Dai programmi per il recupero dei detriti in orbita ai nuovi lanciatori, l’ESA non se ne starà con le mani in mano
«Lo spazio oggi non è più solamente sinonimo di scienze spaziali e di esplorazione umana o robotica. Lo spazio assume ormai un ruolo di importanza strategica per la prosperità delle Nazioni». Sono le parole di Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), pronunciate all’indomani del Consiglio ministeriale tenutosi il 6 e 7 novembre scorsi a Siviglia. Ogni anno tutti gli alti funzionari degli Stati membri dell’ESA si riuniscono verso la fine dell’anno per prendere importanti decisioni sul programma spaziale e sugli stanziamenti da effettuare per poterlo realizzare. Questa volta si volevano definire le ambizioni dei prossimi anni per lo sfruttamento dello spazio al fine di vedersi garantito, come Nazioni europee, un accesso autonomo allo spazio stesso, preparando una prossima generazione di lanciatori più competitivi rispetto a quelli attuali.
«La politica spaziale è anche la politica climatica, la politica industriale e quella della sicurezza», ha dichiarato Aschbacher. «Le sfide sono globali e per fronteggiarle le attività spaziali giocano un ruolo essenziale, che figura in agenda di molti negoziati internazionali. L’Europa deve riaffermare la sua importanza in questo contesto e prendere una parte molto attiva nelle discussioni che verranno». Per la verità l’Agenzia Spaziale Europea è stata sempre molto attiva nel quadro internazionale. Però, quando fu fondata nel 1975 come organizzazione intergovernativa, della quale fin dall’inizio ha fatto parte anche la Svizzera, sapendo di non poter competere a livello di disponibilità finanziarie e su certi campi di ricerca, l’ESA scelse di lasciar perdere i voli abitati e di concentrarsi sui voli strumentali, specializzandosi nel lancio dei satelliti dei quali sarebbe presto diventata leader mondiale. Questo fece sì che presso il grande pubblico, che fin dall’inizio aveva associato l’astronautica alla presenza di persone nello spazio, ci fosse meno visibilità o meno attenzione per l’Europa e i suoi successi.
Tuttavia oggi tutti si rendono conto che per spianare la strada all’uomo e alla donna nello spazio ci vogliono le macchine, vedi i robot su Marte o le sonde sulla Luna. Inoltre, tutti hanno verificato di persona i vantaggi portati nella nostra vita dai satelliti di servizio: per la meteorologia, le comunicazioni, la navigazione aerea e marittima, il controllo dallo spazio delle catastrofi naturali, per le ricadute tecnologiche sulla Terra in campo medico, tecnico e scientifico. Il mondo è diventato più dipendente che mai dalle tecnologie spaziali. Oggi siamo all’ennesimo punto di svolta. Nella scena internazionale sono arrivati dei danarosi privati che con i loro lanciatori e le loro iniziative nei settori delle teletrasmissioni fanno concorrenza alle Agenzie spaziali nazionali e internazionali. In più oggi c’è la questione ambientale che sta introducendo nuove variabili nei programmi futuri, sia per l’esplorazione dello spazio sia per l’osservazione della Terra. Le risorse economiche di tutti non sono illimitate e quindi la comunità internazionale dovrà fissare delle priorità. Ma chi è la comunità internazionale? In un mondo dove gli affari e il denaro sembrano condizionare qualsiasi scelta, chi può decidere che cosa?
Per parte sua, l’Europa spaziale a Siviglia ha preso atto che il contesto nel quale opera è considerevolmente evoluto negli ultimi anni e che ancora più velocemente cambierà nell’immediato futuro, soprattutto dopo la messa fuori servizio della Stazione spaziale internazionale, prevista nel 2030. La nuova economia nelle orbite terrestri basse sta condizionando l’esplorazione spaziale, mentre le imprese private stanno cambiando l’approccio allo spazio in tutti i settori, dai lanciatori allo sfruttamento delle opportunità spaziali. La presenza sempre crescente di satelliti attorno al nostro pianeta con la conseguente creazione di innumerevoli detriti spaziali di diversa misura e pericolosità preoccupa l’ESA, che ha lanciato alla Conferenza di Siviglia una competizione tra le imprese innovatrici del settore basate in Europa affinché sviluppino un servizio di ritorno sulla Terra delle scorie spaziali. L’obiettivo è di affidare a un partner commerciale europeo, entro il 2028 e con un nuovo veicolo, sia il recupero dei detriti spaziali, sia l’approvvigionamento della Stazione spaziale. Questo veicolo dovrà in seguito trasformarsi in una versione abitabile, al servizio di necessità future.
Il finanziamento per il triennio 2023-2025 per i programmi di ricerca e sviluppo dell’ESA era già stato fissato l’anno scorso in 16,9 miliardi di euro. La competizione appena lanciata stanzia ulteriori somme e cerca di acquisire nuovi finanziamenti privati. Si prospetta un approccio molto ambizioso in materia di trasporto spaziale con l’aggiunta di nuovi lanciatori, oltre al grande Ariane 5 e al piccolo Vega C, concepiti e sviluppati negli anni passati. L’ESA deve assolutamente conservare le proprie competenze tecniche e industriali proponendo sul mercato internazionale nuovi modelli, concorrenziali sul piano tecnico ed economico. Per questo è quasi pronto il nuovo Ariane 6 e si sta per sviluppare Vega E. Ricordo che lo spazioporto di Kourou, nella Guiana francese, dal quale lancia l’Agenzia spaziale europea, è il migliore del mondo per situazione geografica. Si trova a soli 5 gradi a nord dell’equatore, i lanci verso est guadagnano quasi il massimo aumento di velocità possibile dalla rotazione della Terra, migliorando così la capacità di portare in orbita i satelliti per qualsiasi tipo di razzo che parta da lì.
Ariane 6 è pronto, dovrebbe compiere il suo primo volo nel luglio 2024. È in competizione con Space X di Elon Musk la cui filosofia, volta al riutilizzo, sta lentamente rivoluzionando il concetto di lanciatore, abbattendo i costi di messa in orbita. La francese Arianegroup, che ha preparato Ariane 6, punta invece su un design di razzo non riutilizzabile ma di tipo modulare, cosa che permette di diminuire i costi operativi: basti pensare che uno dei quattro razzi ausiliari a combustibile solido che spingono Ariane 6 al decollo, si impiega anche come primo stadio di Vega, il lanciatore leggero meno costoso sviluppato dall’italiana Avio, usato per piccoli satelliti. Il Consiglio dell’ESA ha ufficialmente preso l’impegno di realizzare le sue attività spaziali con un’attenzione massima alla sostenibilità del pianeta, puntando alla decarbonizzazione e coprendo gli ulteriori finanziamenti per il programma Copernicus, che come si sa utilizza enormi quantità di dati globali provenienti da satelliti e da sistemi di misurazione terrestri, aerei e marittimi, per fornire gratuitamente informazioni a tutti, dai prestatori di servizi alle autorità pubbliche, al fine di migliorare la qualità della vita.
