2025 ha raggiunto i 25 anni di attività . La NASA (cioè gli americani), ROSCOSMOS (i russi), L’ESA (gli europei), JAXA (i giapponesi), CSA (i canadesi) per tutti questi anni hanno vissuto e lavorato insieme sulla ISS, dandosi dei turni, facendo così avanzare le conoscenze scientifiche con esperimenti che non sono possibili sulla Terra, per via della maggiore gravità . Alla fine di novembre hanno raggiunto la Stazione i tre astronauti della 74esima spedizione, che durerà 8 mesi. Purtroppo sembrano diminuire gli investimenti, i russi si ritireranno e l’ISS entro il 2030 verrà dismessa.
Le risorse della NASA
«La Stazione è stata un banco di prova critico», ha voluto sottolineare con enfasi la NASA in un recente comunicato, «per comprendere e superare le sfide del volo spaziale di lunga durata, oltre che per espandere le opportunità commerciali in orbita terrestre bassa». Per quest’ultima voce sono ormai in prima fila le aziende fornitrici di servizi, largamente impiegate in prima persona negli USA al posto delle figure statali. La NASA pone le proprie risorse – ridotte per decreto dal presidente Donald Trump – soprattutto sulle missioni nello spazio più lontano: sul ritorno alla Luna, previsto con il programma Artemis, e preludio all’ancor più impegnativo volo umano su Marte. Da parte sua l’Europa spaziale (ESA) ha sempre dato il suo contributo a questi programmi: nel caso della Luna – per esempio – anche con un suo nuovo programma denominato Argonaut, che sosterrà Artemis. Tuttavia cerca sempre di affermare il suo ruolo e la sua autonomia operativa. Ne è la prova il programma Galileo, che l’ESA vanta come il sistema di navigazione satellitare più preciso al mondo. Per far capire cosa sia, spesso viene chiamato il GPS europeo, perché svolge la stessa funzione, con il vantaggio rispetto al «gemello» americano di essere del tutto civile e non militare.
Anche per l’ESA l’anno 2025 ha segnato una tappa importante: corrisponde infatti ai suoi 50 anni di vita. Era il 30 maggio 1975 quando si è firmata la Convenzione che ha portato alla creazione dell’Agenzia spaziale europea, della quale – fin dall’inizio – fa parte anche la Svizzera. Si annunciava così il ruolo fondamentale dell’ESA nella promozione dell’eccellenza tecnologica e scientifica europea, ruolo che dopo 50 anni di realizzazioni di successo le viene sicuramente riconosciuto, così come la capacità di aver prodotto un meccanismo istituzionale di cooperazione inter-governativa che continua a funzionare bene. Una cooperazione tra gli Stati che, giova ricordarlo, per statuto deve essere svolta a fini esclusivamente pacifici. Nella riunione interministeriale dell’ESA tenutasi a Brema, in Germania, il 26 e 27 novembre scorso, a riprova della coesione tra i Governi, i 23 Stati membri hanno votato e approvato il montante record di 22,1 miliardi di euro per sostenere i principali programmi scientifici, tecnologici e di esplorazione. C’è stato anche l’incremento sostanziale del budget per le applicazioni spaziali in materia di osservazione della Terra, della navigazione e delle telecomunicazioni. È questa una terna di componenti fondamentali dell’iniziativa «per la resilienza spaziale europea».
Sempre più performanti
Per controllare la Terra e la navigazione marittima, con prodotti sempre più performanti, continua la fortunata serie dei satelliti Sentinel, sviluppati, costruiti e lanciati dall’ESA nell’ambito del programma della UE Copernicus. Il 4 novembre 2025 è stato messo in orbita Sentinel-1D che opererà con Sentinel-1C lanciato un anno prima: entrambi sorvegliano i ghiacci del mare artico, che vengono cartografati, seguono gli iceberg e sorvegliano tutto l’ambiente marino. Registrano gli inquinamenti e le maree nere, la pesca illegale, la sicurezza marittima e le rotte delle navi. Sono anche utilizzati per misurare le deformazioni del suolo in caso di terremoti o di eruzioni vulcaniche. Controllano la situazione delle foreste e i disboscamenti, i suoli coltivati e le acque dolci. Nel caso di catastrofi naturali e di crisi, sono i primi a dare l’allarme e a seguire l’evoluzione dei fenomeni. I due satelliti sono il rimpiazzo del Sentinel-1, felicemente in orbita e operativo da ben 11 anni. Il direttore generale dell’ESA Josef Aschbacher ha sottolineato che in un contesto geopolitico difficile tutti gli Stati membri e la Commissione europea hanno rinnovato la fiducia nella loro Agenzia spaziale.
L’ultima sessione del Consiglio a livello ministeriale è la prima tappa per la messa in opera della Strategia 2040, che fissa le ambizioni e definisce gli obiettivi a lungo termine per le attività dell’ESA: attività che comprendono anche le applicazioni sulla Terra di tutto quanto promosso e trovato nello spazio. Per l’immediato futuro l’ESA ha voluto darsi i mezzi per essere un leader nella ricerca spaziale. Per questo ha aumentato il proprio budget annuale del 3,5%, con voto unanime dei membri. Ciò consentirà di finanziare anche le missioni scientifiche più innovative, come per esempio LISA e NewAthena. LISA è una sonda spaziale di un progetto in corso, inserito all’interno di un programma decennale che cura la visione cosmica: si studiano le onde gravitazionali, le stelle binarie, i buchi neri supermassicci (con masse di milioni o miliardi di volte quella del Sole). Come potete intuire ci sono di mezzo la relatività di Einstein e le sue visioni. NewAthena sarà invece un potentissimo osservatorio a raggi X, fatto per esplorare l’universo. Si spera di poterlo lanciare nel 2037 con il più grande razzo europeo, l’Ariane 6, nella sua versione con 4 razzi ausiliari a combustibile solido. L’ottimismo è d’obbligo.
