Nuova Delhi, sono diverse le donne con patrimoni da capogiro impegnate in settori di alta tecnologia. Il ritratto di alcune di loro
Nel 2017 il «MIT Technology Review» l’ha inserita nell’elenco degli innovatori under 35. L’anno successivo è stata citata da «Forbes» tra le cinquanta donne più importanti d’America, e del mondo, nel settore tecnologico e ha vinto l’Oracle Groundbreaker Award alla conferenza Oracle Code One di San Francisco. Nell’ottobre 2020 è stata inclusa nella lista delle America’s Self Made Women («Forbes») e nel 2022 ha ricevuto l’Abie Award per l’imprenditorialità tecnologica in occasione della Grace Hopper Celebration of Women in Computing. Oltre a essere inserita, sempre da «Forbes», all’ottavo posto nella classifica delle donne più ricche dell’India. Lei è Neha Narkhede, ingegnere elettronica, cofondatrice ed ex direttrice tecnica di Confluent, un’azienda di tecnologia per lo streaming dei dati valutata 2,5 miliardi di dollari. Ha co-creato la piattaforma software open source Apache Kafka e sta elaborando quello che definisce un «sistema nervoso centrale» per i dati delle aziende. Compirà quarant’anni l’anno prossimo Neha Narkhede, la ragazza di Pune dalla faccia pulita, la classica ragazza della porta accanto che dall’India dello sviluppo tecnologico è arrivata in America per entrare direttamente nelle classifiche di celebrità e miliardari.
E non è la sola. Perché l’India, sempre secondo «Forbes», ospita il quinto maggior numero di donne miliardarie al mondo (strano ma vero, l’Italia è al quarto posto) con una decina di loro che possiedono patrimoni da capogiro. Non solo, almeno metà di queste imprenditrici, ad esempio Neha Narkhede, non sono figlie, mogli o eredi di patrimoni ma si sono «fatte da sole». Come Falguni Nayar: ex banchiera di investimenti che, nel 2012, ha lasciato il suo lavoro per fondare l’azienda di vendita al dettaglio di prodotti di bellezza e lifestyle Nykaa. Nykaa, che significa letteralmente «quella sotto i riflettori», vende oltre 4500 marchi online e in più di 100 negozi in India.
L’azienda, che annovera tra i suoi investitori il gigante statunitense del private equity TPG Growth e i miliardari Harsh Mariwala e Harry Banga, è stata quotata in Borsa nel 2021 facendo schizzare Falguni Nayar al secondo posto nella classifica delle donne più ricche dell’India. Posto da cui ha scalzato Kiran Mazumdar-Shaw, inserita nel 2011 dal «Financial Times» nella lista delle 50 donne più importanti del mondo degli affari, e nel 2019 collocata da «Forbes» tra le 68 donne più potenti del mondo. È stata inserita nella Worldview 100 List dei visionari più influenti dalla rivista «Scientific American» e nominata tra i 100 Leading Global Thinkers dalla rivista «Foreign Policy». Mazumdar-Shaw, che ha compiuto 70 anni, ha difatti praticamente inventato un settore, quello delle biotecnologie, che produce oggi un volume d’affari di circa 92 miliardi di dollari. Una lunga strada dal garage dei suoi genitori a Bangalore dove, nel 1978, una giovanissima Kiran fondava la prima azienda di biotecnologie farmaceutiche dell’India e apriva le porte a un settore che, seppure nato formalmente soltanto nel 1986 con l’istituzione del Dipartimento di biotecnologia (DBT) da parte del Ministero della scienza e della tecnologia, ha collocato l’India tra le prime dodici destinazioni per le biotecnologie a livello mondiale e al terzo posto per le biotecnologie in Asia, rendendo il Paese uno dei maggiori fornitori del mondo di farmaci e vaccini a basso costo.
Mazumdar-Shaw è oggi presidente esecutiva di Biocon Limited e Biocon Biologics Limited, un’azienda di biotecnologie con sede a Bangalore, ed ex presidente dell’Indian Institute of Management. Una pioniera che ha aperto la strada a ragazze come Neha Narkhede ma anche alla generazione precedente di imprenditrici miliardarie come Falguni Nayar o Radha Vembu: al quinto posto tra le dieci miliardarie indiane, laureata in gestione industriale presso l’elitario IIT Madras, ha fondato assieme a suo fratello Sridhar la Zoho Corp, società che offre software aziendale su Cloud.
A guidare la classifica delle imprenditrici di successo è però Savitri Jindal, presidente del gruppo OP Jindal: la donna più ricca non soltanto dell’India ma di tutta l’Asia, con un patrimonio netto di diciassette miliardi di dollari. La settantatreenne Savitri, che a vederla sembra una semplice casalinga della classe media indiana e che ha ben nove figli, ha preso le redini del conglomerato siderurgico ed energetico di famiglia dopo l’improvvisa morte di suo marito Om Prakash Jindal in un incidente aereo nel 2005 e da allora presiede agli affari di famiglia con indiscusso talento e pugno di ferro. Savitri è stata anche ministra dello Stato dell’Haryana. Non è un caso che tra le miliardarie indiane si trovino quasi esclusivamente donne impegnate in settori di altissima tecnologia. Secondo i dati della Banca mondiale, le donne rappresentano il 43% del totale dei laureati in materie scientifiche in India, una delle percentuali più alte al mondo. E, secondo gli esperti, sempre più ragazze indiane entreranno a far parte delle liste dell’élite economica mondiale. Perché il «sogno indiano», in fondo, è appena cominciato.
