In Italia espulsioni più facili e controlli sull’età, ecco il nuovo decreto Meloni
Ogni volta è uno spettacolo appassionante: un leader celebre per i suoi discorsi incendiari si ritrova al Governo e inizia un brusco percorso di apprendimento in cui scopre, tutt’a un tratto, i fasti della complessità. Restare radicali è impossibile, tocca imparare l’arte del compromesso. L’ultima interprete di questo copione è Giorgia Meloni, premier italiana che per anni ha fatto uno sforzo erculeo per essere più abrasiva del suo rivale e (a volte) sodale Matteo Salvini, finendo per arrivarci lei, a Palazzo Chigi. Ora, sul tema-feticcio dell’immigrazione, su cui in passato invocava il «blocco navale» nel Mediterraneo, la leader di Fratelli d’Italia si ritrova a dover fare la parte della «moderata», mentre Salvini urla dal palco di Pontida con accanto la vecchia amica Marine Le Pen e ha nel partito personaggi come il vicesegretario Andrea Crippa, che si lascia andare a commenti da osteria sui tedeschi. «Ottant’anni fa invasero gli Stati con l’esercito, ora finanziano l’invasione dei clandestini», ha detto Crippa, con una di quelle frasi poco adatte a migliorare i rapporti con Berlino «colpevole» di elargire soldi alle Ong che si occupano di migranti, come sottolineato da Meloni stessa in una lettera al cancelliere tedesco Olaf Scholz, dura ma scritta in una lingua obbligatoria, quella della diplomazia.
Si vota a giugno per le elezioni europee e non si parla d’altro che d’immigrazione: con i numeri attuali appare quasi inevitabile. Dall’inizio dell’anno sono arrivate in Italia oltre 130mila persone, ossia il doppio dell’anno passato, e con il clima estivo che sembra voler proseguire a oltranza, il ritmo delle partenze non sembra destinato a diminuire, visto che, come riconosciuto anche da Frontex, le belle giornate e le buone condizioni del mare sono il primo fattore che spinge i migranti a imbarcarsi. Che le centinaia di migliaia di euro dati da Berlino alle Ong siano invece in grado di oliare quel fattore di attrazione di cui si favoleggia, ossia di incoraggiare le persone a partire sapendo che ci saranno delle organizzazioni in grado di salvarli, è tutto da dimostrare. Ma l’elettorato di Meloni non è favorevole a gesti umanitari e la sua linea dura ha contribuito molto a farla eleggere, come se salvare la gente che rischia di affogare fosse un optional e non un obbligo iscritto nella legge del mare. Lei stessa ha dovuto riconoscere di non aver ancora realizzato i risultati promessi, nonostante il duro lavoro: «Speravo meglio».
Non che la questione abbia risposte semplici, sia chiaro. Per evitare di doversi mostrare debole, Meloni aveva puntato molto sull’accordo con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, a partire dalla Tunisia, sperando così di dare una risposta muscolare e rapida rispetto ai traccheggiamenti e ai disaccordi europei. È stato un prevedibile fallimento, anche perché, volendo tralasciare il lato umanitario, il Governo di Kais Saied è ben felice di fare promesse e di strumentalizzare al massimo la questione in modo da fare pressione sull’Ue senza dare garanzie in un momento in cui la crisi economica sta mettendo in ginocchio il suo Paese. E quindi alla fine il Governo si è affidato a un decreto d’urgenza, il terzo in un anno e il secondo nel giro di poche settimane, in cui annuncia una stretta sui finti minori e su chi attenta all’ordine pubblico. Come se i controlli radiometrici per verificare l’età dei giovani migranti non fossero già una realtà, sebbene avvengano in un contesto diverso da quello della polizia, e come se i numeri del fenomeno fossero così determinanti rispetto all’insieme. Le espulsioni saranno più facili per chi si comporta male e minaccia l’ordine pubblico (anche se ha un permesso di soggiorno a tempo indeterminato) o dichiara il falso, mentre alle donne verrà offerto il livello più alto di aiuto, anche se non sono incinte o con figli minori, un elemento di novità se si considera che le richieste di protezione internazionale da parte di donne sono aumentate del 73% rispetto all’anno scorso.
Aumenterà il personale diplomatico e consolare per gestire le richieste nei Paesi di provenienza, nonché il numero di agenti in servizio nelle aree dove gli arrivi sono più importanti, come Lampedusa. E le richieste di asilo verranno automaticamente annullate per chi non si presenterà all’appuntamento fissato, cosa che avviene a 4 migranti su 10 spesso per ragioni pratiche, di difficoltà a trovare il posto o di ritardi. Le nuove misure arrivano in un momento in cui Meloni sta facendo il possibile per mostrarsi determinata ma anche per elevare il livello del discorso al di sopra di quello di Salvini, anche se misure come i 5000 euro che i richiedenti asilo provenienti da Paesi definiti «sicuri» (tra questi Tunisia e Nigeria, dove gli abusi non mancano) devono versare per evitare di dover aspettare l’esito della loro domanda in centri di detenzione amministrativa hanno suscitato perplessità e indignazione.
Dopo che la sua passeggiata a Lampedusa con Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, è stata oscurata dalle immagini di Pontida, tra salamelle e base leghista in visibilio davanti a Salvini, Meloni è andata avanti sulla strada della diplomazia, pur consapevole di quanto la sua vecchia parrocchia ultrasovranista rappresenti una minaccia. Con un elegante doppiopetto scuro con i bottoni dorati, a margine del funerale di Giorgio Napolitano, la premier, che parla bene le lingue, non poteva apparire più istituzionale al fianco del presidente francese Emmanuel Macron, con cui ha dato un’immagine di unità e concordia e con cui ha parlato fitto per un’ora e mezza dei temi d’interesse comune, della Tunisia e della necessità di chiudere accordi per i rimpatri e di stanziare risorse europee per l’Africa.
D’altra parte, come dimostra il caso britannico, dove il problema degli arrivi dei migranti nel canale della Manica dalla Francia è molto sentito dall’Esecutivo, il rischio che la retorica governativa vada fuori controllo non fa bene a nessuno. Suella Braverman, la ministra dell’Interno britannica di origine indiana, va parlando di «minaccia esistenziale» per l’Occidente legata alla portata dei flussi migratori. In un discorso negli Stati Uniti ha dichiarato che «l’immigrazione incontrollata, l’integrazione inadeguata e un dogma fuorviante del multiculturalismo si sono dimostrate una combinazione tossica per l’Europa». E davanti alla platea dell’American Enterprise Institute di Washington ha dichiarato anche che non è razzista o «anti-rifugiati» volere una riforma della Convenzione europea dei diritti umani e la Corte di Strasburgo per portare a termine il suo personalissimo, discutibilissimo piano: mandare i richiedenti asilo in Ruanda per sbrigare lì le pratiche in cambio di generosi finanziamenti al Governo locale.
