Leisure - Si può appagare un desiderio pur mantenendo quel naturale conflitto tra piacere e sacrificio che ci permette di crescere
«Il tempo per leggere è sempre tempo rubato, come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare. Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere». Scriveva così Daniel Pennac nel suo libro intitolato Come un romanzo (Feltrinelli, 1993, nella traduzione di Yasmina Melaouah). Si trattava di una riflessione sulla lettura che, tuttavia, portava con sé una verità sul tempo libero.
Sospesa l’attività scolastica o lavorativa, inizia lo spazio dell’autodeterminazione, della libertà di scelta, dove «potere» e «volere» si sostituiscono al «dovere». «Leisure» per chi mastica l’inglese, è detto più genericamente «tempo libero» in italiano; uno spazio concettuale trasformatosi da epoca in epoca: se all’americana sta a indicare con più precisione lo svago, la ricreazione, il divertimento, per noi italofoni ha più il significato di «tempo liberato dal lavoro». Un concetto astratto, dalle molteplici ricadute pratiche.
Il senso d’altronde rimane quello, si sa: mettere a frutto minuti ricreativi, ore di riposo, giorni di attività alternative e non remunerative, creare spazi di incontro, frequentare corsi di formazione, rimettersi in «gioco» nel vero senso della parola, trovare infine ristoro, anche e soprattutto per sentire meno il peso della vita.
Vita sempre più votata a «quel dovere», che da una parte si coniuga con lo studio o il lavoro – dove investiamo «obbligatoriamente» su di noi, o mettiamo le nostre competenze al servizio di titolari e clienti – mentre dall’altra è di natura non remunerata, com’è quello verso la famiglia, verso la cura della casa e dei nostri cari, siano figli, parenti o amici; e in particolare ci si riferisce al ruolo ancora troppo spesso relegato al mondo femminile, il quale parrebbe disporre in minore misura di uno spazio per sé.
Certo, il tempo cosiddetto libero serve anche per soddisfare le necessità delle nostre principali funzioni corporali: fare una pausa caffè, mangiare, dormire, spostarsi con mezzi privati o pubblici e tutte quelle altre banali e inevitabili attività che, tuttavia, in una certa misura possono essere svolte procurandoci piacere nel farlo. Basti pensare a quanti risolvono cruciverba sul treno, o a chi si sbizzarrisce nel cucinare piatti gourmet.
È però il «tempo altro», quello che va al di là delle «necessità», il tempo libero più arricchente e rinvigorente. Uno «spazio» che non sempre è facile da ritagliarsi, e per questo ancora più prezioso. È così prezioso che la massima libertà di chi dispone tempo libero è forse il potersi permettere di sprecarlo, ma anche quest’aspirazione ha un limite: se da una parte molti ne denunciano la mancanza, i più che ne dispongono – spesso pensionati o per altre ragioni disimpegnati, ma anche famiglie composte da figli energici con il finesettimana da «riempire» – tendono ad averne troppo senza sapere come liberarsene, correndo così il rischio di annoiarsi.
Due sono gli approcci più comuni, quello strettamente edonistico che mette al centro l’ozio, e comprende la cura dello spirito, e quello costruttivo, che pur richiedendo una certa fatica produce una gratificante crescita personale. Ed è in particolare di questo secondo orientamento che ci occuperemo nelle pagine del nuovo settore dedicato per l’appunto al «Tempo libero», convinti che in un certo senso la condizione umana contemporanea abbia sempre bisogno di «fare» per «essere». Un «fare», in questo contesto, che cerchi comunque di appagare un volere e non un dovere, pur mantenendo vivo quel naturale conflitto tra piacere e sacrificio. Ma ci sarà spazio anche per approfondire e rivalutare l’ozio creativo.
Sono molte le imprese votate alla ricreazione non solo culturale, ma anche turistica, sportiva, formativa, gastronomica, ambientale, urbana, impegnata, dilettantistica, e via elencando… Un intero mondo di attività extra lavorative che negli ultimi due anni ha subìto uno scossone (quando non una vera e propria battuta d’arresto) non inferiore a quello subìto dalle attività rimunerative, tanto che ne ha in parte modificata la natura, trasferendo online incontri che prima si svolgevano dal vivo, facendo perdere la manualità dei gesti che per chi pratica alcuni passatempi artigianali sono importanti, generando laboratori virtuali che affievoliscono i rapporti, certo, ma allo stesso tempo intensificano le nozioni insegnate; tanto per dire quelle più evidenti. Timidamente ora qualche attività sta riaprendo i battenti anche dal vivo. Cionondimeno resta importante il valore aggiunto che ci ha insegnato questo recente periodo: si può far partecipare, cioè si può invitare a far parte di un certo mondo, anche da remoto.
In questo spazio, tra realtà e virtuale, abbiamo creato un contenitore dove poter sia ragionare sul tema stesso del tempo libero, sia proporre forme di tutoraggio ampliando e diversificando gli articoli che già erano presenti su «Azione» come quelli dedicati al mondoverde, ovvero al giardinaggio, o quelli enogastronomici. La prima serie di articoli che va in questa direzione è quella che si occupa di fotografia amatoriale, a firma di Stefano Spinelli, di cui pubblichiamo il primo articolo a pag. 19.
Non avremo il potere di agire sulla quantità del tempo libero, ma faremo il possibile per suggerire come migliorarne la qualità. Per chiudere lasciamo di nuovo la parola a Daniel Pennac: «“Il tempo per leggere? Ce l’ho in tasca!” […] “Sì… quando si compra una giacca, l’importante è che le tasche siano del formato giusto!”» (Come un romanzo, Feltrinelli, 1993).
