Carlo III, il re imprenditore

by Claudia
1 Maggio 2023

Manca poco all’incoronazione e la stampa indaga sul suo patrimonio

Mancano pochi giorni all’incoronazione di Carlo III (nella foto) nell’abbazia di Westminster a Londra e la stampa britannica comincia a fare già i conti in tasca al re, con indagini sul suo patrimonio personale. Le stime variano, ma un dato emerge: il sovrano è un fine imprenditore con un ottimo senso degli affari, tanto da avere superato in ricchezza Elisabetta. Secondo il «Sunday Times», la fortuna del nuovo monarca si assesta infatti sui 600 milioni di sterline, rispetto ai 370 della defunta madre. «The Guardian» fa una stima ancora più esosa: 1,8 miliardi di sterline. Le cifre sono state giudicate «un mix altamente creativo di congetture, supposizioni e inesattezza» da Buckingham Palace, che da sempre non commenta sulle finanze private dei reali, ritenendo che debbano «rimanere private». Tuttavia c’è chi pensa che, soprattutto in vista della fastosa cerimonia il prossimo 6 maggio, questo aspetto debba essere oggetto di pubblico scrutinio, anche per fare chiarezza sulle origini di tanta ricchezza e delineare gli opachi confini che separano ciò che appartiene al re da ciò che appartiene al popolo britannico.

Una fonte di immensi profitti per Carlo è stato certamente il Ducato di Cornovaglia, un possedimento di oltre 52mila ettari di terreno a sud-ovest dell’Inghilterra, che dal 1337 per regio decreto di Re Edoardo III è di proprietà dell’erede al trono. Al Ducato fanno capo 260 fattorie e altri beni immobiliari come i terreni su cui sono edificati lo stadio internazionale di cricket di Oval a Londra e la prigione di Dartmoor. Fra il 2011 e il 2022, sotto la gestione del primogenito della defunta regina Elisabetta, i profitti annuali del ducato sono saliti del 42,6%, raggiungendo i 25,4 milioni di sterline e il valore totale del complesso di beni immobiliari si è quasi duplicato, passando da 696,6 milioni ad oltre 1 miliardo di sterline.

Fra le iniziative imprenditoriali di successo di Carlo, va ricordato il lancio nel 1990 della popolare gamma di cibi biologici denominata Duchy Originals, prodotti nella sua tenuta di Highgrove e oggi distribuiti in tutto il Regno. Da non dimenticare anche il felice esordio come immobiliarista eco-sostenibile quando fece costruire vicino a Dorchester nel Dorset, Poundbury, una sorta di villaggio ideale a misura d’uomo, edificato nel rispetto dei criteri ambientalisti a lui cari.

Dallo scorso anno il Ducato di Cornovaglia è passato automaticamente a William, in quanto nuovo principe di Galles ed erede. Il possedimento frutterà al primogenito di Lady Diana una rendita annuale di circa 20 milioni di sterline, anche grazie alle lungimiranti iniziative imprenditoriali del padre. Quanto a quest’ultimo, ha perso un ducato ma ne ha acquisito un altro: quello di Lancaster che – come da tradizione – spetta al monarca e garantisce una rendita annuale simile a quello di Cornovaglia e conta asset del valore di 652,8 milioni di sterline. Carlo III lo ha ereditato dalla madre esentasse, visto che l’imposta di successione non si applica «da sovrano a sovrano», come stabilito dal Governo dell’ex premier conservatore John Major nel 1993. L’esenzione incentiva senza dubbio il monarca a lasciare tutti i suoi beni all’erede al trono a scapito degli altri figli. Tuttavia è bene puntualizzare – come sottolinea il «Sunday Times» – che i possedimenti di cui sopra, al pari di tutti i beni della Corona, sono soggetti a vincoli molto stringenti e spesso richiedono l’autorizzazione del ministero del Tesoro per essere venduti (così nel caso dei beni di ingente valore facenti capo ai ducati) o sono del tutto inalienabili come quelli formalmente appartenenti alla Corona. Comunque le rendite provenienti dai possedimenti sono del tutto separate dal Sovereign Grant, il contributo pubblico pagato al sovrano per far fronte ai costi della monarchia, che pesa sulle casse dei contribuenti per circa 86 milioni di sterline l’anno.

Il patrimonio di Carlo III non finisce qui. Possiede lussuose dimore, come il Castello di Balmoral in Scozia e la tenuta di Sandringham nel Norfolk, i cui terreni comprendono centinaia di caseggiati messi a reddito. «The Guardian» ha stimato il valore delle proprietà di cui sopra in 330 milioni di sterline. Altre residenze, come Buckingham Palace o Kensington Palace, invece, sono nella disponibilità del sovrano ma non appartenenti a lui. Ci sono poi i gioielli privati ereditati in larga parte dalla regina Elisabetta: una novantina di pezzi valutati dagli esperti ingaggiati dal quotidiano britannico in circa 533 milioni di sterline. E ci sono anche le pregiate opere della collezione d’arte privata, che – stimata circa 24 milioni di sterline – comprende un capolavoro di Monet acquistato in illo tempore dalla regina madre, avida collezionista, ma anche opere di Marc Chagall e Salvador Dalí ricevute in regalo dalla famiglia reale durante le missioni all’estero prima delle restrizioni introdotte nel 1995 a questo tipo di doni. Infine non si devono dimenticare la preziosa collezione di francobolli – considerata da molti la migliore al mondo – e il parco macchine del re. Valore rispettivo: 100 e 6,3 milioni. Fra i veicoli figurano Rolls Royce, Bentley e Jaguar, sebbene solo alcuni di essi siano di sua proprietà, mentre altri sono stati dati in uso ai Windsor dalle case automobilistiche a titolo di prestito. Persino le stalle del re contengono asset preziosi: una settantina di purosangue, stimati almeno 27 milioni di sterline.

Senza dubbio le finanze del nuovo re Carlo III sono solide. Ma sarà altrettanto solido il suo regno? Per il momento la maggioranza dei sudditi continua a dichiararsi favorevole alla monarchia. Secondo un sondaggio di YouGov, il 58% di loro dice di preferire il re ad un capo di Stato eletto. Tuttavia la percentuale scende con l’età degli interpellati. Mentre il 78% della popolazione over 65 è ancora saldamente monarchica, solo il 32% degli intervistati fra i 18 ed i 24 anni lo è ancora.