Il presidente del partito spagnolo Vox, Santiago Abascal, strizza l’occhio ai leader latinoamericani con tendenze autoritarie. L’obiettivo è quello di creare un'alleanza «anti-comunista» che possa motivare elettori e finanziatori
Il presidente di Vox guarda ansioso ai lepenisti in Francia e alla Lega in Italia. E poiché, con quel Dna politico, gli è più semplice muoversi in America latina che in Europa – dove qualche imbarazzo a Le Pen e Salvini lo crea – si è buttato a capofitto nel mare della destra estrema latinoamericana. Dalla Colombia al Cile. Ha capito alla svelta che fa meno fatica e può avere più successo se riesce a coinvolgere singoli personaggi politici in vista invece di tentare di salire la scivolosa scala degli uffici relazioni internazionali dei vari partiti a lui cari dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. Fa prima e ha più visibilità. Così si è lavorato ai fianchi Eduardo Bolsonaro, il figlio factotum del presidente brasiliano (presidente tra l’altro accusato di nove reati, tra i quali crimini di lesa umanità, dalla Commissione di inchiesta parlamentare che indaga sulla gestione della pandemia da Covid in Brasile), Keiko Fujimori, ex candidata presidenziale peruviana, e José Antonio Kast, il capo del partito repubblicano cileno che di repubblicano ha assai poco e che ha portato come bandiera il rifiuto a modificare la Costituzione di Pinochet.
Come messaggero in America latina, Vox sta usando molto l’eurodeputato Hernan Tertsch che gli porta in dote la comodissima infrastruttura garantitagli dal suo incarico in Europa. Sta anche lavorando a preparare un riconoscimento europeo all’Internazionale di destra che ha in mente Abascal. Lo chiama Foro. Niente di nuovo neanche qui. Da decenni esiste il Foro di São Paulo, assise delle sinistre latinoamericane, al quale partecipano, con vari gradi d’avvicinamento in base agli appuntamenti elettorali a casa loro, emissari delle sinistre europee. Per presentarsi con qualcosa in mano ai suoi punti di riferimento d’estrema destra latinoamericani Abascal ha giocato una carta vecchia: l’allarme «comunismo che avanza» di fronte al quale chiama tutti gli anticomunisti a stringersi attorno a lui. Parla di «comunismo che prende piede nella Iberosfera», quest’ultimo un termine che dovrebbe suonare innovativo rispetto alla tradizionale Iberoamerica. I suoi timori per un’ondata di potere rosso li ha sintetizzati nella Carta de Madrid, un manifesto politico vecchio stile.
Se c’è un momento in cui in America latina i Governi che rivendicano una ideologia con matrice a sinistra sono ridotti maluccio, regimi compresi, è l’attuale. Ma brandire lo spettro rosso, si sa, qualche consenso lo assicura sempre tra nostalgici dell’altra sponda. Soprattutto perché ad ottobre del prossimo anno ci sono le presidenziali in Brasile dove l’ex presidente Lula potrebbe rinascere dalle sue ceneri e diventare di nuovo il trascinatore di tutti i riformismi di sinistra del Continente. Realtà politica che a destra fa ovviamente più paura di un supposto comunismo che non avanza da nessuna parte ma funziona comunque per scaldare gli animi dei camerati di base.
La Carta de Madrid vergata da Abascal, per ora, non sembra un buco nell’acqua. Il maggior successo di marketing per lui è stato ottenere una comparsata (in video con la scusa della pandemia) dell’ex presidente colombiano Andrés Pastrana alla festa di Vox a Madrid. Questo il suo incasso più recente. Perché già a giugno scorso Pastrana era intervenuto accanto a Vox in un vertice del gruppo parlamentare europeo in cui stanno anche gli ultraconservatori polacchi di Legge e Giustizia e gli xenofobi ungheresi di Orban. Queste danze d’avvicinamento tra destre non sono sfuggite ai popolari spagnoli, allarmati per l’attenzione regalata dal loro amato Pastrana, del quale sono gelosissimi, al rude Abascal, che non pochi voti gli ha rubato in Spagna e che li costringe a modificare costantemente slogan e posizioni per non farsi superare a destra. Immaginate il disappunto dei popolari spagnoli a vedere Pastrana flirtare col loro rivale a destra. Immaginate la faccia di Pablo Casado, presidente del Partito popolare spagnolo determinato ad allargarsi a destra e al centro, quando s’è accorto che Abascal gli stava sfilando da sottobraccio l’utile Pastrana proprio mentre lui se lo stava coccolando insieme all’ex presidente messicano Calderón a Cartagena…
Uno scivolone brutto però Abascal l’ha avuto agli inizi di settembre quando, invitato a una iniziativa antiabortista al Senato di Città del Messico, ha colto l’occasione per presentare la sua Carta de Madrid. Ha detto che l’avevano già firmata alcuni parlamentari del Pri, lo storico partito centrista messicano, oltre a una decina di senatori e certi deputati del Pan, uno dei partiti della destra locale. I membri del Pri hanno smentito subito. Vox ha dovuto chiedere scusa. E il Pan, più crudelmente, si è vendicato dicendo che il loro riferimento in Spagna è tuttora il Partito popolare.
