Dove e quando
Gerda Steiner & Jörg Lenzlinger. Too Early to Panic. Basilea, Museo Tinguely (Paul Sacher-Anlage 1). Orari: ma-do 11.00-18.00; lunedì chiuso. Fino al 23 settembre 2018. www.tinguely.ch

Gerda Steiner & Jörg Lenzlinger, «Gerda + Kassandra», Lunedì di Pasqua 2002


La premiata ditta Steiner & Lenzlinger

La prima retrospettiva del famoso duo di artisti svizzeri allestita al Museum Tinguely di Basilea
/ 10.09.2018
di Emanuela Burgazzoli

«La creazione è importante per noi, sia nel senso di fare nascere qualcosa, sia nel senso di fare arte».

Gerda Steiner e Jörg Lenzlinger, dopo Fischli e Weiss (scomparso nel 2012), sono certamente il duo di artisti svizzeri più noto a livello internazionale. Anche per questa coppia – attiva dai primi anni Novanta – creare significa reinterpretare oggetti della quotidianità nel segno dell’ironia, significa giocare e soprattutto invitare il pubblico a giocare, a vivere un’esperienza e ad agire per poter cambiare qualcosa, anche soltanto per un momento. Non stupisce quindi ritrovare a Basilea, come due anni or sono all’ultima Biennale di Sidney, una strana macchina (e non a caso siamo nel Museo dedicato al maestro delle macchine surrealiste Tinguely) a metà fra l’attrezzo ginnico e la macchina scenica, in cui lo spettatore è chiamato a entrare in scena come il regista di un pezzo di mondo fiabesco.

E come tutte le fiabe che si rispettino, anche questa nasconde lati inquietanti, come i cadaveri (finti) di animali infilati in grandi congelatori che si possono intravedere a ogni battito di coperchio (che si sollevano in sincrono), movimento accompagnato dal sottofondo sonoro di strani versi e gridi. Anche qui, come nella sala fitness allestita in Australia, l’esercizio fisico provoca sottili torsioni, lievi movimenti di oggetti sospesi al soffitto, visibili per esempio sdraiandosi comodamente sotto una volta di rami e fiori in cui si sbuca dopo aver percorso un tunnel di carta stagnola, dalle pareti fruscianti. Una bosco-giardino che richiama quello famoso e realizzato per primo per la Biennale di Venezia del 2003 nella Chiesa barocca di San Stae.

Siamo nella sala al centro di una mostra che si presenta anche come la summa di oltre venticinque anni di carriera di questo duo, che ha sempre cercato di tenersi alla larga dalle trappole del mercato dell’arte. Oggi Steiner e Lenzlinger, lucernese lei, zurighese lui, sono i felici proprietari di una grande casa nella campagna basilese, a Langenbruck, circondati da oggetti e piante che crescono e vivono in libertà come in un anarchico giardino dell’Eden del fantastico, tanto che in una recente intervista, alla domanda «Vi sentite artisti, giardinieri o piuttosto Dio?», la risposta è stata: «Forse siamo un po’ tutto questo». Per la mostra di Basilea la formula scelta è stata quella di un giardino-labirinto, al quale si accede attraverso tre porte che immettono in tre diverse dimensioni temporali: il passato, il presente e il futuro.

Chissà perché mi viene in mente il celebre Canto di Natale di Dickens, racconto in cui il protagonista si ritrova a vivere lo spirito del Natale passato, presente e futuro. E dunque viaggio temporale sia: aprendo la prima porta, si attraversa una casetta degli attrezzi, e il passato ci porta in una Wunderkammer (termine molto, forse troppo in voga ai nostri giorni), ovvero in una stanza delle meraviglie in cui la passione per gli oggetti quotidiani e per una loro reinterpretazione in chiave ludica (come il giradischi con le puntine-fungo) appare componente fondamentale nell’universo creativo di Steiner&Lenzlinger; in queste opere si colgono le dirette ascendenze del surrealismo, della pop-art, del kitsch. Ironia sembra la parola d’ordine; quell’ironia leggera, ma non frivola, che si ritrova nelle opere di altre celebrità artistiche elvetiche, come Pipilotti Rist e Markus Raetz. Ma emerge già in queste prime opere l’interesse per i processi di trasformazione e di crescita in quel laboratorio infinito che è la natura.

Il presente è esplorato invece sotto il segno della bellezza: i visitatori sono accolti in un ipotetico e surreale istituto di bellezza, dove è possibile farsi inoculare il virus della bellezza, lasciare le proprie lacrime in un laboratorio di ricerca (un lavoro che continua la raccolta già iniziata nella Fukushima post catastrofe nucleare), scoprire a quale tipo di fiore (artificiale) corrisponde la propria personalità producendo un suono in una conchiglia, passare in rassegna i rimedi al mal di testa di alcuni paesi del mondo e infine curarsi sdraiandosi sotto un frammento di meteorite.

Nel futuro invece si entra in una sala in cui regna l’incompiuto, il caso, l’incontrollabile, come il giardino di cristalli che crescono e mutano di forma con il passare dei giorni: una tipica opera di Steiner&Lenzlinger; qualcuno ricorderà alcune mostre alla Galleria Buchmann di Montagnola. Si è nel cuore della poetica della coppia, là dove regna la convinzione che i confini fra naturale e artificiale siano estremamente labili; in una dimensione di nascita, crescita, decadenza e morte presenti in ogni lavoro del duo, con esiti artistici diversi; tutto il lavoro si crea con materiali raccolti sul posto, osservando usanze e abitudini locali, riciclando oggetti e materiali trovati camminando per boschi e città, così da ricreare un cosmo ibrido da vivere con tutti i cinque sensi. Un caotico universo in cui gli oggetti più disparati sembrano vivere in equilibrio effimero e precario, incompiuto e incerto. Too Early to Panic: niente paura, le cose della vita troveranno il loro ordine.