Su rotaie nella terra della luce

Viaggiatori d’Occidente – Una conversazione interiore tra l’uomo e il territorio a bordo del treno artico norvegese
/ 20.11.2017
di Davide Sapienza, testo e foto

I vasti paesaggi raccontano una geografia capace di spingere la mente oltre ciò che l’occhio vede, sino a immaginare territori profondi il cui carattere si definisce grazie a un elemento tanto inafferrabile quanto vitale: la luce. Una luce potente, che sembra cambiare l’inclinazione dell’orizzonte e che in estate pervade il cielo, ininterrottamente, per tutto il giorno; una luce che anche in inverno, quando si riduce a poche ore, è un bagliore che non se ne va e che irraggia la pulsazione vitale del territorio. Poche regioni come quella artica creano questo effetto. Provo a immaginare come si vive tutto l’anno in un luogo dove la luce ammalia e definisce il particolare sguardo interiore sul mondo dei norvegesi. Mentre osservo l’estate al suo culmine, il treno polare corre da nord a sud e mi sembra di essere dentro l’illustrazione di un grande racconto del nord.

Ecco il Nordland, la terra settentrionale, la regione norvegese alla soglia dell’Artico. Mentre il suono del convoglio rosso, con il suo motore diesel, si disperde nel brusio di voci dei passeggeri, ti senti assorbito dal nitido luccicore delle foreste immense, dei fiumi potenti, delle catene montuose tra le più antiche conosciute dall’uomo, dal plateau dove la frontiera artica si espande lungo il Circolo polare. Nel quadro del finestrino si succedono le case sparse, i villaggi, le cittadine dalle tradizionali case colorate di legno, immerse in una natura della quale paiono essere il frutto. Come nei capolavori dell’Engadina di Segantini, è ancora sempre la luce a definire meglio le forme e la loro disposizione nello spazio. 

Dal Nordland arriveremo nel Trøndelag, partendo da Bodø per arrivare a Trondheim grazie alla Nord- landsbanen, tra le poche linee ferroviarie del mondo a varcare i fatidici 66°33’39” di latitudine nord del Circolo polare artico. Sono oltre settecento chilometri di via ferrata, posata in tempi diversi, iniziando da Trondheim nel 1882 e finendo l’opera a Bodø nel 1962.

Anche questa è la Norvegia: terra di grandi opportunità per chi va cercando, in viaggio, una conversazione tra l’uomo e il territorio. Le terre del nord, in particolare, sembrano fatte apposta per il viaggiatore che vuole andare oltre gli elenchi di posti e i click sui social network. Qui funziona ancora la legge della percezione, dell’osservazione, della scoperta, della lentezza, anche su un treno in corsa nelle vaste terre del nord.

Quando il convoglio lascia Bodø e il Mare del nord, ci troviamo subito lungo il Saltfjorden – collegato allo Skjertafjorden dallo stretto passaggio del Salstraumen, custode della più potente corrente di marea del mondo (22 nodi, 41 km/h) – mentre la mente si rilassa e si mette all’ascolto delle emozioni che lentamente prendono il ritmo del treno. Presto il viaggio diventa un’esperienza sensoriale: vedi i paesaggi e osservi gli abitanti delle piccole cittadine che si incontrano, chi scende a Fauske e chi prosegue, magari sino a Lønsdal, proprio nel cuore artico del viaggio. 

Dopo tanti anni di spedizioni nella terra dei grandi esploratori come Nansen, sospinto dal mio mal d’Artico, ho voluto aggiungere alla mia idea di nord un viaggio a ritroso, da nord a sud. E così ho scelto il treno per scendere sino a Trondheim. E il treno rosso è stato al gioco e ha rimescolato le carte, regalandomi un cambio di prospettiva: la via ferrata riassume tante cose che trovi o in mare o sulla strada, come un mondo di mezzo fluttuante, che entra ed esce da foreste, fiordi e insediamenti umani e per questo da sempre rappresenta una forma di viaggio ancora molto amata.

Nulla può veramente distrarti dall’epica del paesaggio. La mia immaginazione sobbalza con i vagoni: vede gli spiriti custodi dei sogni artici e del loro viaggio tra mare, fiumi, catene montuose, ghiacciai, distese di tundra. Ecco, abbiamo superato Fauske: ora si va a proprio a sud, verso il circolo polare, lungo la tratta realizzata durante la seconda guerra mondiale dagli occupanti tedeschi, che avrebbero voluto portare questa linea sino all’estremo nord, stendendo 1800 chilometri di binari sino a Kirkenes, nel Finnmark. Durante la guerra però la Nord- landsbanen si sviluppò solo sino a Fauske. L’immane lavoro voluto dai nazisti fu portato a termine anche dai circa ottomila prigionieri di guerra del fronte orientale che nei lager lungo la nascente ferrovia facevano la fame e spesso morirono di stenti. Dopo il 1945 si rinunciò al progetto di raggiungere l’estremo limite settentrionale e si decise di deviare la Nordlandsbanen da Fauske verso ovest, sul mare. Così nel 1962 fu inaugurata la linea Trondheim-Bodø. 

Anche così fu possibile migliorare i collegamenti per merci e passeggeri. Lo testimoniano gli scali di cittadine industriali come Mosjoen e poi Mo i Rana, ma anche il servizio fornito a tanti pendolari, specialmente nella tratta tra Bodø e il circolo polare o intorno a Trondheim. 

Poi il grande fiordo annuncia la meta finale del mio viaggio, la città di Trondheim, fondata nel 997 da Olaf I. Mi lascio alle spalle 42 stazioni, collegate dai 726 km di binari che corrono anche su 293 ponti e dentro 154 gallerie; ma soprattutto affido alla memoria un viaggio indimenticabile alla scoperta del nord Europa più profondo.