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Bussole

Turismo dietro le quinte

«Quando uno non sa fare proprio nulla nella vita, allora... diventa accompagnatore turistico. Sono giunto a questa conclusione dopo anni ed essermi confrontato con varie decine di colleghi. Ovviamente, da ragazzo, non si può ancora prendere coscienza delle proprie capacità e scoprire che non si sarà neppure in grado di piantare un chiodo nel muro per appendere un quadro. Ma più tardi subentra la consapevo-lezza...». 

Quando siamo in una famosa località turistica, tutti gli sguardi sono rivolti in avanti, verso un quadro celebre, un monumento, un panorama. Ma cosa succederebbe se ci voltassimo improvvisamente all’indietro? Vedremmo gli altri turisti naturalmente, impegnati a scattare l’ennesima foto sempre uguale; poi, mescolati ai turisti, le guide e gli accompagnatori; un poco più distante sostano invece gli autisti coi loro pullman. Vedremmo insomma tutto quel mondo dietro le quinte senza il quale non sarebbe possibile mettere in scena l’esperienza turistica. 

Indietro si è voltata Manuela Camponovo, responsabile dell’inserto culturale settimanale del «Giornale del Popolo», che ha dato voce a un accompagnatore turistico di lungo corso. Senza troppe mediazioni, ascoltiamo storie sempre diverse, curiose, imprevedibili. E intanto, con il passare del tempo, cambia continuamente la prospettiva: l’orizzonte delle destinazioni si estende sempre più, il fatturato si moltiplica così come gli occupati, si succedono nuove generazioni di turisti, cambiano i luoghi coi loro abitanti, anche per effetto del turismo stesso. Ma quasi non c’è tempo per pensare perché lo spettacolo non si ferma mai e subito inizia un altro giro di giostra. Fino a quando si trova un attimo di respiro e si comincia a raccontare…

Bibliografia
Gianluca Niero (a cura di Manuela Camponovo), Un uomo in partenza. Memorie di un accompagnatore turistico, Linea Edizioni, 2018, pp. 104, € 12.


Un paese dimenticato

Viaggiatori d’Occidente - L’assenza della Nuova Zelanda da molte mappe è diventato lo spunto per un’intelligente campagna di promozione
/ 14.05.2018
di Claudio Visentin

Allarme! Giorno dopo giorno la Nuova Zelanda sta scomparendo dalle mappe! Non ci credete? Invece è proprio così: la cerchereste invano in alcune carte geografiche utilizzate da Starbucks o Ikea, nel Museo di arte contemporanea di Shanghai, nella rivista di bordo Iberia, nella serie televisiva dei Simpsons, nel film Star Trek: primo contatto o in alcuni popolari videogiochi; persino il sito del governo neozelandese una volta mise in rete una mappa senza… se stesso. 

La situazione non è piacevole: dopo tutto, le carte geografiche riportano regolarmente piccole isole come Malta, mentre la Nuova Zelanda ha pur sempre dimensioni simili al Giappone o alla Gran Bretagna. Comunque, invece di prendersela, i kiwi hanno prodotto e diffuso in rete un divertente video (https://bit.ly/2rmdmu7) dove l’attore comico Rhys Darby propone diverse surreali spiegazioni del mistero: gli australiani cercano di rubare turisti? Gli inglesi vogliono liberarsi una volta per tutte degli All Blacks, temibili rivali nel rugby? O sarà forse colpa dei francesi, intimoriti dalla concorrenza dei vini neozelandesi?

Nel video l’attore si fa aiutare dal primo ministro Jacinda Arden, che sta al gioco con molto spirito e se la cava decisamente bene. Del resto la leader dei laburisti neozelandesi è un personaggio davvero interessante, al governo dal 2017, quando aveva solo trentasette anni (il più giovane capo di governo donna di sempre), dopo aver risollevato il suo partito da una dura sconfitta elettorale. A giugno darà alla luce il suo primo figlio senza abbandonare la carica; niente di strano per il primo Paese al mondo ad aver concesso il voto alle donne, già nel 1893.

