Bussole

Glorie e declini del calcio
Inviti a letture per viaggiare

«In questo piccolo libro affronteremo un viaggio nel tempo, in sedici tappe, attraverso i principali stadi d’Italia, templi moderni di un culto pagano: un itinerario insolito, percorrendo il quale potremo scoprire come gli italiani hanno vissuto il loro rapporto con il calcio…».  

Ogni stadio italiano ha una storia da raccontare. Ci sono le prime amichevoli tra nazionali alla vigilia della Prima guerra mondiale nel gigantesco Stadium di Torino; la sfida per il predominio nazionale tra Genoa e Pro Vercelli (vinta dai vercellesi) allo Stadio Marassi di Genova nel 1922; la vittoria degli azzurri nel mondiale del 1934, nello stadio romano del Partito nazionale fascista; il derby tra il Milan di Rocco e l’Inter di Herrera a San Siro, nel 1961, vinto dai rossoneri per 3-1 (grazie a questo Giuseppe Marano, un ferroviere siciliano di 53 anni, padre di 5 figli, fu l’unico a fare 13 al Totocalcio vincendo 156 milioni con una schedina da 100 lire).

Cominciò poi il declino e la fuga dagli stadi, con gli scontri tra tifosi, il calcioscommesse, gli sprechi e i ritardi di Italia ‘90. Mentre all’estero gli impianti sono sempre più comodi, in Italia sono vecchi, scomodi, insicuri. Certo la Juventus ha ora un suo stadio moderno, mentre a Udine e Reggio Emilia sono state realizzate piccole strutture accoglienti; ma molti stadi (Bari, San Siro) sono ancora come ai tempi di Italia ’90.

Bibliografia
Pierluigi Allotti, Andare per stadi, Il Mulino, 2018, pp. 160, € 12.


Il mondo è una palla

Viaggiatori d’Occidente - Gli stadi più famosi sono diventati popolari destinazioni turistiche
/ 11.06.2018
di Claudio Visentin

Tutto cominciò con mariti che sparivano improvvisamente per qualche ora durante viaggi all’estero per ammirare, almeno dall’esterno, uno stadio dove si erano giocate partite leggendarie. Poi pian piano il calcioturismo (vogliamo chiamarlo così?) è uscito dalla clandestinità. Come spesso accade nel campo dei viaggi, è stato un movimento spontaneo, al quale solo da qualche anno si cerca di dare una risposta organizzata. 

L’esempio migliore potrebbe essere il Camp Nou di Barcellona, dove il Barça gioca dal 1957. Con quasi centomila posti è lo stadio più grande d’Europa. Si trova nel quartiere di Les Corts ed è forse quello che prima e meglio di ogni altro ha saputo intercettare questa nuova domanda turistica. Quando non ci sono partite, è possibile, infatti, calpestare il tappeto erboso entrando dal tunnel dei giocatori, sedere in panchina e trattenersi nello spogliatoio della squadra ospite. La visita si conclude al museo storico, dove sono raccolti numerosi cimeli e le coppe vinte dal club, con installazioni multimediali e video delle partite storiche. Qui potreste scoprire per esempio che la squadra più famosa del mondo fu fondata nel 1899 da uno svizzero, Joan Gamper, tanto che i colori sociali blu e granata (blaugrana) si crede vengano da quelli del Basilea, la squadra dove Gamper aveva giocato prima di trasferirsi in Catalogna. In poco tempo il museo del Barcellona è diventato il più visitato della regione. Il biglietto costa venticinque euro e un negozio di souvenir a tema capitalizza l’interesse dei visitatori. 

Naturalmente il Real Madrid, rivale storico del Barcellona, non è rimasto a guardare e allo Stadio Santiago Bernabeu propone un’esperienza simile, registrando un milione e trecentomila visitatori nel 2017 (terzo museo più visitato di Madrid). Nei giorni scorsi poi si è verificato un piacevole imprevisto. Battendo a Kiev il Liverpool per 3-1 il Real Madrid – che – si definisce senza falsa modestia «il miglior club del XX secolo» – ha conquistato la tredicesima Coppa dei Campioni/Champions League della sua storia, la terza consecutiva e la quarta negli ultimi cinque anni. Purtroppo però nel settore del museo dedicato a questi trofei è finito lo spazio e la Decimotercera per il momento è stata posizionata in una vetrinetta a parte.

Nonostante i recenti successi delle squadre spagnole, la Gran Bretagna resta il Paese dove il calcio fu inventato e quindi una sosta obbligata per i calcioturisti nazionali e internazionali, questi ultimi particolarmente numerosi perché gli incontri della Premier League sono trasmessi in tutto il mondo.

In un modernissimo palazzo nel centro di Manchester è stato creato il National Football Museum, con i suoi sei piani colmi di cimeli (i sedili originali dello Stadio di Wembley, il pallone usato nella finale dei Campionati del mondo del 1966 vinta dall’Inghilterra contro la Germania, la maglia del Manchester United con la quale George Best segnò 6 reti nel 1970…) oltre a giochi e postazioni interattive. E senza muoversi da Londra si possono visitare tre diversi stadi storici (oltre naturalmente a Wembley): nella parte orientale della città lo Stamford Bridge, dove gioca il Chelsea; a nord il modernissimo e tecnologico super stadio Emirates dell’Arsenal e, nella stessa zona, lo stadio White Hart Lane, il campo del Tottenham. Fuori Londra possiamo ricordare almeno Old Trafford, «il Teatro dei sogni», con il Manchester United. 

Anche qui l’evoluzione è evidente: il turismo di nicchia di un tempo – appassionati di british culture, di sottoculture giovanili e di movimento hooligan – è stato sommerso da un turismo di massa con grandi numeri e conseguente indotto: milioni di turisti e centinaia di milioni di sterline di spesa. 

Gli stadi sono solo l’ultimo tassello del turismo legato al calcio. Da sempre ci sono le trasferte per seguire la squadra del cuore, specie in occasione di partite decisive. E se questi tifosi finiscono sui giornali soprattutto quando si abbandonano all’alcol o al vandalismo, altri – e sono i più – approfittano della loro passione predominante per visitare nuove città.

Ci sono poi i ritiri. La presenza di nazionali e club titolati in una destinazione turistica attrae sempre molti visitatori desiderosi di vedere da vicino i loro campioni; per questo si organizzano allenamenti a porte aperte, amichevoli ecc. Nel nostro caso, dalla fine di maggio sino al trasferimento in Russia, la nazionale svizzera si prepara a Lugano, come già nel 2016 per gli Europei in Francia. 

La stessa dinamica, in forme più leggere, si ripete anche per altri sport. Si visitano gli impianti di famosi Giochi olimpici, la cattedrale del tennis a Wimbledon, Twickenham per il rugby, Paris-Vincennes per l’ippica ecc. Se però detestate il calcio o lo sport in genere e quindi questa nuova tendenza di viaggio proprio non vi piace, potete sempre visitare il Colosseo. Ah no, a modo suo era uno stadio anche quello…