Dove e quando

Picasso. Metamorfosi. A cura di Pascale Picard. Palazzo Reale, Milano. Fino al 17 febbraio. Catalogo Skira euro 39. www.mostrapicassomilano.it


Metamorfosi e cannibalismo

Picasso a Palazzo Reale di Milano
/ 03.12.2018
di Gianluigi Bellei

Pablo Picasso è la rockstar dell’arte. Ma è anche un passe-partout per facili guadagni. Tutte le sue mostre, anche la più risibile, attirano profitti a iosa. Soprattutto agli eredi. Sì, perché questo litigioso popolo di parenti, figli, figliastri, nipoti e via discorrendo, riconosciuti o meno, hanno tutta una serie di introiti vari. Insomma, vivono così, alle spalle di Pablo, la maggior parte senza aver mai lavorato. Claude Picasso – Pablo non lo aveva riconosciuto e lui iniziò una causa per la paternità, che vinse – durante una cena alla domanda che cosa facesse nella vita rispose: «Sono Claude Picasso». Claude, per intenderci, è quello che emette i certificati di autenticità e riscuote i diritti delle opere. Se ci fate caso in tutte le mostre e in tutti i cataloghi fra i ringraziamenti c’è il suo nome. In realtà dovrebbe essere lui a ringraziare. Pensate che non gli era nemmeno permesso di frequentare il «padre».

Picasso è l’unico artista al quale sono dedicati ben sette musei. Ma è anche l’unico che ha realizzato sessantamila opere. Che fruttano l’ira di Dio. Jean Clair anni fa si disse indignato del fatto che il Musée national Picasso di Parigi, finanziato dallo Stato, «generi profitti per gli eredi». Su «Le Monde» Michel Guerrin ha scritto che anni fa un museo ha proposto al Reina Sofia di Madrid 10 milioni di dollari per il prestito di Guernica. Insomma, si parla di arte ma come sempre, sotto sotto, quello che prevale è il denaro.

Detto questo vi chiederete come mai siamo ancora qui a scrivere di Picasso? Ultimamente lo abbiamo fatto parecchie volte con accenni critici o di lode come per esempio in occasione degli ottant’anni di Guernica al Museo Reina Sofia di Madrid nel 2017. Nel caso odierno si tratta di un’esposizione particolare che mette in luce un aspetto di Picasso poco sviscerato. Intendiamoci, qui non ci sono capolavori ma l’analisi, o il tentativo, di un metodo di lavoro. Il rapporto cioè fra l’artista e alcune sue fonti di ispirazione. La mostra Picasso. Metamorfosi nasce all’interno del progetto «Picasso-Méditerranée» iniziato nel 2017 e promosso dal Musée national Picasso di Parigi con l’intento di mettere a fuoco la relazione fra l’artista e i suoi luoghi del Mediterraneo. Hanno collaborato al progetto settanta istituzioni per mettere in calendario una quarantina di mostre monografiche o a tema in altrettanti luoghi differenti. Per farsene un’idea si può entrare nel sito dedicato: www.picasso-mediterranee.org.

Picasso. Metamorfosi si svolge in questi mesi a Milano, e più precisamente a Palazzo Reale, a cura di Pascale Picard, direttrice dei Musei civici di Avignone.

Picasso ha una memoria strepitosa, si ricorda tutto quello che vede, e come si sa è iperattivo. Dipinge, si muove, incontra persone; ogni situazione è buona per trovare uno spunto, un’idea, dalla visita al museo del Louvre a quella del mercato delle pulci di Saint-Ouen, dalle riviste alle cartoline. Il suo metodo consiste nel cannibalizzare quello che osserva e poi trasformarlo. O meglio, probabilmente ricorda tutto quello che vede ma non nei dettagli e questo lo aiuta a ricostruire il tutto in maniera differente dall’originale. Ad André Malraux nel 1975 riferisce che ha «una memoria eccezionale», ma soprattutto sostiene che la «maggior parte dei pittori fabbrica uno stampo per le torte e poi fa le torte. Sempre le stesse torte. Sono molto contenti. Un pittore non deve mai fare quello che la gente si aspetta da lui. Il peggior nemico di un pittore è lo stile».

Come Ingres e Rodin, Picasso frequenta il Louvre. I biografi citano una prima visita al museo parigino nel 1900, poi nel 1902. In seguito dal 1904, anno durante il quale si stabilisce a Parigi. Ardengo Soffici, vissuto nella ville lumière dal 1900 al 1907, racconta di averlo incontrato al Louvre intento a studiare opere egizie, fenicie, greche e romane. «Andava avanti e indietro come un cane alla ricerca di un osso». Per comprendere la sua ossessione per l’arte antica basti ricordare un frangente particolare. Nel 1911 viene rubata la Gioconda da parte di tale Vincenzo Peruggia. Sospettati di essere complici vengono arrestati sia Picasso che l’amico Guillaume Apollinaire. In quell’occasione viene fuori il furto di due statuette iberiche arcaiche del Louvre da parte di Apollinaire che poi le vende, tramite il suo segretario Géry Pierret, proprio a Picasso che le costudisce gelosamente in fondo a un armadio. È lo stesso Picasso che, ricordando l’avvenimento, dice: «Se osservate le orecchie delle Demoiselles d’Avignon riconoscerete le orecchie di quelle sculture».

La mostra milanese è suddivisa in sei sezioni: «Mitologia del bacio», «Arianna tra Minotauro e Fauno», «Alla fonte dell’antico – Il Louvre», «Le Demoiselles del Dyplon: tra Greci, Etruschi e Iberici», «Antropologia dell’antico» e «L’antichità delle metamorfosi». Così accanto al Bacio di Picasso del 1969 troviamo quello del frammento di oscillum in terracotta da Tarso; Lo scultore e la modella di Picasso del 1932 accanto ad Arianna addormentata una scultura del II secolo avanti Cristo; di fianco al piccolo nudo di spalle di donna con le braccia alzate di Picasso osserviamo un cratere in stile geometrico del Maestro del Dipylon del 750 avanti Cristo; La donna stante di Picasso del 1930 è accanto alla Statuetta di orante del 125-175 avanti Cristo; mentre la terracotta di Picasso Volto di donna del 1950 è perfettamente uguale al vaso tripode di Cipro del 2000 avanti Cristo.

Circa 200 opere da vedere tutte di un fiato. Perché, come scrive Laurence Madeline in catalogo, «il rapporto di Picasso con l’antichità e il mito è profondo, articolato e complesso. Mescola inestricabilmente vocabolario formale, riferimenti letterari, organizzazione cosmogonica e rimaneggiamenti dei codici mitologici…».

Per chi dispone di 250 euro facciamo notare che Skira ha ristampato per l’occasione in facsimile l’edizione del 1931 di Les Métamorphoses di Publio Ovidio Nasone, illustrate con 30 acquaforti di Pablo Picasso, allora tirata in 145 esemplari. Le stampe originali sono in mostra, perfette, lineari, entusiasmanti (si veda il taglio chiaro e sicuro del Frammento di corpo femminile per farsi un’idea).

Bel catalogo, buone le luci e l’allestimento dell’architetto Pierluigi Cerri, utili i pannelli esplicativi di sala.