Rhys e Jacinda hanno chiesto l’aiuto di tutti i navigatori della rete per segnalare sempre nuove carte geografiche senza la Nuova Zelanda nel sito http://worldmapswithout.nz o attraverso i social, con l’hashtag #getnzonthemap. Le segnalazioni sono state migliaia, dai tatuaggi a puzzle… ai quali manca un pezzo.

Nessun complotto tuttavia; la spiegazione di questa assenza è decisamente più semplice. Nei planisferi abitualmente utilizzati la Nuova Zelanda finisce regolarmente nell’angolo in basso a destra. È solo una convenzione naturalmente; si potrebbe benissimo immaginare una carta del mondo dove la Nuova Zelanda è al centro del pianeta. 

Questa settimana da Sotheby’s, la prestigiosa casa d’aste londinese, sarà messa all’incanto una collezione di antiche mappe utilizzate da quegli esploratori che ridisegnarono la geografia; le valutazioni sono alle stelle, decine di migliaia di sterline per ciascun pezzo. Ebbene uno dei cimeli più affascinanti è la carta geografica creata nella seconda metà del Cinquecento da Cornelius De Jode, di Anversa, nella quale si guarda al globo dai due poli: la Nuova Zelanda vi avrebbe fatto la parte del leone… se solo fosse stata già scoperta. Ma così come sono costruite le nostre carte, la tentazione di lasciarla fuori è sempre presente, per la sua natura così eccentrica (in ogni senso). 

I neozelandesi ci scherzano, ma nel fondo hanno da sempre un complesso d’isolamento. Se gli australiani sostengono di vivere «da qualche parte laggiù in basso» (down under), considerate che da Sydney ci vogliono ancora più di tre ore di volo per arrivare a Auckland, la principale città neozelandese (Wellington è invece la capitale più meridionale del mondo). 

Non a caso la Nuova Zelanda fu popolata tardivamente dai Maori e riscoperta solo verso la metà del Seicento dagli olandesi di Abel Tasman. E sulle mappe del mondo ci finì solamente nella seconda metà del Settecento, quando le sue coste furono rilevate dal grande esploratore inglese James Cook durante il suo primo, celebre viaggio (1768-71).

Negli ultimi anni la Nuova Zelanda ha saputo catturare l’attenzione dei viaggiatori. Di posto ce n’è d’altronde per accogliere ospiti: con quasi cinque milioni di abitanti, è uno dei Paesi meno popolati del mondo. Ma soprattutto ha saputo giocare bene le sue carte, proponendo un ambiente naturale largamente intatto e ben protetto: spiagge lunghissime, città vivaci, la passione per lo sport e l’avventura (Skydiving, Bungee Jumping, Rafting), la cultura maori ecc. 

Il successo dell’adattamento per il cinema del Signore degli anelli, interamente girato qui, così come la trilogia Lo Hobbit, è stato il punto più alto di questa ascesa. Ma nel mondo spietato del turismo internazionale niente dura per sempre e anche questa nuova, divertente campagna serve soprattutto a non farsi dimenticare troppo presto. 

Idee creative e divertenti sono molto più efficaci della tradizionale promozione turistica. Il modello sono i vicini australiani, sempre pronti a inventarsi qualche trovata. Per esempio fece scuola nel 2009 la ricerca di un guardiano per un’isola tropicale del Queensland: si offrivano vitto e alloggio in una splendida villa, settantamila euro per sei mesi, dodici ore di lavoro… al mese. Non a caso si parlava del «Miglior lavoro al mondo». Giunsero trentacinquemila domande da duecento Paesi, naturalmente, ma il vincitore, Ben Southall, si lamentò poi dell’esperienza: troppe interviste, collegamenti video, chat, invece di surf, bagni, abbronzatura e silenzio. Almeno lui, avrebbe preferito essere dimenticato.