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Viaggiatori d’Occidente - L’epidemia ha dato un nuovo impulso ai viaggi con la tenda
Sarà possibile viaggiare tranquillamente nel 2022? Vista l’importanza economica del turismo, per alcuni Stati semplicemente insostituibile, si cercano soluzioni affidabili. La BBC per esempio ha raccontato un futuro dominato dalle tecnologie sanitarie: termometri agli infrarossi sempre meno invasivi gestiti da robot, disinfezione degli aerei con i raggi ultravioletti, test rapidi ed efficaci, simili a quelli per l’alcool, per individuare il virus nel respiro (il prototipo realizzato dall’Università israeliana Ben-Gurion è già arrivato a oltre 90 per cento di affidabilità). In questo scenario, viaggiare nel 2022 sarà più complicato ma anche pulito e sicuro come mai prima.
Questa non è certo la prima crisi e, in attesa della tecnologia (e del vaccino), il turismo reagisce come ha sempre fatto, trasformandosi e adattandosi. Curioso: sino allo scorso marzo la parola d’ordine era vivere come un locale, mescolarsi agli altri, contaminarsi (culturalmente) in ogni modo. Poi abbiamo scoperto che il virus ha i nostri stessi gusti, ama le città globali, la folla, le feste e i carnevali, così di colpo abbiamo invertito le priorità: distanziamento, isolamento, disconnessione sono le nuove parole d’ordine.
Per questo si sono moltiplicate le richieste per camper, van, roulotte e altre forme di case su ruote. Per esempio, tutti gli archetipi del viaggio americano on the road si sono risvegliati: «See the USA in Your Chevrolet» cantava Dinah Shore nel 1953, quando le famiglie scoprirono i lunghi viaggi in auto attraverso il Paese e nei suoi parchi nazionali. E così nelle ultime settimane negli Stati Uniti le prenotazioni di RV (Recreational Vehicles) sono cresciute parecchio (grazie anche al basso prezzo del carburante), insieme alla vendita di biciclette e alla richiesta di licenze di pesca (Fonte: Outdoor Industry Association).
Anche la più democratica ed economica tenda conosce una nuova fortuna, come racconta Jonathan Knight, il fondatore di coolcamping.com: «Se c’è una vacanza adatta a questi tempi è il campeggio: piantare una tenda in un campo, a chilometri di distanza da contagi urbani e mezzi pubblici affollati, lasciarsi delicatamente accarezzare dalle folate di aria di campagna che disperde i virus, assorbire grazie al sole estivo la vitamina D… E tutto questo si aggiunge a un’esperienza sana, sicura, isolata. In assenza di un vaccino, il campeggio è la miglior forma d’immunità».
Anche la più democratica ed economica tenda conosce una nuova fortuna, come racconta Jonathan Knight, il fondatore di coolcamping.com: «Se c’è una vacanza adatta a questi tempi è il campeggio: piantare una tenda in un campo, a chilometri di distanza da contagi urbani e mezzi pubblici affollati, lasciarsi delicatamente accarezzare dalle folate di aria di campagna che disperde i virus, assorbire grazie al sole estivo la vitamina D… E tutto questo si aggiunge a un’esperienza sana, sicura, isolata. In assenza di un vaccino, il campeggio è la miglior forma d’immunità».
La tenda richiama subito tempi eroici. In L’arte di viaggiare (1855), il manuale degli esploratori inglesi dell’Ottocento scritto da Francis Galton e promosso dalla Royal Geographical Society, molte pagine erano dedicate proprio alla costruzione di una tenda perfetta, per quanto si affermasse poi rudemente che «un uomo senza troppa attrezzatura, senza cambio di vestiti e senza un letto farà meglio a dormire all’aria aperta, davanti a un buon fuoco da campo». Gli scout e il turismo di massa del secolo scorso hanno poi contribuito a rendere la tenda popolare.
