I giardini (jido) Honmaru del Castello di Nijo
Il guardiano dei giardini Himeji del Castello di Himeji

Castelli medievali giapponesi

Reportage - Più che un viaggio archeologico, un tuffo nel passato fortificato del paese del Sol levante
/ 08.01.2018
di Simona Dalla Valle, testo e foto

Bianchi come la neve e costruiti in luoghi strategici – su alture, presso importanti snodi stradali, vicino a porti, allo scopo di controllare agevolmente i dintorni – i castelli nipponici costituivano la residenza del Signore, o Daimyo, di una determinata zona. Oltre a essere inattaccabili e avere una tale imponenza da intimidire gli eventuali aggressori, queste strutture godevano di tutte le comodità necessarie in una residenza signorile.

Il castello era costituito da una serie di costruzioni all’interno di una cinta muraria, il cui cuore era costituito da una torre principale (Daitenshukaku) accompagnata eventualmente da torri minori (Shotenshukaku) di forma piramidale, collegate tra loro tramite passaggi – i Wateriyagura. Ai piani inferiori della torre principale erano localizzati gli appartamenti del Daimyo, mentre i piani superiori fungevano da luoghi di osservazione e controllo, e in periodo di pace anche da magazzini di armi o viveri.

I castelli erano costruiti per lo più in legno ed è per questo che molti sono andati perduti; nel XVI secolo, periodo d’oro dei castelli in Giappone, ve ne erano quasi cinquemila in tutto il paese. Successivamente, per renderli maggiormente stabili e capaci di resistere alle nuove armi da fuoco, si cominciarono a utilizzare elementi in muratura.

Situato sulla costa della prefettura di Hyōgo, a circa un’ora da Kyoto e Osaka, il castello di Himeji sorge su un’altura dominante l’omonima città ed è uno dei pochi castelli del Giappone conservatosi intatto fino ai nostri giorni. Il castello è costituito da quattro torri, delle quali la principale è collegata tramite corridoi a quelle minori. Nel complesso vi sono inoltre 30 torrette con la funzione di punti di osservazione e di spostamento delle truppe. Un altro importante edificio all’interno del castello è l’Harakiri-Maru, dove i samurai si recavano per togliersi la vita.

Costruito all’inizio del diciassettesimo secolo – quando le sofisticate tecnologie di costruzione dei castelli in Giappone avevano raggiunto il loro apice – è conosciuto anche come «Castello dell’Airone bianco» per la somiglianza della mappa delle mura di cinta con l’immagine di un airone che spicca il volo. È uno dei pochi castelli giapponesi a non aver subito architettonicamente influenze occidentali o cinesi. Alto sei piani, il castello presenta a ogni piano una pianta più piccola e scale più ripide. 

Costruito come fortificazione nella prima metà del XIV secolo da Akamatsu Sadanori per combattere i lord locali, nel 1577, la struttura fu gestita da Toyotomi Hideyoshi che cominciò la costruzione del vero e proprio castello con una torre principale di tre piani. Nel 1600 avvenne la famosa battaglia di Seikagahara tra i sostenitori del clan Toyotomi e Tokugawa Ieyasu per il controllo dell’intero paese: la vittoria di Tokugawa costrinse gli sconfitti ad abbandonare il castello di Himeji, che venne affidato al generale di Tokugawa Ikeda Terumasa. Rendendosi conto del suo valore strategico, Terumasa iniziò i lavori di ampliamento che portarono il castello di Himeji ad assumere la sua struttura attuale. Nel 1871, con la fine del sistema feudale, il castello di Himeji fu abbandonato e poi venduto all’asta per la cifra di soli 24 yen. Con l’arrivo del XX secolo cominciarono i lavori di restauro; nel 1931 il complesso fu designato tesoro nazionale e nel 1993 l’Unesco lo inserì nella lista dei monumenti patrimonio dell’umanità.

Anche il giardino del castello di Nijo, posto al centro di Kyoto, è patrimonio dell’umanità sotto l’egida dell’Unesco: per accedere al castello si attraversa la porta Karamon, del periodo Momoyama (secolo XVI), decorata in stile cinese con ornamenti floreali e zoomorfi. Il castello – residenza a Kyoto per gli shogun – comprende due fortificazioni, il palazzo Honmaru e il palazzo Ninomaru, oltre a vari edifici di supporto e giardini, e occupa un’area di 275mila metri quadrati.

Nel 1601 Tokugawa Ieyasu, fondatore dello shogunato Tokugawa, ordinò a tutti i feudatari del Giappone occidentale di contribuire alla costruzione del castello di Nijo, completata durante il dominio di Iemitsu Tokugawa nel 1626. Nel 1867 il palazzo Ninomaru fu usato per la dichiarazione dello shogun Tokugawa Yoshinobu in cui consegnò l’autorità alla corte imperiale. L’anno successivo il gabinetto imperiale si stabilì nel castello, che nel 1939 fu donato alla città di Kyoto e fu aperto al pubblico l’anno successivo. Il castello è costituito da due anelli fortificati che comprendono una muraglia e un largo fossato. Intorno al palazzo Ninomaru vi è un’ulteriore muraglia all’interno della quale si trova il palazzo Honmaru, che costituisce il cerchio principale di difesa insieme ai suoi giardini. Il palazzo ha una superficie di 1600 metri quadrati che contengono i quartieri residenziali, saloni, entrate e cucine, e al cui interno si trovano dipinti di maestri come Eigaku Kano e Kiho Yagi. Tra le due muraglie, il palazzo Ninomaru, tesoro nazionale, che rappresenta l’architettura tradizionale del periodo Edo. Vi si trovano oltre tremila affreschi in ogni sua parte, tra i quali i lavori di Kano Tanyu, pittore di epoca Edo. Le stanze del palazzo sono coperte dai tatami con soffitti elegantemente decorati e fusuma, porte scorrevoli finemente dipinte. Un’altra delle caratteristiche di questo palazzo sono i «pavimenti dell’usignolo» che producono al passaggio un suono simile al cinguettare degli uccelli: il fenomeno, provocato dalla pressione dei piedi sui chiodi sottostanti il pavimento, era utile a prevenire attentati alla figura dello shogun.

Il giardino di Ninomaru fu disegnato dall’architetto e maestro Kobori Enshu e si trova tra le due fortificazioni vicino all’omonimo palazzo. All’esterno il Jido, il giardino tradizionale giapponese è dominato da un grande stagno, pietre ornamentali e alberi di pino. 

A causa dell’incendio del XVIII secolo, della struttura originale – costituita da un complesso di edifici e del mastio a cinque piani – restano solo le pietre delle fondamenta. Salendoci si riesce ad avere una vista d’insieme sul meraviglioso parco.