Giovanissimi sempre più fragili e violenti

by Claudia
23 Ottobre 2023

In Italia un profondo malessere si traduce nel proliferare di baby gang dedite a risse, danneggiamenti, furti e rapine ma non solo

A fine settembre a Canazei, fascinosa località turistica della Val di Fassa, in Trentino, dodici ragazzi hanno devastato dopo un party la casa di vacanza di una famiglia bolognese: con metodo sono stati distrutti arredi, suppellettili, sanitari, pavimenti, infissi. I responsabili, all’epoca dei fatti minorenni, se ne sono vantati sui social e hanno postato video e foto della bravata. In tal modo i carabinieri li hanno individuati e le vittime hanno potuto chiedere 130mila euro di danni. I ragazzi sono figli d’imprenditori, di politici locali, di professionisti: quella che un tempo si sarebbe definita la media borghesia. Mentre a Calvenzano, in provincia di Bergamo, un gruppo di dodicenni-tredicenni ha preso di mira una fattoria specializzata nell’allevamento di bovini da latte. Si sono arrampicati sui teli, che coprono il fieno: li hanno squarciati, poi hanno liberato le mucche dalle stalle e danneggiato l’impianto elettrico di un trattore. Infine hanno sversato una latta di olio esausto, cui è stato dato fuoco. Quando sono intervenuti i carabinieri hanno sostenuto che si fosse trattato di un gioco.

A Milano le feste organizzate all’esterno degli edifici scolastici dagli studenti dei due più prestigiosi licei scientifici, il Volta e il Leonardo da Vinci, sono state interrotte dall’irrompere di baby gang con spray urticante, tentativo d’impossessarsi di cellulari, orologi, catenine seguito da tafferugli, feriti, ambulanze, intervento della polizia a sirene spiegate. Sempre a Milano sono stati arrestati un quindicenne e un sedicenne per aver rapinato, pistola in pugno, un minimarket a «Chinatown». Si erano fatti consegnare l’incasso di giornata, circa 800 euro, ma il titolare li aveva inseguiti bloccandone uno. Quello con l’arma era riuscito a fuggire perdendo dalla tasca parte della refurtiva. Quando l’hanno ammanettato era in giacca e cravatta. Entrambi figli di famiglie straniere benestanti, ex allievi di un istituto privato internazionale con rette mensili da migliaia di euro.

Purtroppo non sono casi isolati, almeno in Italia. Un team di esperti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria e dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con il Ministero dell’interno e il Dipartimento di giustizia minorile del Ministero della giustizia, ha prodotto il primo studio approfondito sul malessere giovanile, che si traduce nel proliferare di bande dedite a promuovere zuffe violentissime. Servono per marcare il territorio oppure, molto più semplicemente, per vendicare uno sguardo di troppo. Com’è capitato a Roma di recente. Più di quaranta ragazzi si sono ritrovati al parco di via Collegentilesco per darsele di santa ragione con mazze, bastoni, cinghie dei pantaloni usate come armi improprie. Erano quasi tutti minorenni, alcuni latinos, figli di sudamericani che abitano a est della capitale italiana, altri romani delle baby gang che fanno su e giù per i convogli della metro. Sono spuntati pure alcuni coltelli, nascosti su un bus di linea, dentro il quale una parte dei ragazzi ha continuato ad affrontarsi. Secondo gli Uffici di servizio sociale per minorenni (Ussm) il 94% è colpevole di risse, il 77% di furti e rapine, il 64% di bullismo, il 45% di disturbo alla quiete pubblica. E non è finita: il 67% dei ragazzi compie atti vandalici, il 62% spaccia sostanze stupefacenti, il 46% è dedito alle estorsioni. Spiccano i casi di violenza sessuale: un terzo delle vittime sono minorenni e il 67% dei violentatori ha un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. E a colpire sono la mancanza di pentimento e l’indifferenza nei confronti di quante hanno subito il sopruso, quando non scatta il tentativo di coinvolgere chi ha patito l’abuso sostenendone una partecipazione attiva.

Nel giudizio di Stefano Delfini, a capo della Direzione di analisi criminale interforze del Ministero dell’interno, «la crescita delle risse tra i minorenni è un fenomeno sempre più preoccupante da non sottovalutare. Tra le cause che hanno determinato l’intensificarsi di questi episodi c’è anche il Covid, che ha impedito la partecipazione dei ragazzi alle attività sportive e ha accentuato il bisogno di “sfogarsi” in vere e proprie lotte tra bande organizzate». Le città più esposte sono Milano, Torino, Genova: in prima fila gli stranieri di seconda generazione, i quali, come già capitato in Francia, faticano a integrarsi e spesso rimangono in bilico tra il Paese d’origine dei genitori e quello che li ha accolti. Da qui la tentazione di trovare nuovi vincoli d’appartenenza con l’adesione a una banda. Un caso a parte Napoli, dove la camorra esercita un’attrazione quasi irresistibile per l’80% della popolazione giovanile e spesso, ahinoi, rappresenta agli occhi di questi ragazzi l’unico ascensore sociale disponibile. A differenza del resto d’Italia, nella città partenopea si registra una diffusione delle armi perfino tra i quattordicenni, che crescono con il mito del pistolero pur non avendo visto un film western. Sono un esercito quasi invisibile: crescono convinti che lo scopo della vita sia guadagnare a qualsiasi costo e che scappare dai percorsi normali di crescita acceleri l’avvicinamento all’età adulta. Il serbatoio ideale di manodopera per i boss e per i loro accoliti.

Ad accentuare e amplificare i reati dei giovanissimi sono i social media capaci di offrire un palcoscenico perenne a queste gesta. Quasi mai scatta la riprovazione, spesso anzi scatta il desiderio di emulare, di stupire, di conquistare quella notorietà, che non fa alcuna differenza tra il Bene e il Male. Allora vengono messe online aggressioni scaturite pure da atteggiamenti innocui come una sigaretta negata, una risposta affrettata. Tuttavia, i casi che più inquietano sono legati al bullismo, con la crescita esponenziale dell’elemento femminile, e alle forme di vendetta online a sfondo sessuale. Sullo sfondo il progressivo sfaldamento della scuola e della famiglia. La prima non solo fatica ormai da un ventennio a fornire un’istruzione in grado di favorire l’accesso al lavoro, ma denuncia anche problemi con l’educazione. D’altronde che cosa fare con studenti che portano armi in classe, che sparano con la pistola a pallini contro l’insegnante o che lo prendono a pugni? Fino all’altro ieri per costoro non era neppure prevista la perdita dell’anno scolastico, non parliamo poi di espulsione. In ogni caso la creatura troverà accaniti difensori in mamma e papà, i primi ad avere insegnato che esistono solo i diritti, mentre i doveri riguardano esclusivamente gli altri.