Quest’anno porta con sé una sfida per i campeggi. I primi segni di risveglio erano tangibili anche prima del virus. Per esempio, già nel 2019 la Gran Bretagna ha registrato quaranta milioni di pernottamenti in queste strutture (Fonte: Visit Britain). Tuttavia in questo frangente i campeggi devono riuscire a rassicurare i possibili clienti sulla pulizia dei bagni e di altri spazi comuni. Inoltre, devono considerare le reazioni della comunità locale («Tourists go home!»), timorosa che un assembramento di campeggiatori possa tradursi in un focolaio d’infezione. D’altronde solo con grandi numeri il campeggio può essere davvero redditizio…
Quest’anno porta con sé una sfida per i campeggi. I primi segni di risveglio erano tangibili anche prima del virus. Per esempio, già nel 2019 la Gran Bretagna ha registrato quaranta milioni di pernottamenti in queste strutture (Fonte: Visit Britain). Tuttavia in questo frangente i campeggi devono riuscire a rassicurare i possibili clienti sulla pulizia dei bagni e di altri spazi comuni. Inoltre, devono considerare le reazioni della comunità locale («Tourists go home!»), timorosa che un assembramento di campeggiatori possa tradursi in un focolaio d’infezione. D’altronde solo con grandi numeri il campeggio può essere davvero redditizio…
O forse, paradossalmente, i grandi camping non sono i luoghi più adatti al campeggio in tempo di epidemia. Dopo tutto si può piantare una tenda dappertutto, o quasi. «Stare all’aperto è essenziale per la salute e la felicità umana e in questo momento di stress e ansia le attività all’aperto sono più importanti che mai» sostiene Alyssa Ravasio, amministratore delegato di Hipcamp, una app per mettere in contatto i campeggiatori con proprietari di ranch, fattorie e vigneti (trecentomila spazi in tutti gli Stati Uniti, giro d’affari triplicato in maggio 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno prima). In alcuni casi vi affittano solo i servizi essenziali, ma altri operatori (per esempio Tentrr) propone Glamping (Glamourous Camping) con grandi tende di lusso, yurte, case sugli alberi, sino al personale di servizio, ovviamente a costi più elevati. In Gran Bretagna è poi di moda il Champing (Church + Camping), ovvero l’ospitalità in chiese abbandonate. Per esempio nel villaggio di Fordwich, a pochi chilometri da Canterbury, potete dormire nella Chiesa della Vergine Maria, costruita dai Normanni nel XIII secolo. Si passa la nottata tra le panche in legno della navata principale, portandosi sacco a pelo, provviste e acqua.
Considerato il momento particolare, Greg Dickinson («The Telegraph») ha lanciato una campagna per legalizzare il campeggio libero in Gran Bretagna, o quanto meno per allentare molti vincoli. Al momento il campeggio libero è possibile solo in Scozia (dal 2003); in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord è invece vietato, al massimo in qualche caso tollerato (una situazione simile alla nostra). Naturalmente questa decisione implica delle sfide, a cominciare dall’educazione delle nuove generazioni al rispetto dell’ambiente. Tuttavia, rappresenta soprattutto un’opportunità. «Legalizzare il campeggio libero mostrerebbe che non vediamo più la natura come un limite o un pericolo, quanto piuttosto uno spazio fisico e mentale che possiamo esplorare, rispettare e apprezzare nel mondo post-pandemia» ha spiegato Greg Dickinson.
Già durante il lockdown qualcuno ha fatto le prove generali nel giardino di casa, piantando una tenda dove far dormire i bambini e offrire loro l’esperienza della vita all’aperto senza interminabili ore di coda in autostrada. L’esperimento sembra sia andato bene tanto che per molti le vacanze 2020 saranno sotto il segno della Staycation (Stay at Home + Vacation). I primi segni sono già visibili: le ricerche in rete per piccole piscine da giardino sono cresciute del quattrocento per cento (Fonte: «The Guardian»)…
